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lunedì 25 febbraio 2019

Pubblicate le Minutes del FOMC


Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che i verbali della riunione del FOMC di gennaio fanno un po’ di luce sullo spostamento nella retorica adottato dai membri del comitato nelle ultime settimane.
Suggeriscono infatti che il Comitato è ancora moderatamente incline a considerare un rialzo la prossima mossa più probabile: onestamente un bias più aggressivo di quello emerso dal comunicato (e dagli interventi di Powell ed altri membri) dove si era ipotizzato un atteggiamento più neutrale.

La FED pare quindi divisa tra quelli che considererebbero appropriato un rialzo dei tassi più in là nel corso dell’anno (e comunque in assenza di sorprese negative nello scenario macroeconomico) e quelli che invece lo ritengono necessario solo se le pressioni inflazionistiche fossero superiori alle attese.
Gli sviluppi legati alla dimensione del bilancio della FED (il cd Quantitative Tightening) appaiono invece molto più accomodanti di quanto inizialmente emerso: i verbali indicano che quasi tutti i partecipanti sono favorevoli ad interrompere la normalizzazione del bilancio (ovvero al mancato reinvestimento dei titoli in scadenza) verso la fine del 2019.

La FED, reinvestendo quindi i titoli in scadenza, tornerebbe come acquirente sul mercato e lascerebbe in circolazione una maggiore quantità di liquidità rispetto al target previsto, sviluppo di notevole implicazione per i mercati.
La Bank of Japan nei giorni scorsi è entrata a far parte di quel gruppo di Banche Centrali che hanno adottato un atteggiamento più “morbido”: Kuroda ha dichiarato al Parlamento giapponese che la BOJ potrebbe aumentare le misure di stimolo monetario per raggiungere gli obiettivi, in particolare in caso di rafforzamento dello Yen con impatto negativo sul ciclo economico e sui prezzi.

Europa: dati macro in stabilizzazione?

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che prosegue la serie negativa di dati macroeconomici nei paesi della Zona Euro.

Questa settimana la delusione è arrivata dal fatturato e dagli ordinativi all’industria dell’Italia per il mese di dicembre, con cali molto importanti. Sul mese la discesa del fatturato è stata del 3.5% (-7.3% a/a). Gli ordinativi invece sono scesi dell’1.8% mese su mese e del 5.3% anno su anno. Sugli ordinativi ha impattato in particolare la debolezza della domanda estera, ma comunque dicembre si è rivelato un mese veramente molto negativo per tutta l’Europa.

Questo report è stato talmente brutto che, contrariamente al solito, ha lasciato qualche strascico sul mercato colpendo i BTP, il settore bancario e l’azionario in generale: il BTP a 10Y chiude la settimana su valori di 10 bp superiori a come aveva iniziato la settimana (2.86% circa).

Ha sorpreso in negativo anche lo Zew tedesco di febbraio, in particolare nella componente coincidente; tuttavia si può dire che l’azionario europeo abbia assorbito molto bene la serie di pessime notizie dal fronte macroeconomico chiudendo con progressi intorno al punto percentuale.

Questo dimostra che il sentiment degli investitori è cambiato, supportato da due fattori rappresentati dall’atteggiamento più morbido delle banche centrali e da un peso azionario nei portafogli probabilmente ancora troppo scarico, nonché aiutato dagli indici PMI Composite (febbraio) di Francia, Germania e zona euro migliori delle attese.
Quest’ultimo dato è stato alla base tra l’altro del lieve recupero settimanale dell’Euro.

Materie prime: movimenti interessanti

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che il Dollaro australiano è sotto pressione, dopo che giovedì Reuters ha riportato la decisione delle autorità doganali del porto cinese di Dalian di rifiutare le importazioni di carbone australiano.

Le indiscrezioni hanno provocato il tonfo del dollaro australiano, capitolato nelle ultime ore nei confronti del dollaro americano. Sotto pressione i titoli dei colossi dell'estrazione come BHP. Sempre sul fronte commodities stiamo assistendo poi a 2 movimenti interessanti: il rame è in rialzo di oltre l’11% dai minimi fatti segnare ad inizio anno, segnale che gli stimoli delle autorità cinesi cominciano a dare i loro primi frutti mentre l’oro, in grande evidenza fin da inizio anno, si è avvicinato ad un livello (area 1350 – 1370$ per oncia) che lo ha contenuto negli ultimi 5 anni e da cui è stato respinto a causa dell’atteggiamento leggermente più aggressivo del previsto emerso nei verbali della FED.

In caso di nuovo tentativo con rottura al rialzo si prospetta un upside di proporzioni molto interessanti. In caso di ulteriore discesa invece potrebbe essere una buona occasione d’acquisto per chi cerca rifugio dalla volatilità negli asset reali. Favorevole infatti il posizionamento speculativo (molto scarico) del mercato.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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