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mercoledì 6 febbraio 2019

EUR/USD paralizzato. Dollaro ancora da preferire nel breve?


Ancora debolezza per l'euro-dollaro che dopo la discesa di ieri continua ad indietreggiare oggi, tanto da tornare ad un passo da quota 1,14. Mentre scriviamo il cross viaggia a ridosso dei minimi intraday, a 1,141, con un calo dello 0,21%. 
La moneta unica si sta indebolendo contro il biglietto dopo la diffusione di alcuni dati macro negli Stati Uniti, con particolare riferimento all'indice PMI servizi che a gennaio è sceso leggermente rispetto a dicembre, ma di fatto evidenzia una robusta crescita economica sull'opposta sponda dell'Atlantico, in contrasto con la situazione ormai stagnante in Europa.


Non più tardi della scorsa settimana l'euro-dollaro ha registrato un rapido allungo e ha provato a spingersi oltre quota 1,15, sulla scia delle indicazioni arrivate dalla Fed. 
Quest'ultima ha mostrato un atteggiamento più neutrale, ribadendo che le prossime decisioni in materia di politica monetaria dipenderanno dai dati macro.
E proprio sulla scia dei numeri relativi al mercato del lavoro Usa diffusi venerdì scorso, la moneta unica è tornata ad indietreggiare contro il biglietto verde, arrivando a perdere circa una figura dai massimi della scorsa ottava.
Un movimento che non stupisce più di tanto gli analisti di Mitsubishi UFJ Financial Group, i quali proprio ieri hanno dichiarato che un ulteriore indebolimento del dollaro è poco probabile dopo i robusti dati di venerdì scorso sul mercato del lavoro Usa e sull'andamento del settore manifatturiero.


Per gli esperti è improbabile che l'atteggiamento più da colomba della Fed si dimostri sufficiente ad innescare una svolta per il biglietto verde. Questo perchè la Banca Centrale americana si è mostrata più accomodante in occasione dell'ultimo meeting e alla luce di ciò sarà più difficile attuare un nuovo percorso di rialzi dei tassi di interesse.

Secondo gli esperti di ING, la linea della pazienza adottata dalla Fed, con la dipendenza dai dati fino a quando non saranno risolte alcune incertezze attuali, di fatto non modifica lo scenario per l'euro-dollaro, con gli investitori impegnati a cercare di intuire la direzione futura del cross.


Intanto oggi l'attenzione è rivolta al discorso sullo Stato dell'Unione che vedrà impegnato il presidente Trump a breve. Per gli analisti di Commerzbank è probabile che il focus sarà su qualsiasi indizio relativo agli sviluppi dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Per gli esperti non è da escludere che il biglietto verde possa reagire alle dichiarazioni di Trump, considerando peraltro che il mercato è alla disperata ricerca di nuovo slancio. 
Di fatto il cross continua a muoversi all'interno di un ristretto range compreso tra 1,13 e 1,15 ormai dalla seconda metà di ottobre.

Per Nomura la ragione di questa paralisi è da ricondurre all'equilibrio tra i rallentamenti delle due maggiori economie, ossia Stati Uniti ed Europa, le cui Banche Centrali cercano di essere una più accomodante dell'altra. 
Da una parte il dollaro resta piatto dopo che la Fed ha fatto marcia indietro su un nuovo rialzo del costo del denaro e in vista di potenziali passi in avanti nelle trattative tra Stati Uniti e Cina.

Dall'altra l'euro però non scende più di tanto, malgrado una BCE accomodante, e questo secondo Nomura è un segnale che le posizioni rialzista sul dollaro sono ben consolidate. 
Il biglietto verde dovrebbe rimanere forte rispetto alla moneta unica secondo la previsione di ING che parla di un clima positivo destinato a durare, a patto che le tensioni tra Cina e Stati Uniti non subiscano un'escalation o che l'ipotesi di una Brexit senza accordo diventi probabile.  
Lo scenario attuale dunque si conferma più favorevole per il dollaro che per l'euro, come evidenziato anche dagli analisti di UBS che nel breve non escludono una penalizzazione della moneta unica derivante dall'andamento dell'economia nell'area euro e dai rischi politici legati all'Italia e alla Brexit.


Guardando più avanti nel tempo però la banca elvetica ritiene piuttosto probabile che l'euro metta a segno un recupero, motivo per cui gli analisti della stessa mantengono invariata la loro previsione di un euro-dollaro a 1,15 a sei mesi, un valore in ogni caso molto vicino ai livelli correnti. 
Fonte: News Trend Online

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