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mercoledì 19 giugno 2019

Borsa e bond producono messaggi discordanti


Powell minimizza il declino dell’inflazione: derubricato a «fenomeno temporaneo». Eppure gli operatori non sono dello stesso parere: le attese inflazionistiche sono scivolate ai minimi storici in Europa, e a minimi pluriennali negli Stati Uniti.

Viviamo tempi eccezionali. I mercati azionari mondiali fanno registrare ottime performance dall’inizio dell’anno: tutti gli indici delle prime venti borse al mondo per capitalizzazione, vantano un saldo positivo per il 2019; 12 ostentano la doppia cifra percentuale prima del giro di boa del calendario. Una manifestazione di vitalità che dovrebbe riflettere una congiuntura globale effervescente.
Non è dello stesso parere il mercato obbligazionario, che propone rendimenti ridotti all’osso. Per settimane i commentatori finanziari hanno paventato un crollo del mercato dei Treasury americani, affossato dalle vendite ritorsive di Pechino. Apprendiamo oggi che la Cina ha ridotto ad aprile l’esposizione in T-Note ai livelli più bassi degli ultimi due anni, eppure lo yield fa fatica a schiodarsi dal 2.0%. E sì che da maggio in poi la retorica “bellica” si è intensificata.

Quale dei due mercati riporta il messaggio corretto? Probabilmente, entrambi. Considerare la continua limatura dei rendimenti, un sintomo di recessione imminente, potrebbe però rivelarsi un abbaglio. Powell minimizza: «il calo dell’inflazione è un fenomeno temporaneo, alimentato da eventi idiosincratici». Eppure gli operatori non sono dello stesso parere: le attese inflazionistiche sono scivolate ai minimi storici in Europa, e a minimi pluriennali negli Stati Uniti. I rendimenti pubblici calano perché l’inflazione è “defunta”; non perché la recessione sia dietro l’angolo. Un motivo comunque sufficiente ad allentare la politica monetaria. Trascurare questo aspetto collocherebbe la Fed dietro l’angolo, come fece avventatamente sul finire dello scorso anno, quando trascurava il messaggio dei mercati; aumentando sciaguratamente a dicembre il Fed Funds rate – ammette oggi l’ex vicegovernatore Fischer – soltanto per conclamare una rivendicazione di autonomia nei confronti di Trump.

Vedremo se la retorica della banca centrale americana conoscerà un doveroso cambio di traiettoria. Wall Street è vistosamente in attesa di notizie dal FOMC, che si riunisce a partire da oggi. Le oscillazioni dello S&P si sono fatte vistosamente contenute: un fenomeno che analizziamo statisticamente nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Anche l’Eurostoxx segna il passo, ma per motivi diversi. L’indice delle borse europee consolida, come tipicamente fa nelle settimane immediatamente successive alle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Il rapporto rivela l’apprezzabile sovrapposizione fra l’indice dei listini continentali e il tracciato medio che sintetizza l’andamento precedente e nei mesi successivi a tutte le chiamate alle urne per il rinnovo dell’emiciclo di Strasburgo.


Gaetano Evangelista
www.ageitalia.net

Russia: Fitch peggiora stima crescita Pil dall'1,5% all'1,2%


Fitch Ratings ha peggiorato dall'1,5% all'1,2% la stima di crescita del Pil della Russia nel 2019, dopo il deludente dato comunicato dalla Rosstat relativo all'espansione economica del primo trimestre (scesa allo 0,5% annuo dal 2,7% del quarto trimestre 2018). L'agenzia di rating è ancora però convinta che la crescita del Pil di Mosca possa accelerare all'1,9% nel 2020 e nel 2021, grazie all'avvio del colossale piano quinquennale d'investimenti in infrastrutture e sociale.
Il piano è partito in sordina quest'anno ma Vladimir Putin scommette sulla sua riuscita per rivitalizzare l'economia del Paese. Complessivamente si parla d'investimenti al 2024 per 27.000 miliardi di rubli (pari a quasi 380 miliardi di euro). Il peggioramento dell'outlook da parte di Fitch fa seguito a quella della World Bank che a inizio mese aveva ridotto dal 2,9% al 2,6% la stima di crescita del Pil globale nel 2019.


L'istituto con base a Washington aveva parimenti tagliato dall'1,5% all'1,2% la previsione di espansione economica della Russia quest'anno (confermando all'1,8% l'outlook per 2020 e 2021).
(RR - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

Spese sanitarie miste, data validità e-fattura, imposta di bollo


Fattura elettronica via Sdi: chi la deve emettere? Cosa va fatturato? Quando e come va emessa? E ancora: cosa fare in caso di fatture che presentano sia spese sanitarie che non? Cosa succede con l’imposta di bollo se la fattura viene scartata? Quale data occorre indicare nelle fatture inviate entro i 10 giorni dall’operazione? L’Agenzia delle Entrate risponde a questi e altri dubbi con la circolare n.
14/E del 17 giugno 2019, che fornisce ulteriori chiarimenti sulle questioni relative agli ambiti di applicazione dell’e-fattura, alle sue modalità di emissione e registrazione, ai criteri di compilazione delle autofatture, alle sanzioni e alle altre novità normative sull’Iva che hanno implicazioni nel sistema della fatturazione elettronica.

Esterometro: esonerati i forfetari

La circolare chiarisce che l’esterometro è riservato solo ai soggetti obbligati ad emettere fattura elettronica e ne sono, quindi, esclusi i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio, i forfetari e le associazioni sportive dilettantistiche che hanno conseguito proventi dalle attività commerciali fino a 65mila euro.

Fattura extra Sdi anche per spese “miste”

Per l’anno 2019 gli operatori sanitari non devono emettere la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio per prestazioni sanitarie rese nei confronti dei consumatori finali, a prescindere dall’invio dei relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria.

Questo vale anche per le fatture “miste”, ovvero che contengono sia prestazioni sanitarie che prestazioni accessorie in un unico documento. Anche se l’operatore fattura separatamente le spese sanitarie rispetto a quelle non sanitarie, queste ultime devono essere fatturate elettronicamente solo se non contengono alcun elemento da cui sia possibile desumere informazioni relative allo stato di salute del paziente.

Chiarimenti sulla data di emissione

Nelle fatture elettroniche immediate via Sdi, che dal 1° luglio 2019 possono essere emesse entro 10 giorni e non più entro le 24 del giorno di effettuazione dell’operazione, va indicata la data di effettuazione dell’operazione o la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, mentre quella di avvenuta trasmissione è assegnata direttamente dallo Sdi.

E’ sempre la data indicata nella fattura che va riportata nel registro delle vendite quando si annota il documento.

Le fatture e l’imposta di bollo

Ai fini del versamento trimestrale dell’imposta di bollo contano solo le fatture transitate attraverso lo Sdi, correttamente elaborate e non quelle scartate.
Il documento di prassi ricorda anche il servizio che rende preventivamente noto l’ammontare dell’imposta dovuta sulla base dei dati presenti nelle fatture inviate tramite Sdi, riportando l’informazione all’interno del portale Fatture e corrispettivi e consentendo il pagamento non solo tramite modelli F24, ma anche con addebito su conto corrente bancario o postale.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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