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mercoledì 13 novembre 2019

Rialzo avventato dell’NZD


La mossa inaspettata della banca centrale neozelandese (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ), che ha deciso di mantenere il suo tasso di riferimento invariato al minimo storico dell’1%, ha sorpreso tutti, costringendo i trader a coprire i corti. Nonostante il forte rimbalzo registrato sulla scia della decisione, l’aumento del kiwi dovrebbe essere limitato, perché la RBNZ sembra aver fondato la sua decisione su fondamentali troppo ottimisti, mentre permangono ancora le incertezze legate al raggiungimento e alle tempistiche della prima fase dell’accordo commerciale fra USA e Cina.

Ci sono pertanto buone ragioni per ritenere che un deterioramento delle attuali condizioni economiche induca la RBNZ a tagliare i tassi, al più tardi alla riunione di politica monetaria del 2 febbraio 2020. Riteniamo quindi che il potenziale per un ulteriore apprezzamento dell’NZD sia, almeno per il momento, esiguo.
La reazione dei mercati finanziari è stata piuttosto eterogenea: l’EUR/NZD (1,7250) è sceso ai minimi da due mesi e l’indice New Zealand Exchange 50 ha chiuso al -0,83%, invece i rendimenti dei titoli di Stato neozelandesi sono saliti, superando il massimo da 3 mesi.

Il discorso sugli scambi commerciali di Trump non ha sollevato i partecipanti al mercato, perché il presidente USA non ha fatto cenno a una data precisa per un accordo commerciale con la Cina e continua a criticare duramente la politica monetaria della Fed e le politiche commerciali dell’UE, definendole “barriere terribili, ingiuste, per molti versi peggiori di quelle cinesi”.
Sulla stessa linea, il consulente economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha confermato che non è in programma nessun ritiro dei dazi precedente alla firma di un accordo con la Cina, una cattiva notizia per gli investitori, che si aspettavano che il ritiro facesse parte dell’accordo.

Alla luce di questi sviluppi, secondo noi l’aggiustamento della politica della RBNZ avverrà entro l’inizio del 2020. Il comunicato di politica monetaria della RBNZ appare troppo ottimista; secondo la banca, infatti, “i rischi per l’economia nel breve termine sono inclinati al ribasso”, anche se segnali contrastanti dal mercato occupazionale e immobiliare, oltre alle condizioni economiche globali, dovrebbero pesare sul saldo complessivo.
By Vincent Mivelaz
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

Enel cala ma broker convinti dai conti. Un ribasso da sfruttare?


Seduta negativa a Piazza Affari per le azioni di Enel all'indomani della diffusione dei conti intermedi.

Enel cala ma broker convinti dai conti. Un ribasso da sfruttare?

Complice l'intonazione negativa del Ftse Mib, in rosso di oltre l'1,3% in scia al ritorno in campo delle tensioni sui dazi, il titolo del colosso energetico scende al giro di boa delle 13.30 a quota 6,89 euro, con un ribasso dell'1,26% e circa 17,4 milioni di azioni transitate sul mercato finora, ancora a distanza dai volumi medi di scambio degli ultimi tre mesi e pari a circa 25 milioni di azioni. 

Enel i conti dei primi nove mesi e la nuova guidance di ebitda

Le vendite colpiscono il titolo nonostante il gruppo guidato abbia chiuso i primi nove mesi con risultati in linea con le attese, e ben accolti dagli analisti di mercato, anche se condizionati dalla decisione di svalutare le centrali a carbone in Italia, Spagna, Cile e Russia per un valore complessivo di 4 miliardi di euro: tale adeguamento di valore si è riflesso sul risultato netto, calato nel periodo del 73% a 813 milioni, ma escludendo le poste straordinarie l'utile netto ordinario del gruppo è salito a 3,295 miliardi di euro, in aumento del 14,1% anno su anno e oltre le attese del consenso (3,268 miliardi).

Enel: migliorata la guidance sull'ebitda

Enel ha inoltre riportato un ebitda in aumento dell’8,9% a 13,2 miliardi circa, e al netto delle poste straordinarie del 10,5% a 13,268 miliardi circa, rispetto ai 13,209 miliardi del consensus.

Tanto che nel presentare i conti la società rivisto al rialzo la guidance sull'Ebitda ordinario consolidato del 2019 a 17,8 miliardi, oltre cioé il target del piano (a circa 17,4 miliardi), confermando nel frattempo il target per l'utile netto ordinario consolidato (circa 4,8 miliardi).

Enel: Kepler alza il target


In reazione ai risultati, gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno così migliorato oggi il target price sull'azione da 7,1 a 7,5 euro, con rating Buy invariato, sottolineando che dopo aver riportato per i primi nove mesi un ebitda ordinario a 13,3 miliardi, in rialzo del 10,5%, il gruppo ha confermato la sua guidance per il 2019.
Anche gli analisti di Banca Imi, che su Enel hanno un rating Buy con prezzo obiettivo a 6,7 euro, valutano "positivamente il miglioramento delle linee guida dell'ebitda per l'esercizio 2019, anche se - sottolineano - questo non dovrebbe avere un impatto sull'ultima riga di bilancio".
Più in generale, l'investment bank giudica i risultati "positivi", in linea con le sue stime e "un pò al di sopra del consenso, sia a livello dell'ebitda ordinario, sia di quello netto," mentre l'indebitamento netto a fine settembre è stato leggermente migliore rispetto alle sue ipotesi ma inferiore al consenso.  

Enel è da comprare anche per JPMorgan e Mediobanca

Un dato quest'ultimo raccolto anche dagli esperti di JPMorgan (rating Overweight con prezzo obiettivo a 7 euro), i quali evidenziano che la società resta ben instradata per raggiungere i suoi target annuali, anche se rappresenta una notizia negativa l'aumento del debito: l'indebitamento finanziario netto di Enel è aumentato a 46,505 miliardi di euro, con un incremento del 13,2% rispetto alla fine del 2018.

Dal canto loro gli esperti di Mediobanca Securities, (giudizio Outperform e prezzo obiettivo a 6,7 euro sul titolo) fanno presente che "l'utile netto dei nove mesi comprende una posta straordinaria significativa legata alla svalutazione in Spagna, Italia e Cile": escludendo ciò, tuttavia, l'utile netto si attesta "in solida crescita" a 3,3 miliardi." aggiungono gli esperti di Piazzetta Cuccia, "come aspetto negativo, le linee guida per l'indebitamento netto di fine anno, salite a 46 miliardi, dai precedenti 44 miliardi, sembrano principalmente legate al cambio sfavorevole". 

Enel: il focus è sul Capital MArkets Day del 26 novembre 

Come la gran parte degli analisti che hanno oggi reagito ai conti, Mediobanca fa notare d'altra parte che il prossimo passaggio significativo per l'azione sarà il Capital Markets Day del 26 novembre, quando Enel "dovrebbe aggiornare i propri obiettivi." 

Attesa per l'investor day di fine novembre


A questo riguardo, Banca Imi osserva che i dirigenti di Enel non hanno fornito durante la conference call "alcun aggiornamento sulla strategia, rinviandola all'appuntamento con gli investitori che "potrebbe essere un catalizzatore per l'azione".

Ed anche Banca Akros, che rivede da 7,2 a 7,4 euro il prezzo obiettivo giudicando i risultati dei nove mesi in linea con le sue aspettative, scommette sulla buona accoglienza dei nuovi obiettivi che saranno fissati nella giornata dedicata alla presentazione del piano.  
"Confermiamo la nostra visione positiva sul titolo perché crediamo che il prossimo aggiornamento del business plan sarà accolto con favore dagli investitori", scrivono gli analisti.
"Enel sta accelerando il suo processo di decarbonizzazione per guidare la transizione energetica nelle energie rinnovabili, il che è accrescitivo a livello di margine".

A questo riguardo, Kepler fa notare che l'aggiornamento del piano "dovrebbe essere focalizzato su sostenibilità e crescita nelle rinnovabili". 
Ottimista infine la view su Enel di Goldman Sachs, che ribadisce il rating Buy e un target price a 8,65 euro giudicando il rendiconto intermedio complessivamente positivo anche se condizionato alcuni venti contrari.



 

Fonte: News Trend Online

Il Morningstar rating per i big degli Etf nel terzo trimestre

Tra gli emittenti di Etf (Exchange traded fund) con un patrimonio gestito coperto da Star rating superiore a 20 miliardi di euro, Vanguard si conferma la società con il giudizio medio equi-ponderato più elevato, anche se inferiore rispetto alle rilevazioni precedenti (3,6 stelle contro 3,7 a giugno e  3,9 a fine marzo).
Scende la percentuale di asset in strumenti con 4 o 5 dall’84% all’82%: in particolare i replicanti azionari hanno in media 3,8 stelle, quelli obbligazionari 4.
A dirlo è l’ultimo Morningstar rating analysis of European investment funds, lo studio trimestrale curato da Thomas Furuseth e Ali Masarwah, che rappresenta una valutazione quantitativa del rendimento aggiustato per il rischio dell’universo dei fondi ed Etf domiciliati nel Vecchio continente.
Al secondo posto, sempre tra quelli con più di 20 miliardi di asset coperti da Star rating, sale State Street (3,57 stelle equi-ponderate) e al terzo si colloca Xtrackers (3,44 stelle).

Il primo ha il 63% di asset in Etf a 4-5 stelle, il secondo il 61%.

iShares è la società che ha il più grande patrimonio gestito coperto dal rating Morningstar. Il 56% degli asset è in strumenti con i giudizi più alti, in crescita dal 51% di fine giugno. La valutazione media equi-ponderata è di 3,37 stelle (in miglioramento dal trimestre precedente).
Tra gli emittenti di Etf con asset coperti da Star rating inferiori ai 20 miliardi, Bnp Paribas si conferma quello con la valutazione media più elevata (3,97 stelle, in miglioramento rispetto a fine giugno). L’operatore francese ha il 93% del patrimonio degli Etf in prodotti con 4 o 5 stelle.
La tabella mostra le valutazioni degli emittenti di Etf europei, ordinati in base al patrimonio gestito e coperto da Star rating.
Il Morningstar rating degli emittenti di Etf europei (l’ordinamento è in base agli asset gestiti)
Di Sara Silano
Autore: Morningstar Fonte: News Trend Online

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