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lunedì 16 settembre 2019

I Buy odierni da Atlantia a Telecom Italia


Equita assegna un buy a: Atlantia con target price di 25,80 euro (il business Telepass si allargherà anche alle polizze RC auto, sui 6,5 mln di clienti abbonati e attraverso Prima Assicurazioni nella fase iniziale e successivamene con l’apertura anche ad altri partners), Avio con prezzo obiettivo di 16,80 euro (risultati 1° semestre in linea con le stime ma per ora nessuna indicazione sugli effetti economico-finanziari derivanti dalla missione Vega fallita lo scorso luglio per la quale il management ha in corso approfondimenti), Pirelli & C.

con fair value di 7,50 euro (a luglio buon andamento dell’High Value nel segmento ricambi) e Sit con target di 10 euro, ridotto però del 12% dopo risultati semestrali sotto le attese dell’utile e outlook ancora incerto nel segmento Heating.
Banca Akros valuta buy: Cellularline con obiettivo di 9,50 euro dopo la semestrale, Digital Bros con fair value di 8 euro (anche in questo caso dolo i risultati semestrali), El.En.
con target di 25 euro, alzato dai precedenti 17 euro dopo i risultati del secondo semestre, Saipem con obiettivo di 6,40 euro (nuovo contratto in Nigeria da 2,7 mld di euro) e Telecom Italia con target di 0,77 euro (possibili dimissioni del presidente Fulvio Conti).

Giudizio inoltre accumulate per Banca Mediolanum con prezzo obiettivo di 7,20 euro (gli azionisti di maggiormanza hanno rimandato il rinnovo del patto), CNH Industrial con target price di 10,50 euro (Iveco Defence Vehicles ha attenuto un contratto da 500 mln di euro in Olanda) e I Grandi Viaggi con fair value di 1,80 euro, abbassato però dai precedenti 2,40 euro dopo la trimestrale.
Mediobanca giudica outperform: Atlantia con target price di 25,80 euro, Enav con prezzo obiettivo di 5,30 euro in scia alla crescita del traffico aereo ad agosto secondo l’ultimo report di Eurocontrol, Iren con fair value di 2,70 euro (Snam, secondo rumors, si starebbe accordando per acquistare il 49% di Olt Offshore Lng da Iren) e Telecom Italia con target di 0,76 euro.
Autore: Finanzaoperativa.com Fonte: News Trend Online

Petrolio, lo shock dei prezzi potrebbe scatenare delle tensioni


Nitesh Shah, direttore-Research di WisdomTree, spiega che gli attacchi dei droni alle strutture saudite Aramco da parte dei ribelli Houthi durante il fine settimana, hanno fatto salire i prezzi del petrolio. Questi ultimi avevano registrato una tendenza al ribasso negli ultimi 3 mesi, ma c'è stato un brusco cambiamento a partire da questa mattina, quando i prezzi sono saliti di oltre il 20%, prima di ridurre, al momento, i guadagni iniziali al 10%.
Le prime stime del danno indicano una sospensione di 5,7 milioni di barili di petrolio, che rappresenta più della metà della produzione dell'Arabia Saudita - quasi il 5% dell'offerta globale. Il ministro dell'energia saudita, il Principe Abdulaziz bin Salman - che si è insediato poco più di una settimana fa - ha inoltre dichiarato che il 50% della produzione di gas è fuoriuscito a causa dell'attacco.
Il colpo subito dal volume di produzione è elevato. Ma le implicazioni politiche sono ancora più grandi.

I ribelli Houthi nello Yemen sono sostenuti dall'Iran - spiega Nitesh Shah -. La guerra tra Arabia Saudita e Yemen (Houthi), in atto dal 2015, è comunemente considerata come una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran. Che potrebbe trasformarsi in una guerra aperta con l'Iran. Teheran aveva dissotterrato l’ascia di guerra attaccando le navi che si muovevano all'interno e intorno allo Stretto di Hormuz (il più importante snodo di transito del petrolio del mondo) nei mesi di maggio e giugno 2019.

La relativa assenza di notizie dai titoli dei giornali aveva indotto il mercato a credere che ci fosse una diminuzione dei rischi nella regione.

Solo la scorsa settimana il prezzo del petrolio è sceso di oltre il 2% in un solo giorno, quando il presidente Trump ha licenziato il suo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, considerato da molti come un falco anti-iraniano. Ovviamente gli eventi degli ultimi giorni hanno bloccato bruscamente il processo di attenuazione delle tensioni.
Crediamo che il premio legato al contesto geopolitico aumenterà relativamente al petrolio man mano che cresce di giorno in giorno il rischio di intervento militare nella regione.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Titoli di stato paesi emergenti: le opportunità

Roland Gabert, gestore di fondi della DWS, spiega che oggi, se gli investitori acquistano un titolo di Stato tedesco con scadenza a 10 anni, al momento del rimborso nel 2029 il loro investimento di 100 euro sarà inferiore a 95 euro. E questo calcolo non tiene conto della perdita di potere d'acquisto.
Se i tassi di inflazione fossero in media dell'1% all'anno, l'investimento tra 10 anni avrebbe una capacità di acquisto di beni e servizi per un valore di soli 85 euro. I buoni del tesoro tedeschi sono generalmente riconosciuti come uno degli investimenti più sicuri in Europa. Tuttavia, quando si tratta di preservare il potere d'acquisto, o addirittura il valore nominale, sono tutt'altro che perfetti.

Sebbene esistano tecniche che possono contribuire a facilitare una migliore conservazione del capitale, la ricerca di alternative è certamente utile.
Un esempio, Roland Gabert suggerisce di prendere in considerazione i titoli di Stato dei mercati emergenti denominati in euro. Le scelte degli investitori si sono notevolmente ampliate negli ultimi anni.
La maggior parte delle obbligazioni EM sono però denominate in dollari.
 Ma il mercato delle obbligazioni denominate in euro ha registrato una forte crescita dal 2015. Come sottolinea Gabert, la composizione del J.P. Morgan Euro Emerging Markets Bond Index solo nel 2019 è cresciuta di sette nuovi paesi.

Nel complesso, la capitalizzazione di mercato è più che triplicata dal 2013, come mostra la nostra "Chart of the Week". Naturalmente, più ampio è lo spettro maggiori sono le opportunità di diversificazione del rischio di credito.

In termini di rischio, gli emittenti governativi EM non hanno lo stesso rating AAA dei titoli di Stato tedeschi.
La loro qualità creditizia tende ad essere più o meno equivalente a quella del settore obbligazionario corporate europeo. È interessante notare che le obbligazioni emesse da molti EM continuano ad avere un premio di rendimento rispetto a questi emittenti con analoghi rating. Ciò significa che i rendimenti dei titoli di stato europei possono essere considerati un fattore chiave anche per gli emittenti governativi EM denominati in euro.

Non sorprende che quasi un terzo delle obbligazioni emergenti in euro abbia adesso un rendimento negativo. Tuttavia, riteniamo che questo lasci ancora ampi spazi che meritano di essere esaminati più da vicino.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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