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mercoledì 27 febbraio 2019

Bond oggi: in € verso una nuova bolla, mostruosa!


Prendete un indice europeo dei corporate bond a caso: per esempio il classico Bloomberg Barclays Euro Corporate Bond. Analizzate poi gli Etf con tale sottostante, possibilmente depurandoli dalla distribuzione di dividendi. Non sono molti. Per tutti vale l’SPDR Barclays Euro Corporate Bond (Isin E00B3T9LM79).
La relativa analisi storica conferma che sta riavvicinandosi ai massimi storici, da cui dista circa il 2%. Passiamo poi ad analizzare i rendimenti globali di due categorie corporate: calcolatrice alla mano, quelli non finanziari con duration media 5,2 garantiscono nella fase attuale uno yield lordo a scadenza dello 0,7% e i finanziari con duration più bassa a 4,3 fanno ancora peggio, scendendo allo 0,6%. 

Tecnicismi a parte…

Il tutto evidenzia una situazione di nuovo assolutamente anomala, caratterizzata da una corsa al rialzo delle quotazioni e da un conseguente ribasso dei rendimenti simile a quanto avveniva al culmine del Quantitative Easing, con la differenza che allora la Bce acquistava a larghe mani le obbligazioni corporate, almeno quelle più solide.

Ora non è così. Cosa sta avvenendo allora? Due cose: il rinvio di rialzo dei tassi in area euro riporta gli istituzionali a rastrellare tutto quanto rende ancora un po’; il sentiment diffuso di “risk off” inasprisce una situazione quasi parossistica, con il decennale tedesco crollato per esempio come yield allo 0,10/0,12%, l’olandese allo 0,30% e (extra area euro) lo svizzero sceso addirittura al negativo 0,30%.
Lo era stato solo nel 2016, quando l’ondata di segni meno colpì buona parte delle curve governative europee. L’effetto traino è così inevitabile per i corporate ad alto rating. 

Se non è una bolla che cos’è?

Questa rubrica non ha mai aderito in passato ai gridi di allarme di chi anticipava sfracelli sul fronte obbligazionario in euro.

Ora però è il caso di lanciare segnali di apprensione e di sensibilizzare gli investitori che il quadro è cambiato. Mentre nel 2016 c’era una Bce attiva sui mercati, adesso lo resta solo nei reinvestimenti di capitali riferiti a titoli in scadenza, per un certo periodo di tempo.
Al minimo segnale di riduzione di questa scelta o in presenza solo di vaghe dichiarazioni pro rialzo dei tassi, le controreazioni dei mercati potrebbero essere violente, con netti crolli delle quotazioni. Si ha infatti l’impressione che si stia di nuovo determinando una bolla ma questa volta con reti di salvataggio molto più sottili.

E proprio i corporate, assieme ai governativi ad alto rating dell’area euro, sono i più esposti. Ha senso vedere per esempio un’emissione A2A 3,625% scadenza 2022 quotare a 109 euro con rendimento 0,34%? Così come una Bmw 0,75% scadenza 2024 fruttare lo 0,7% o una Enel 4,875% scadenza 2023 garantire uno 0,33%? Sono situazioni altrettanto paradossali quanto quella di un decennale tedesco allo 0,10%. 

Certamente non comprare, vendere forse!

In un quadro simile il consiglio è inevitabile: occorre estrema prudenza sul fronte euro, perché la situazione questa volta potrebbe invertirsi con una rapidità inattesa.

L’ipotesi oggi di acquistare bond corporate a tasso fisso in € è da scartare nella maniera più assoluta, dando spazio solo alla componente finanziaria, soprattutto di tipo a tasso variabile. Quanto sia destinata a durare una simile situazione è impossibile dirlo (fino a termine anno? Fino al 2020? Oltre?), così come appare arduo dare una risposta se sia conveniente vendere tutto e subito.
Dipende logicamente dalle quotazioni di carico. Solo chi sia riuscito a comprare in passato sotto o alla pari dorme comunque sonni tranquilli, sempre che punti ad andare alla scadenza finale. 
Fonte: News Trend Online

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