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martedì 19 febbraio 2019

Fca resta al palo: due i fattori che appesantiscono il titolo


Tra le blue chips che oggi non riescono ad approfittare dell'ulteriore allungo messo a segno da Piazza Affari troviamo Fca. Il titolo non più tardi di venerdì scorso era riuscito a rimbalzare di quasi un punto percentuale, mostrando comunque una minore forza relativa rispetto al Ftse Mib, ma reagendo in ogni caso al deludente aggiornamento delle vendite di auto in Europa a gennaio.
Quest'oggi Fca ha avviato gli scambi già in calo e dopo aver toccato un minimo intraday a 12,868 euro, è riuscito a risalire la china, mantenendosi al momento a poca distanza dalla parità.


Negli ultimi minuti il titolo viene fotografato a 13,022 euro, con un frazionale calo dello 0,03% e oltre 5,3 milioni di azioni scambiate, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a più di 8 milioni di pezzi, segnalando però che oggi i volumi a Piazza Affari sono in generale più bassi del solito per via della chiusura di Wall Street.

Dopo il crollo del 7 febbraio scorso, quando Fca ha lasciato sul parterre oltre il 12% del suo valore in una sola seduta, dopo la diffusione dei conti del 2018, accompagnati da una guidance deludente per l'anno in corso, il titolo ha continuato a perdere terreno. Proprio venerdì scorso i prezzi sono scesi a poca distanza dalla soglia dei 12,5 euro per poi avviare una bella reazione con un ritorno appena sopra area 13 euro che Fca sta faticosamente cercando di difendere oggi.


A frenare oggi Fca è in primis la bocciatura arrivata da UBS, secondo cui il titolo non è più da comprare, visto che gli analisti hanno deciso di cambiare strategia da "buy" a "neutral", con una pesante sforbiciata del prezzo obiettivo da 21 a 14 euro. 
La revisione della valutazione tiene conto di un intervento sulle stime che con riferimento all'Ebit di quest'anno sono state ridotte del 15%.
La banca elvetica ritiene che il target di Ebit fissato per il 2020 a 9,2-10,4 miliardi di euro sia ormai fuori portata. 
Gli analisti hanno inoltre messo mano alle stime sull'utile per azione, con una riduzione del 26% per quelle riferite all'anno in corso e del 20% per quelle relative al 2020.


UBS evidenzia che lo scenario per Fca in Europa e in Cina à difficile ed è diventato più sfidante, mentre in Nord America l'aumento della redditività si presenta meno corposo del previsto. 
Non mancano alcuni aspetti positivi rimarcati dagli analisti, i quali fanno riferimenti in primis all'attuale valutazione di Fca, ma anche al dividendo straordinario imminente, nella misura di 1,3 euro per azione, e alla possibile vendita di asset da parte del gruppo.


Questi fattori secondo UBS potranno fornire un certo supporto al prezzo di Fca e gli analisti credono che il trimestre in corso possa portare a raggiungere il punto più basso a livello di utili, ma vedono però valore in altri protagonisti del comparto auto Ue, come ad esempio Volkswangen che al momento resta la loro prima scelta.
Intanto a frenare oggi non solo Fca, ma l'intero settore delle quattro ruote a livello europeo, sono i timori legati alla possibile imposizione da parte degli Stati Uniti di dazi sulle importazioni di auto.
Proprio ieri il Dipartimento del commercio ha inviato al presidente Trump il suo rapporto sull'impatto che l'import di auto avrebbe sulla sicurezza nazionale americana, sostenendo la tesi che le importazioni rappresentino una minaccia per la stessa.


Ora l'inquilino della Casa Bianca avrà 90 giorni per decidere in merito ad eventuali dazi che potrebbero essere introdotti nella misura del 25% sulle auto importate. 
Intanto oggi il capo portavoce della Commimssione UE, Margaritis Schinas, ha fatto sapere che l'Unione europea risponderà in maniera rapida e adeguata nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero introdurre delle tariffe sull'import di auto dall'UE.

Una mossa di questo tipo sarebbe una notizia negativa per il settore automobilistico, come spiegato dagli analisti di Fidentiis, i quali segnalano però che i produttori più colpiti sarebbero quelli tedeschi. 
Per Fca l'impatto dovrebbe essere contenuto, visto che il gruppo importa negli Stati Uniti principalmente dal Canada e dal Messico, con i quali è stato già firmato un accordo sul commercio.


Anche per questo motivo Fidentiis non mostra particolare preoccupazione per Fca, mantenendo una view positiva con una raccomandazione ferma a "buy". 
Meno ottimisti i colleghi di Banca Akros che sul titolo hanno un rating "neutral" con un target price a 16 euro. Al pari di Fidentiis, anche Banca Akros ritiene che Fca sia relativamente immune dalla minaccia di dazi alle importazioni che sarebbero invece un grosso problema per Maserati e Alfa Romeo, ma parlando in temini relativi si tratterebbe di un "piccolo" problema.  
Fonte: News Trend Online

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