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giovedì 14 febbraio 2019

Però! Che forza Piazza Affari!


Le schiarite politiche americane continuano a sostenere l’avanzata dei mercati azionari globali, che ieri hanno messo a segno nuovi massimi del 2019.
In USA Trump si è detto favorevole alla firma dell’accordo raggiunto da Democratici e Conservatori per approvare il bilancio ed evitare la replica dello shutdown che tra dicembre e gennaio aveva creato non pochi disservizi e danni all’economia USA.
Il nodo del contendere, cioè il muro col Messico, che Trump voleva finanziare con 5 miliardi di $, si è ridimensionato a poco più di 1 miliardo ed il muro alto 10 metri è diventato una rete metallica. Trump storce il naso, promette che in qualche modo il muro verrà fatto, ma firmerà l’accordo entro domani e su questo tema si volterà finalmente pagina.
Anche l’altra scommessa dei mercati, cioè che USA e Cina troveranno un accordo sui dazi, ha ricevuto un avvallo presidenziale da Trump, che si è detto disposto, se i negoziati che si riaprono domani a Pechino faranno progressi significativi, a sospendere il rialzo automatico dei dazi su 200 miliardi di importazioni cinesi, che sarebbe scattato il 1° marzo.
Le due notizie confermano i rumor dei giorni scorsi, che avevano aiutato gli indici USA a fare parecchia strada rialzista.

Ieri hanno consentito un altro po’ di rialzo, ma di entità decisamente minore rispetto al giorno precedente.
Comunque gli indici USA, prima di ridimensionare un po’ i guadagni nella parte finale della seduta, hanno fatto in tempo a spostare l’asticella del massimo del 2019 ancora un po’ più in alto.
SP500 è arrivato fino a 2.762 punti, per poi chiudere a 2.753 (+0,30%).
La distanza rispetto al massimo di dicembre di quota 2.800, che è l’ultimo ostacolo da superare per spuntare le unghie all’orso e riportare il toro al centro della scena, si riduce ulteriormente ed ora  ammonta a poco più di un punto percentuale.
Il problema, a questo punto, torna ad essere il fiatone del principale indice USA, che presenta indicatori di eccesso tornati nel pressi del livello di ipercomprato, e la mancanza di ulteriore carburante in grado di mantenere acceso l’entusiasmo.
Le notizie che potevano favorire il rialzo sono già arrivate e paiono pienamente incorporate nei prezzi.

Che cosa potrebbe favorire un ulteriore allungo, che sia così convinto da riuscire a scavalcare il forte ostacolo dei 2.800 punti? Francamente non vedo granché in USA, dove la stagione delle trimestrali volge al termine e non ci sono più big in grado di inviare sorprese eckatanti.
L’indice potrebbe essere perciò arrivato molto vicino al culmine delle sue possibilità.
In mancanza di motivazioni interne agli USA ci vorrebbe un evento esterno, che dovrebbe essere molto importante, come magari la soluzione rapida e favorevole della Brexit.
Ma su questo fronte, come anche sulle faccende politiche europee, non si vedono novità rassicuranti all’orizzonte.

Ieri in Europa è pure arrivata la crisi di governo in Spagna, che andrà nuovamente a votare. Ed oggi arriveranno i dati preliminari sul PIL del 4° trimestre 2018 di Germania ed Eurozona, che confermeranno l’ammosciamento della crescita europea. 
Le borse del vecchio continente ieri hanno anch’esse ritoccato i massimi di questo 2019, con una performance di seduta simile a quella di Wall Street.
Piazzaffari ha fatto un po’ meglio e col Ftse-Mib (+0,93%) è riuscita nuovamente ad accarezzare quota 20.000, riportandosi su valori che non si vedevano dall’ottobre dello scorso anno e che sono ben al di sopra dei massimi di dicembre.
A dispetto delle magre figure internazionali dei nostri politici, delle convulsioni governative sulla TAV e delle crisi esistenziali di Di Maio dopo la sconfitta elettorale, che mettono in pericolo la stabilità del governo, la borsa va nella direzione giusta e il Ftse-Mib, salvo sorprese oggi e domani, si avvia a concludere una settimana da incorniciare, mentre i grafici ci presentano livelli che aprono prospettive rialziste verso obiettivi di tutto rispetto (circa 1.600 punti più in alto dei livelli attuali).

Parafrasando la celebre canzone di Orietta Berti, finchè la borsa va… lasciala andare.
Certo, bisognerà che il contesto globale abbia voglia di proseguire il rialzo e coprire le spalle all’avanscoperta del nostro mercato. Essere la borsa più forte d’Europa è certo un bel risultato, ma non è suffciente a far salire l’indice italiano se gli altri arretrano.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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