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lunedì 14 gennaio 2019

Borse: vietato fuggire. C'è una coda del ciclo da sfruttare


Lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina continuerà quest'anno a determinare una certa pressione sulla propensione degli investitori agli asset di rischio, ma uscire adesso dal mercato azionario, scegliendo strategie più orientate al cash, potrebbe significare perdere la coda di rialzi degli indici azionari globali che precederà la fine dell'attuale ciclo economico. 

UBS: è presto per uscire dall'azionario

E' quanto suggerito oggi durante una conferenza con i clienti dagli analisti di UBS Global Wealth Management, che invitano a rimanere investiti sull'equity globale ricordando che "il periodo compreso tra i diciotto e i sei mesi precedenti una recessione è spesso quello in cui si ottengono i maggiori rendimenti," perché coincide generalmente con performance economiche ancora robuste.

Chi è uscito durante il selloff di Natale ha mancato un rally del 10%

Intervenendo a Singapore nel corso della conferenza UBS Wealth Insights, Mark Haefele, global chief investment officer del gestore elvetico, ha citato in particolare a questo proposito quanto accaduto a cavallo tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2019: chi avesse venduto le sue azioni in coincidenza del brusco selloff che ha colpito Wall Street alla vigilia di Natale, non avrebbe agganciato il rally del 10% dei listini partito da allora.

UBS: nel 2019 non ci sarà una recessione

La previsione di UBS - che mantiene il 'sovrappeso' sull’azionario globale, ma invita gli investitori anche a diversificare le loro partecipazioni azionarie fuori dai loro mercati domestici per evitare una sovraesposizione ai rischi localizzati nelle singole regioni - si basa peraltro sulla convinzione che il 2019 non sarà segnato da una recessione economica globale, e ciò mentre i profitti delle corporate continueranno ad espandersi, anche se a un ritmo più lento rispetto al passato, e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina non arriveranno a un punto di rottura.

Il rischio commerciale resta "l'elefante nella stanza"

"Il nostro caso di base è che ci saranno sufficienti progressi nei negoziati commerciali a ridardare ulteriori escalation sul fronte delle tariffe, anche se permarranno "problemi sostanziali" su questo fronte, ha chiarito durante l'evento Tan Min Lan, head of the Asia Pacific di UBS.
"Prendendo in considerazione i fondamentali delle corporate, tassi di crescita ancora positivi e le politiche cinesi ancora accomodanti, pensiamo che quest'anno i mercati azionari genereranno probabilmente ritorni tra il 12  e il 15% in termini di total return" ha aggiunto l'analista, per il quale, in un'ottica di più lungo periodo, "lo scenario più probabile sulle relazioni USA-Cina nei prossimi anni è che ci saranno ancora molti episodi di scontri o discussioni su un’ampio spettro di questioni". 

Borse giù dopo i dati cinesi

Le indicazioni di UBS arrivano in coincidenza con le nuove turbolenze sui mercati, zavorrati in apertura di settimana dalla pubblicazione proprio da nuovi dati cinesi che hanno mostrato per il mese di dicembre il peggior declino degli scambi commerciali con gli Stati Uniti degli ultimi due anni.
Secondo quanto comunicato stamane dalle autorità di Pechino, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono calate a dicembre del 3,5%, mentre globalmente il valore dei beni esportati dalla Cina è sceso del 4,4% anno su anno, il peggior declino mensile degli ultimi due anni.

Calano anche le importazioni del gigante asiatico, contrattesi a dicembre del 7,6% globalmente fornendo un altro preoccupante segnale di rallentamento della crescita economica mondiale.
L'ultimo mese dell'anno ha inoltre segnato una contrazione del surplus commerciale della Cina con gli USA, sceso a $29,87 miliardi dai $35,54 miliardi di novembre: nell'intero anno, il gap commerciale tra le due superpotenze economiche ha comunque toccato un nuovo record crescendo del 17% a $323,32 miliardi di dollari, ai livelli più alti di sempre.

 

Fonte: News Trend Online

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