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lunedì 25 febbraio 2019

UE attendista


UE attendista

By Peter Rosenstreich
Manifatturiero e scambi globali continuano a mostrare segnali di debolezza. La scorsa settimana, la bilancia commerciale giapponese riferita a gennaio ha mostrato un deficit, a fronte del previsto surplus. Il calo è dovuto alla brusca flessione delle esportazioni nominali.
Quelle verso la Cina sono diminuite del 17,4% a/a; anche gli scambi con l’Europa sono rallentati, ma in misura minore. Com’è comprensibile, i mercati hanno cavalcato le notizie positive per USA e Cina. Ci sono tuttavia alcuni segnali dalla periferia che indicano un miglioramento dei dati reali.

A febbraio, il dato composito sull’Eurozona è salito, ma un crollo preoccupante dell’attività tedesca ha di fatto limitato un aumento esiguo, ma concreto. I dati francesi hanno mostrato che le tensioni sociali al cuore della debolezza starebbero scemando. Il PMI dell’Eurozona potrebbe pertanto stabilizzarsi.
Detto questo, al di là del cuore dell’UE, i segnali di ripresa offrono poche ragioni per essere ottimisti.
Lo spettro del caos alimentato dalla Brexit pesa sul sentiment generale. L’incertezza è evidenziata dalle recenti notizie sulle manovre della premier May per il voto parlamentare del 12 marzo e sul presunto piano dei leader dell’UE per rinviare la Brexit al 2021. La BCE sembra comprendere che la programmazione dovrà aspettare finché non si stabilizzeranno le relazioni fra UE e Regno Unito, e per ora ha scelto di limitarsi alla pianificazione delle operazioni di rifinanziamento mirate a lungo termine (TLTRO).

È interessante notare che i mercati si stanno mettendo al passo, e la volatilità a un mese per l’EUR/GBP è in aumento. Rimaniamo dell’idea che prevedere gli esiti della Brexit sia inutile e propendiamo per andare lunghi sulla volatilità della GBP.

Richiesta di yuan con l’affievolirsi dei timori sui dazi commerciali

By Vincent Mivelaz
Dopo sei giorni di intensi negoziati commerciali che si sono protratti nel fine settimana, sembra che gli USA e la Cina abbiano compiuto progressi notevoli.

Il presidente Donald Trump ha annunciato che gli USA rinvieranno l’introduzione di nuovi dazi sulle merci cinesi. Dopo questa notizia, i mercati asiatici sono saliti con forza in modo generalizzato, l’indice CSI 300 della Cina continentale è balzato del +5,95%, a 3.729, tornando ai massimi da giugno 2018 e segnando il rialzo più consistente da luglio 2015.
L’Hang Seng di Hong Kong ha chiuso al +0,50%, a 28.959 punti. Non sono stati comunicati i dettagli della svolta, ciò suggerisce che le parti stanno ancora lavorando sui meccanismi di esecuzione per garantire un impegno sulle riforme strutturali.
Sia CNH che CNY sono balzati ai massimi da sette mesi e fra le valute G10 si sta diffondendo una propensione al rischio globale.

Nonostante questo affievolirsi delle tensioni, che dovrebbe sostenere l’economia cinese in fase di rallentamento, sospettiamo fortemente sulla sostenibilità della tendenza attuale, perché le autorità cinesi dovrebbero continuare a ridurre la leva finanziaria e questo, in prospettiva, dovrebbe sostenere il contrario.
Anche se le due parti hanno acconsentito a mantenere stabile la coppia, non è da escludere un calo dello yuan cinese.
Attualmente a quota 6,6894, nel breve termine l’USD/CNY si dirige verso 6,68.
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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