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mercoledì 19 dicembre 2018

La Fed, finalmente


La Fed, finalmente

By Arnaud Masset
Ci siamo, ultima riunione dell’anno del FOMC. Stando all’ultimo sondaggio Bloomberg, la Federal Reserve dovrebbe alzare un’altra volta i tassi d’interesse di breve termine di 25 punti base, il che farebbe salire la fascia obiettivo al 2,25%-2,50% - livello massimo da marzo 2008.
Le probabilità che Jerome Powell oggi non intervenga sono molto basse, il rialzo di dicembre è stato infatti ampiamente segnalato dalla Fed. Fare un passo indietro invierebbe un pessimo segnale agli investitori, perché lascerebbe intendere che l’economia USA non sarebbe in grado di sostenere un altro rialzo del tasso.
Ci aspettiamo pertanto che la Federal Reserve proceda a un rialzo accomodante.

Durante la conferenza stampa, Jerome Powell non fornirà un orientamento chiaro e sottolineerà la necessità di avere varie opzioni disponibili. Detto in altri termini, la Fed non s’impegnerà a realizzare nuovi interventi di restringimento e il suo approccio dipenderà dai dati.
Ora la domanda centrale è: come reagirà il mercato? Lo scenario finanziario e quello economico, nonché l’enorme quantità di debito pubblico e privato, hanno reso gli investitori sempre meno fiduciosi su un ulteriore aumento dei costi di finanziamento.

Jerome Powell avrà quindi il difficile compito di fornire un rialzo accomodante, rimanendo allo stesso tempo positivo sulle prospettive economiche. Si prospetta una giornata interessante sia sulle borse che sul mercato valutario. Mercoledì mattina il biglietto verde è in calo contro gran parte delle altre valute, perché i trader si preparano all’impatto, invece l’azionario sta gradualmente salendo, ciò suggerisce che la Fed passerà davvero a un’impostazione più accomodante.

La BoJ manterrà la sua politica monetaria accomodante invariata alla fine dell’anno

By Vincent Mivelaz
L’economia giapponese, che nel terzo trimestre del 2018 ha registrato la maggiore contrazione da quattro anni, si trova in difficoltà alla luce dell’indebolimento delle prospettive delle imprese.

Di recente, il governo giapponese ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia per il 2018 e il 2019, allo 0,90% e all’1,30%, rispetto all’1,50% precedente, e anche la BoJ prevede uno scenario più prudente per il 2019. Si prevede, infatti, una crescita del PIL annuo inferiore all’1%, per cui, alla fine della sua riunione di due giorni che terminerà giovedì, la banca centrale manterrà la sua politica monetaria ultra-accomodante.
Infatti, mentre il deficit commerciale giapponese è salito per due mesi consecutivi, attestandosi a JPY -737,3 miliardi ($ -6,5 miliardi) a novembre a causa del brusco aumento delle importazioni dagli USA e alla stagnazione delle esportazioni, sembra chiaro che la BoJ non interverrà sul suo tasso di riferimento, fermo al -0,10% dal 2016.

In aggiunta, data l’attuale disputa commerciale fra la Cina e gli USA, che minaccerebbe l’interruzione delle catene di fornitura nelle regioni esportatrici, come ad esempio il Giappone, la Nuova Zelanda e l’Europa, e la ripresa dei negoziati commerciali con gli USA a gennaio, sembra evidente che ci sarà un ulteriore ampliamento del deficit commerciale, dovuto alla minore domanda esterna di beni e a maggiori importazioni di beni USA in vista di un accordo commerciale imminente.
Prevediamo quindi una flessione dei volumi delle esportazioni giapponesi, sulla scia del rallentamento economico globale nei prossimi mesi.

Le prospettive, però, potrebbero cambiare rapidamente, se inizieranno a dipanarsi le incertezze nell’economia.
Al momento l’USD/JPY scambia a 112,37 e nel breve termine si dirige verso 111,80.
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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