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martedì 19 febbraio 2019

Euforia sui mercati cinesi


La festività negli USA (President day) poneva le premesse per una giornata particolarmente calma, e povera di spunti. Nessuno deve aver informato i Cinesi, però, visto che i mercati locali, e Hong Kong hanno mostrato un livello di euforia che mancava da tempo.
In verità, gran parte della baldoria odierna di “A” e “H” shares trae origine da eventi di venerdi scorso, ovvero il robusto rally che ha caratterizzato i mercati azionari occidentali, ma soprattutto direi i dati sugli aggregati monetari e di credito cinesi pubblicati dopo la chiusura dell’azionario cinese (vedi Lampi di Venerdi).
E’ significativo che il Chinext, indice delle small caps, che languiva sui minimi fino a fine gennaio, abbia messo a segno un altra performance spettacolare (+4.1%), visto che il grosso delle misure di supporto al credito varate dalla PBOC aveva come target questo settore.

Non che le large caps abbiano demeritato, visto che il CSI 300 ha guadagnato il 3.2%. Più composte ma comunque buone le performance di HSCEI e Hang Seng.
Del sentiment esplosivo si è avvantaggiata anche Tokyo, che comunque venerdi aveva chiuso troppo presto per scontare la successiva bonanza in Europa e USA.
Positivi gli altri principali indici dell’area, ad esclusione di Mumbai che continua a fare un campionato a se (in senso negativo) in quest’inizio 2019. Oggi il catalyst era la potenziale reazione all’attacco subito al confine col Pakistan la scorsa settimana.
Con l’apertura europea, il mood si è in effetti adeguato a quello tipico delle giornate festive, con movimenti erratici e pochi scambi.
In assenza di dati macro significativi, i temi trattati sono stati:
  • I risultati dell’inchiesta USA sui rischi per la sicurezza derivanti dall’importazione di auto.

    Le raccomandazioni del Dipartimento del Commercio sono state inoltrate a Trump, ma a quanto pare resteranno secretate per il momento. Il Presidente ha 90 giorni di tempo per decidere ed è probabile che ne prenda una buona parte. Più tardi in giornata ha fatto la sua comparsa una dichiarazione di Juncker, secondo la quale Trump gli avrebbe dato la sua parola che non eleverà dazi sulle auto europee (EU’S JUNCKER TELLS GERMAN NEWSPAPER STUTTGARTER ZEITUNG: TRUMP GAVE ME HIS WORD THAT THERE WON’T BE ANY TARIFFS ON EUROPEAN CARS FOR TIME BEING).

    Sappiamo però che il Presidente non prova alcun imbarazzo a cambiare idea. Oltre a ciò, anche le vendite all’ingrosso in Cina hanno continuato a deludere a gennaio, in base a quanto rivelato da Bloomberg. La contrazione delle vendite all’ingrosso supera il 17% anno su anno.
  • La Bundesbank ha dichiarato che la crescita tedesca resterà probabilmente debole almeno per la prima metà del 2019, a causa dell’impatto sugli investimenti del deterioramento del quadro macro.

    Se non altro, non vi sono segnali che il rallentamento stia prendendo le caratteristiche di una recessione.
La Bundesbank, nell’atto di annunciare, in autunno, il pessimo terzo trimestre del 2018 (principalmente dovuto alla modifica degli standard sui controlli di emissione del settore auto) aveva previsto un rimbalzo congiunturale nel quarto trimestre.Ora dice che non lo avremo nemmeno nei prossimi 2.
Eppure, settore auto a parte, mi pare che qualche segnale di rimbalzo della domanda cominciamo a vederlo, da parte del loro principale cliente.
Con queste news, non sorprende più di tanto che, nell’ambito di una seduta comunque abulica, il Dax abbia faticato di più (salvo poi chiudere quasi in pari) mentre attese di proattività da parte dell’ ECB, tra  poco più di 3 settimane, abbiano supportato il BTP e il settore bancario italiano, con interessamento anche di quello europeo e di Piazza Affari.
Sul fronte Brexit, la May ha scritto ai parlamentari Conservatori, chiedendo compattezza, visto che ha in programma di tornare a Bruxelles a negoziare e ritiene che il successo dipenda largamente dalla capacità di mostrare un fronte unito.
La citata chiusura degli USA ha tolto interesse al pomeriggio, e  la giornata che si chiude sui mercati europei è degnamente rappresentata dal +0.1% dell’Eurostoxx, dal +0.15% dell’€/$, e dal +1bp circa del rendimento del Bund.

Meglio lo spread (-4bp a 266).
L’interesse dovrebbe riprendere vita domani, con il ritorno degli USA, anche se i dati macro sono di second ordine (Zew febbraio in Germania e Nahb Homebuilders confidence febbraio in US. Più interessante Mercoledì, con le minute FOMC, che escono però in serata.
Vedremo cosa diranno sul termine del processo di normalizzazione del bilancio Fed). Giovedì il calendario macro prende decisamente quota con i PMI flash Febbraio. Arriverà qualche segnale di stabilizzazione in Eurozone? Avremo anche le minute ECB e un nutrito calendatio in US (Durables, immobiliare e Philly Fed).
Venerdi chiudiamo con i prezzi delle case in Cina e la revisione finale del GDP tedesco del quarto trimestre.

Dovesse quest’ultima ridurre il dato diciamo di uno 0.08% – tanto basta per arrotondare a -0.1%, avremo una recessione tecnica, che farà gioire i detrattori del modello tedesco, e magari darà l’impulso necessario a un piano di espansione fiscale decente.
Sul fronte tecnico molti degli indici principali stanno lavorando sopra le resistenze.
Per contro, è interessante notare che una delle commodities più rappresentative della domanda cinese (almeno finchè l’investimento in infrastrutture resterà una parte cosi rilevante della sua economia, ovvero sia il rame, sta testando a sua volta una resistenza che lo ha contenuto per tutta la seconda metà del 2018.

Un eventuale rottura configura anche un doppio minimo.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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