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giovedì 10 gennaio 2019

Moody's: la Cina sta lanciando politiche di stimolo non testate


I numeri macro in arrivo dalla Cina hanno spaventato non poco. Subito, infatti, è scattato l’allarme su un possibile hard landing di Pechino e, di conseguenza, dell’intera economia globale.

L'allarme di Moody's

Una paura che ha spinto qualcuno a parlare di un Pil che per il gigante asiatico potrà essere inferiore al 6% già dai prossimi anni.
A questo si aggiunge oggi l’allarme di Moody's Investors Service secondo cui la crescita rallentata della Cina starebbe spingendo Pechino a lanciare nuove politiche "non testate".

Stando infatti a quanto dichiarato da Christian Fang, i primi effetti della guerra commerciale in corso con Washington sarebbero alla base della recente decisione delle autorità cinesi di concedere maggiori tagli fiscali alle piccole imprese. Lo scopo finale sarebbe quello di creare maggiori spese e consumi.
I dati sulla produzione industriale e sull’export hanno iniziato recentemente a dare segni di debolezza dopo anni di crescita vertiginosa e fortemente squilibrata.

I provvedimenti del governo

Per questo motivo da tempo il governo centrale aveva dato vita ad una serie di riforme per impedire alla nazione di dipendere in maniera eccessiva dall’export come era finora avvenuto.

I provvedimenti messi in campo erano tutti orientati ad arginare la leva finanziaria, il crescente fenomeno del sistema bancario ombra e un dilagante rischio negli investimenti. Il problema è che la guerra dei dazi con gli Usa ha accentuato le fragilità già presenti all’interno del sistema produttivo cinese.
Secondo Fang, inoltre, non si è ancora in grado di considerare le conseguenze dei corposi tagli fiscali decisi recentemente dal governo cinese. Nello specifico quali impatti si avranno su imprese e consumatori e le reazioni ai tagli sulle tasse. In altri termini ci si trova di fronte a misure mai testate prima.

I settori coinvolti

Ieri si è avuta la notizia di maggiori agevolazioni fiscali alle piccole imprese, tagli sostanziali nelle aliquote dell'imposta sul reddito per un totale di 200 miliardi di yuan ($ 30 miliardi) ogni anno.

Sempre nelle scorse giornate per stimolare le vendite di auto ed elettrodomestici, il vicepresidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della RPC, Ning Jizhe aveva confermato l’approvazione di alcune agevolazioni per i consumatori. Non solo, m già da gennaio del 2018 il governo aveva prospettato misure di incoraggiamento agli investimenti esteri.
A questo si affianca quanto recentemente fatto dalla People's Bank of China pronta a ridurre l'ammontare delle riserve bancarie obbligatorie per favorire i prestiti ai privati. E ancora: in arrivo altri strumenti per incentivare gli istituti di credito a concedere più prestiti alle imprese.

Sblocco sui colloqui? 

La volontà di base, come detto, sarebbe quella di stimolare consumi e crescita ma il rischio reale è quello di aumentare ulteriormente il debito.Intanto ieri si sono chiusi i colloqui tra le delegazioni statunitensi e cinesi per tentare di trovare un punto di incontro nella questione della guerra tariffaria. i primi commenti da entrambe le parti parlano di progressi sensibili tra le parti, tanto da aumentare l’entusiasmo, se non per un possibile accordo entro breve termine, per lo meno per il proseguimento di incontri costruttivi senza l’imposizione reciproca di nuove tariffe commerciali.
Fonte: News Trend Online

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