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lunedì 14 gennaio 2019

Bond oggi: sul real lavoro di bisturi in un mercato complesso


E’ una partita che non esiste, in ambito obbligazionario, quella fra euro e real brasiliano, con quest’ultimo che si conferma vincente, almeno fino al termine del primo tempo. Per il prosieguo si vedrà. Perché finora ha persuaso? Dai minimi a 4,92 il “cross” è sceso a 4,26, rafforzamento importante per il real, sebbene concentrato in due successive fasi accelerative, la prima a fine settembre/inizio ottobre 2018 e la seconda minore coincidente con le giornate iniziali del 2019.

Questo è il passato. E il futuro? I due livelli da seguire in ottica di breve periodo sono i 4,228 come resistenza per il Brl, e i 4,31 come supporto. Un range quindi stretto, dovuto alla sostanziale lateralità dell’ultimo periodo. Se le medie mobili su base “daily” sono quasi tutte a suo favore (4 a 2), è pur vero che il Brl resta una delle valute più volatili del contesto emergente e che il quadro economico sottostante continua a registrare debolezza.

Il tasso di crescita del Pil si attesta sull’1,3%, solo leggermente in crescita, mentre l’inflazione torna sotto il 4%, divario solitamente fra fasi espansive e recessive dell’economia. Il movimento quindi del real – dovuto alle elezioni di Jair Bolsonaro a Presidente – necessita di ulteriori spinte, che si manifesteranno se le promesse di destatalizzare l'economia e di avviare grandi riforme del sistema pensionistico, fiscale e lavorativo si tradurranno in fatti concreti.

La fase attuale è così di attesa di un secondo tempo per la partita Eur/Brl, previsto nei prossimi mesi in un quadro dalle tinte pur sempre incerte.

Sul Mot quali preferire

La curva dei rendimenti dei governativi brasiliani (rating BB-) ha registrato un arretramento, con il decennale sceso dal 9,92% di un anno fa al 9,22% attuale.
Per facilitare un confronto – in assenza di scadenze così lunghe - con quanto si registra sul fronte dei titoli quotati sul Mot prendiamo però a riferimento il tre anni logicamente in Brl, il cui yield si situa all’8,1%. I vari Bei e Ifc/World Bank 2022 si collocano ben sotto, in una forchetta dal 6,8% al 7,3%, divario su cui incidono naturalmente i diversi spread denaro/lettera dei singoli bond.

Ne consegue un’anomalia già presente su altri fronti emergenti, ovvero quella che oggi conviene collocarsi sulla parte corta delle scadenze, dove si registrano rendimenti poco inferiori, cercando poi di sfruttare al massimo i non trascurabili movimenti intraday delle quotazioni. Occorre lavorare perciò di bisturi e non farsi attrarre dalle cedole nominali, talvolta elevatissime.
Gli 11,75% e 11,5% 2020 di Ibrd e Ifc sono per esempio cari e perdenti in confronto al Bei 7,25% scadenza 2021, pur volatile nelle ultime sedute. Il quadro generale si dimostra così più instabile di quanto non avvenga per emissioni in altre valute emergenti, con l’aggiunta della variabile - per le obbligazioni soprattutto di Ifc/World Bank - della valuta di liquidazione in dollari Usa, che comporta il pagamento per esempio delle cedole in tale divisa per chi detenga un conto corrente appunto in $. 

Attenzione a non sbagliare

Il contesto appare in sintesi articolato e in continuo movimento, al punto tale che quanto si manifesta in una settimana può essere smentito in quella successiva, problema aggravato dal fatto che il mercato si concentra su non molte emissioni.

Ciò trova un riscontro negli scarsi esordi degli ultimi mesi. World Bank nel 2018 non ha varato nulla in Brl, così come Bei, per la quale addirittura la valuta è scomparsa fra le selezionabili nel selettore “recent issues”. Non resta così che rivolgersi ad altri emittenti sovranazionali ma di secondo piano, fatto che rende ancor più incerta l’operatività.
Una valuta pertanto il real – dal punto di vista obbligazionario – difficile seppur sempre interessante in termini di profittabilità. 
Fonte: News Trend Online

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