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lunedì 18 febbraio 2019

L'Angolo del Trader

Chiusura positiva venerdì per* FCA* che rimonta dal rosso iniziale causato dai dati ACEA sulle immatricolazioni nella UE a gennaio. Il mercato ha fatto segnare una flessione del 4,6% a/a: il Lingotto ha accusato un -14,9%, con quota di mercato in calo al 6,0% dal 6,7% di un anno fa. L'analisi del grafico di FCA evidenzia la brusca flessione di due settimane fa e il conseguente riavvicinamento ai minimi di fine dicembre e di inizio gennaio a 12,00/12,50 euro, dove troviamo il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di luglio 2016.

Si tratta di un supporto che sulla carta dovrebbe sostenere un tentativo di rimbalzo nella peggiore delle ipotesi fino a meta' strada circa del ribasso dal top del 2018, quindi in area 16,00/16,50, e nella migliore fino in area 20 euro.
*Telecom Italia *venerdì è scattata in avanti in scia alla decisione del cda di Cassa depositi e prestiti di autorizzare l'acquisto di ulteriori azioni del gruppo telefonico "in una logica di continuità con gli obiettivi strategici sottesi all'ingresso nel capitale di TIM deliberato dal Consiglio di Amministrazione lo scorso 5 aprile 2018, è coerente con la missione istituzionale di CDP a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali e vuole rappresentare un sostegno al percorso di sviluppo e di creazione di valore, avviato dalla società in un settore di primario interesse per il Paese".

Attualmente Cdp ha il 4,26% (terzo maggiore azionista dopo Vivendi con il 23,94% ed Elliott con il 9,55%) e secondo indiscrezioni potrebbe salire al 10%. La crescita di Cdp nel capitale di TIM potrebbe essere propedeutica all'integrazione della rete con quella di Open Fiber (di cui Cdp ha il 50%).
Graficamente Telecom Italia ha inviato un duplice segnale di forza, superando, a 0,50 circa, la media mobile esponenziale a 50 giorni e la trend line tracciata dai massimi di dicembre. Si stanno dunque creando le premesse per assistere a un miglioramento sostanziale del quadro grafico di medio termine: conferme oltre 0,53 spianerebbero la strada verso area 0,58 e fino a 0,60 circa, quota pari al 38,2% di ritracciamento di tutta la discesa partita ad aprile 2018.

Gli sforzi recenti verrebbero invece vanificati da discese sotto 0,4680, preludio a un nuovo test dei minimi di gennaio a 0,4330.
Fase delicata per *Esprinet. *Mercoledì scorso il cda ha approvato i conti 2018, con ricavi a +11% a/a ma profitti in calo del 51% a/a a 12,9 milioni di euro a causa della contabilizzazione di costi non ricorrenti durante l'anno: escludendo questi fattori l'utile sarebbe comunque in flessione ma in misura nettamente minore (-7%).
Per quanto riguarda le prospettive per il 2019 il gruppo attivo nella distribuzione B2B di tecnologia prevede un mercato "tonico" in Spagna, mentre "in Italia le vendite manifestano un avvio rallentato scontando, fra l'altro, le incertezze del quadro macroeconomico nonché le ricadute dell'avvio della fatturazione elettronica".

L'analisi del grafico di Esprinet evidenzia il movimento laterale con base a 3,50 euro circa in essere da maggio. La flessione accusata la scorsa settimana ha spinto il titolo a ridosso di questo ultimo supporto: l'eventuale violazione dello stesso favorirebbe la ripresa della tendenza ribassista partita ad aprile 2015 con primo appoggio a 3,10/3,20 ma con il rischio concreto di assistere nel medio/lungo periodo al ritorno sul minimo dal 2012 a 1,80 circa.
Segnali positivi al superamento di 3,82, prologo a un allungo verso 4,20/4,30 e 4,70.
(Simone Ferradini - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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