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giovedì 20 dicembre 2018

Roma-Bruxelles: alla fine ci fu l'accordo


Cosa è cambiato?
Tra certezze e indiscrezioni si può fare solo una serie di ipotesi in attesa della conferma ufficiale che dovrebbe arrivare quest'oggi. Ma per quanto riguarda alcuni cambiamenti, qualche certezza c'è. Prima di tutto quel 2,4% sul deficit/pil che, inizialmente, era stato dato per “intoccabile”, salvo poi essere rivisto dallo stesso vicepremier Matteo Salvini il quale, proprio per evitare di concedere a Bruxelles una sorta di alibi morale, ha subito dichiarato che non si sarebbe impuntato per uno zero virgola. Poi diventato un mezzo punto percentuale. Inoltre è cambiata anche la proiezione di crescita: quel Pil visto da Palazzo Chigi (e solo da lui) all'1,5% è stato ridimensionato ad un più realistico (forse) 1%.

Quota 100 e reddito di cittadinanza
Quota 100 e reddito di cittadinanza: sul tavolo degli imputati dalla prima ora, saranno rivisti anche loro. Sempre presenti nel testo, dal momento che sono stati e dovranno ancora essere, i provvedimenti cardine di Lega e M5S, saranno però riformulati. Prima di tutto sono stati inaspriti i criteri di assegnazione del contributo per il reddito di cittadinanza inoltre sono state riviste alcune finestre di uscita per la famigerata quota 100. Il tutto con uno slittamento dell'entrata in vigore che si prevede, a questo punto, non prima di aprile del 2019. In particolare per il reddito di cittadinanza coloro che potrebbero avere meno possibilità di reimpiego avrebbero un'assistenza diretta dal Comune di appartenenza.

I nuovi criteri
Ma anche in questo caso si guarda ai numeri: dopo la revisione al ribasso del rapporto fra deficit e Pil resterebbero 7 miliardi di euro, non sufficienti per garantire quei 780 euro al mese proposti come misura. Da qui la necessità di restringere la platea e, in ultima analisi, rivedere i requisiti necessari per accedere al beneficio. Sempre secondo quanto finora trapelato, e quindi in attesa di conferma, si dovrebbe avere un Isee inferiore ai 9 mila euro annui, non avere più di 5 mila euro in banca, non avere una seconda casa ed essere proprietario della prima restringerebbe l'erogazione a 500 euro.
Ultima nota: l'aumento delle dismissioni che arriverebbero ad un target finale di 20 miliardi contro i 18 finora programmati.

L'incognita europea
Oggi l'ufficialità ma, soprattutto l'esame della Commissione europea, il cui ok potrebbe sancire definitivamente la chiusura delle ostilità. E' infatti la Commissione il prossimo ostacolo che il testo presentato dovrà affrontare, una Commissione che se vede un Dombrovskis intenzionato ad essere severo, può contare, se non altro, sulla buona volontà di Pierre Moscovici. E' stato lui, infatti, a dichiarare il suo impegno affinchè l'Italia non venga fatta oggetto di una procedura di infrazione in Europa. Il che sarebbe stato un caso più unico che raro nella storia dell'Unione.

In attesa della Legge
Ma anche in questo caso è bene stare attenti. Le varie opzioni che si presentano ora, infatti, ne includono una particolarmente insidiosa. I membri della Commissione potrebbero anche decidere di prendere atto dell'accordo e della volontà di Roma di portare avanti quanto presentato a Bruxelles ma, per evitare cambiamenti del piano durante l'iter parlamentare, di dare il definitivo ok solo all'approvazione del testo definitivo. In altre parole: solo quando sarà legge.


Articolo a cura di R.P.

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