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venerdì 22 febbraio 2019

Piazze cinesi in recupero. Calo dello 0,18% per il Nikkei 225


Dopo una seduta negativa per Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi giovedì dello 0,40%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza ribassista è proseguita, su timori per un rallentamento dell'economia globale. Rallentamento confermato da alcuni dati macroeconomici Usa ma anche da quello relativo ai prezzi delle case in Cina.
Riflettori puntati sui negoziati commerciali in corso a Washington che vedranno in giornata il vicepremier cinese Liu He incontrare Donald Trump alla Casa Bianca. La sessione è stata comunque complessivamente contrastata per la regione, come confermato dalla perdita solo marginale registrata dall'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, tornato a muoversi giovedì sui massimi dallo scorso ottobre.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato progresso a fronte di uno yen sostanzialmente invariato sul biglietto verde.

A Tokyo il Nikkei 225 segna una contrazione dello 0,18% (ha fatto poco peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,25%). Sul fronte macroeconomico, l'indice dei prezzi al consumo del Sol Levante è cresciuto in gennaio dello 0,2% annuo, in ulteriore rallentamento rispetto allo 0,3% di dicembre.
L'inflazione core è invece salita allo 0,8% annuo dallo 0,7% di dicembre. Su base mensile l'indice dei prezzi complessivo ha segnato un rialzo dello 0,3% dopo il declino dello 0,2% di ottobre e novembre. Progresso dello 0,2% invece per l'inflazione core, dopo il calo dello 0,1% di dicembre.

Nei 12 mesi al 31 gennaio l'incremento dei prezzi delle case in Cina è stato del 10,0% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 9,7% precedente.

Secondo i calcoli di Reuters, su base mensile, però, il progresso è stato dello 0,6% contro lo 0,8% di dicembre. Estrema volatilità per i mercati della Cina che aprono in arretramento ma chiudono in deciso recupero grazie anche all'ottimismo relativo ai negoziati commerciali in particolare per quanto riguarda controversie nel settore tecnologico: da segnalare un'apertura nella vicenda Huawei e la possibile risoluzione dell'annosa disputa tra i produttori di chip Micron Technologies e Fujian Jinhua.

In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano infatti l'1,91% e il 2,10% rispettivamente, contro il rialzo del 2,36% dello Shenzhen Composite. Vira in positivo anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,20% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in progresso intorno allo 0,50%).
Guadagno limitato allo 0,08% per il Kospi di Seoul, mentre a Sydney è stato dello 0,46% l'apprezzamento dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
(RR - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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