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mercoledì 9 gennaio 2019

Gli strateghi di WS suggeriscono i difensivi, il ribasso e' alla fine?


Versione con grafici disponibile all'indirizzo http://ftaonline.com/blog/gli-strateghi-di-ws-suggeriscono-i-difensivi-il-ribasso-e-alla-fine
Gli strateghi di WS suggeriscono i difensivi, il ribasso e' alla fine? Spesso gli analisti si accorgono infatti dei fenomeni quando si sono ormai conclusi...
Gli economisti e gli analisti di Wall Street si stanno domandando non se, ma quando il rallentamento dell'economia globale si trasformerà in qualche cosa di più grave. Tutte le principali economie stanno rallentando, come dimostrano i dati di recente uscita sulle principali aree geografiche.
In GERMANIA l'Ufficio di Statistica Destatis ha indicato martedì per la produzione industriale una variazione negativa dell'1,9% a novembre rispetto al mese precedente.

Il dato è risultato inferiore alle attese degli analisti che avevano stimato un incremento pari allo 0,3%. A ottobre la produzione industriale era diminuita dello 0,8% (rivisto da -0,5%), a settembre era cresciuta dello 0,1%. Lunedì il Dipartimento dell'Economia e della Tecnologia tedesco ha reso noto che a novembre gli ordinativi industriali sono diminuiti dell'1% rispetto al mese precedente, deludendo le attese degli analisti fissate su un decremento dello 0,2%.
A ottobre gli ordinativi erano cresciuti dello 0,2% rispetto al mese precedente (dato rivisto da +0,3%).
Negli USA l'Institute for Supply Management ha comunicato che l'indice ISM non manifatturiero relativo agli USA a dicembre è sceso a 57,6 punti dai 60,7 di novembre, inferiore anche al consensus fissato a 59,6 punti.

Sempre negli USA l'indagine JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) segnala che le posizioni lavorative ricercate dai datori di lavoro a novembre si sono attestate a 6,89 milioni, inferiori ai 7,08 milioni di ottobre e ai 7,07 milioni attesi dagli economisti.
A gennaio le aspettative economiche della ZONA EURO peggiorano ulteriormente.
L'indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori nel mese corrente, è sceso a -1,5 punti da -0,3 punti a dicembre (consensus -2,0). La Commissione Europea ha reso noto che il valore dell'indice di fiducia dei consumatori in dicembre si attesta a -6,2 punti risultando pari al consensus e al dato flash.
Secondo Taimur Baig, chief economist di Dbs Group Research, la crescita del Pil della CINA è attualmente sotto al 6% annuo.

Baig ha inoltre spiegato alla Cnbc di ritenere improbabile che la guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro Pechino possa esaurirsi nel corso dei prossimi tre, sei mesi. L'ultimo dato disponibile sull'espansione economica cinese, quello relativo al terzo trimestre 2018, aveva indicato un progresso del 6,5% del Pil, in ulteriore rallentamento rispetto al 6,7% del secondo (e al 6,8% dei tre precedenti periodi).
Crescita più limitata dal primo trimestre del 2009 ma in linea con il target ufficiale del 6,5% per l'intero 2018.
Secondo quanto comunicato dall'Ufficio di Gabinetto nipponico, la fiducia dei consumatori in GIAPPONE è calata in dicembre a 42,7 punti dai 42,9 punti di novembre (43,0 punti in ottobre).

L'indice, sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo ormai dal marzo 2006, era invece atteso dagli economisti a una contrazione limitata a 42,8 punti. Il Pmi composite, che combina l'indice dei servizi con quello del manifatturiero, è sceso a dicembre a 52,0 punti dai 52,4 punti precedenti (e dai 52,5 punti in ottobre).
A questi dati si sommano altri elementi di preoccupazione per i mercati: 1) le banche centrali stanno tirando i freni della politica monetaria, anche se forse piu' lentamente di quanto ipotizzato fino a pochi mesi fa (QE finito in Europa, anche se la BCE potrebbe annunciare una nuova operazione TLTRO o LTRO), 2) la riduzione del bilancio della Fed di circa 50 miliardi di dollari al massimo ogni mese (anche se Powell ha detto recentemente che la bance potrebbe prendere in considerazione un rallentamento della riduzione del bilancio), 3) e poi la guerra dei dazi tra Usa e Cina, che nessuno crede possa essere risolta prima della scadenza della "tregua" (90 giorni dal 1° gennaio) a meno che in Cina la situazione economica non si deteriori ulteriormente, e 4) la Brexit, con il voto decisivo il 15 gennaio al Parlamento britannico (dove la May rischia grosso).

E infine 5), da oggi, l'ombra di una crisi di governo in Italia, dove le tensioni sullo spread sembravano almeno temporaneamente placate.
Goldman Sachs, anche se forse un po' in ritardo visti i recenti cali delle borse, ricordando un po' il detto della porta della stalla e dei buoi, suggerisce di incrementare la componente difensiva del portafoglio di investimento.
La componente cash potrebbe essere ancora incrementata. I titoli suggeriti per difendersi dalle avversita' sono una trentina, tra i quali FedEx, Raytheon, Kroger, and Philip Morris.
Gli analisti di AllianceBernstein citano il Citigroup Economic Surprise Index, indicatore che misura lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà, la differenza tra i dati macro effettivamente usciti e le attese medie prese dal consensus Bloomberg survey median, che recentemente è stato in calo, con i dati economici che hanno deluso gli operatori.

Nonostante il calo di questo indice (il cui andamento assomiglia terribilmente alla performance del mercato), che recentemente e' sceso sotto la linea di demarcazione dello 0 (separa uno fase di dati che battono le attese da dati inferiori alle attese, come adesso) gli esperti di AllianceBernstein si attendo utili aziendali ancora in crescita nel 2019 e suggeriscono di non abbandonare la borsa ma di concentrarsi su titoli con bassi livelli di rapporto indebitamento/mezzi propri (debt-to-equity ratio) e con alto livello di Free Cash Flow Yield (Free Cash Flow/Enterprise Value), aziende che dovrebbero essere relativamente immuni all'incertezza politica.
Per Bank of America (forse in modo un po' ovvio) la strategia e' quella di non puntare su titoli di bassa qualità (ranking S&P B o inferiore) che in un contesto di volatilità ancora elevata rischiano di sottoperformare (i titoli suggeriti invece sono Walt Disney, General Motors, Molson Coors Brewing, Exxon Mobil, Morgan Stanley, CVS Health, Raytheon, Microsoft, International Paper, Simon Property Group, Public Service Enterprise Group).
C'è però un elemento da prendere in considerazione in questa corsa ai titoli difensivi, che sembra confermare l'idea che i grossi nomi del mercato stiano iniziando a suggerire di spostarsi sui titoli difensivi quando ormai e' troppo tardi: a meta' dicembre il comparto dell'healthcare ha raggiunto un peso del 15,6% all'interno dell'S&P500 (il peso e' cresciuto di pari passo con la performance del comparto, che e' stata superiore al 10% nel 2018), e storicamente quando questa quota viene raggiunta, solo altre 6 volte dal 1979, non solo il comparto della salute inizia a sotto performare il mercato ma l'intero mercato azionario inizia a creare un "bottom" dal quale rimbalzare.
(AM - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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