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venerdì 14 maggio 2021

Invesco aderisce a Climate Action 100+ per essere attori del futuro

 


Invesco aderisce a Climate Action 100+ per essere attori del futuro
Invesco aderisce a Climate Action 100+ per essere attori del futuro

Gli esperti di Invesco spiegano agli investitori l’importanza dell’iniziativa Climate Action 100+ che coinvolge le 167 aziende che generano oltre l’80% delle emissioni di gas serra industriali

Il cambiamento climatico è una tra le maggiori criticità da affrontare: la responsabilità della gestione è collettiva e vede in prima fila anche gli asset manager. L’impegno di Invesco nel corso degli anni in materia ESG e questioni climatiche è stato intenso ed ha meritato il riconoscimento dell’eccellente rating A+ per la strategia e governance secondo i Principi per l’investimento responsabile delle Nazioni Unite (2020 Assessment Reports for Invesco Ltd).

OLTRE 35,5 MILIARDI DI DOLLARI USA IN INVESTIMENTI ESG

“Continuiamo ad avvalerci delle competenze acquisite nelle strategie di investimenti ESG – dove abbiamo superato la soglia di 35,5 miliardi di dollari USA (al 31 dicembre 2020) – e promuoviamo un comportamento più sostenibile nelle aziende in cui investiamo: nel 2020 abbiamo svolto attività di engagement su temi ESG con oltre 2.000 aziende e votato su oltre 10.000 proposte societarie (statistiche di voto Invesco dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020)”, fanno sapere gli esperti di Invesco che, a tal proposito, segnalano il ruolo nella Climate Action 100+.

MISURE VOLTE A GESTIRE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

L’iniziativa, che è stata lanciata a dicembre 2017, coinvolge, nelle misure volte a gestire il cambiamento climatico, le 167 aziende che generano oltre l’80% delle emissioni di gas serra industriali. “Invesco, che figura tra gli oltre 540 investitori firmatari a cui fa capo una massa gestita complessiva superiore a 51 mila miliardi di dollari USA, ha sviluppato attività di engagement con le aziende allo scopo di migliorare la governance sul fronte della riduzione delle emissioni, del cambiamento climatico e nel potenziamento delle informative finanziarie relative al clima. Dopo aver aderito all’iniziativa lo scorso anno, abbiamo collaborato come co-lead investor con una primaria società nel settore dell’energia e svolto un ruolo proattivo in varie altre aziende”, sottolineano i manager di Invesco.

OBIETTIVI DI EMISSIONI DI CARBONIO 2025 GIÀ CONSEGUITI

Nel quadro della collaborazione con questa importante società energetica, Invesco ha fornito feedback dettagliati sul suo primo lobbying report e collaborato anche per aiutare la compagnia a realizzare il suo primo report di riferimento sulle ‘emissioni zero nette’. “La buona notizia è che la società energetica, dopo aver conseguito in anticipo gli obiettivi di emissioni di carbonio 2025, ha già definito nuovi obiettivi. Tra di essi figurano zero emissioni nette per le sue attività entro il 2050 o addirittura prima, riduzione dell’intensità di carbonio almeno del 30% entro il 2025 e assicurazione che i prodotti a basso/zero contenuto di carbonio costituiscano almeno il 60% del suo portafoglio entro il 2025”, riferiscono i professionisti di Invesco.

INSTITUTIONAL INVESTORS GROUP ON CLIMATE CHANGE (IIGCC)

Insieme ad altri investitori, Invesco ha partecipato alle riunioni trimestrali per gli aggiornamenti sul settore di petrolio e gas dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), contribuendo, con il gruppo di lavoro di tale organismo, allo sviluppo di uno standard net-zero per il settore di petrolio e gas. “Grazie alla nostra focus list e all’iniziativa Climate Action 100+ puntiamo a un engagement climatico a più ampio raggio proponendoci di passare da un 75% (secondo le nostre stime interne) di integrazione ESG in tutte le aree d’investimento al 100% entro il 2023”, riferiscono gli esperti di Invesco.

I TEMI ESG SEMPRE PIÙ FONDAMENTALI PER GLI INVESTITORI

Un processo che avrà ricadute positive anche per gli investitori a mano a mano che i parametri climatici saranno incorporati nel reporting, in un contesto di portafogli personalizzati, vincenti e a basso contenuto di carbonio. “Il cambiamento climatico, i temi ESG e i relativi risultati rappresentano una componente essenziale del nostro futuro e sempre più fondamentali per gli investitori. Si tratta di un’area in cui riscuotiamo successi crescenti grazie al nostro approccio a lungo termine tramite l’investimento attivo e ci proponiamo di trasformarli in un elemento sostenibile dei rendimenti degli investimenti a lungo termine”, concludono i manager di Invesco.

http://www.financialounge.com/

Cosa succede ai soldi posteggiati sul conto corrente per un anno

 Fabrizio Arnhold

Cosa succede ai soldi posteggiati sul conto corrente per un anno
Cosa succede ai soldi posteggiati sul conto corrente per un anno

Ci sono quasi 1.900 miliardi di euro immobilizzati nei depositi bancari: non investire espone il patrimonio a dei costi fissi. Scopriamo quali sono e quanto pesano sul portafoglio

Una valanga di soldi fermi. Immobilizzati sul conto conto corrente, sempre più spesso scambiato per un forziere, piuttosto che uno strumento utile alla gestione del denaro. Ma non al risparmio. In Italia, tanto per rendere l’idea, ci sono 1.745 miliardi di euro posteggiati sui conti correnti, nel 2020 erano 1.584 miliardi. Il dato è in crescita, complice il Covid che ha inevitabilmente ridotto le occasioni di spesa e aumentato l’incertezza sul futuro, facendo accumulare ricchezza non sotto al materasso ma in banca. Ma senza investire, è un po’ la stessa cosa.

I TASSI NEGATIVI E IL COSTO PER LE BANCHE

Secondo l’ultimo report dell’Abi, che ha elaborato i dati di Bankitalia, il tasso di incremento annuo dei depositi delle famiglie è in crescita, con un netto +10,2% messo a segno nel mese di febbraio. Se alla somma dei conti correnti, si aggiunge anche quella delle obbligazioni (214 milioni), il totale sfiora 1.900 miliardi di euro. Una cifra enorme che sta diventando un peso per le banche, costrette a pagare il costo dei tassi negativi per il deposito della liquidità presso le banche centrali. Alcune banche, a cominciare da Fineco, hanno iniziato ad applicare commissioni ai clienti con saldi esagerati, oppure a chiudere il conto se supera la soglia dei 100mila euro. L’alternativa è comprare prodotti finanziari o richiedere prestiti, in modo che l’istituto di credito riesca a limitare i costi. E a proposito di costi, chi lascia i soldi fermi in banca se ne accolla più di uno.

LASCIARE I SOLDI FERMI SIGNIFICA RIMETTERCI

Tenere troppa liquidità bloccata non è un buon affare per le banche. Ma il discorso vale anche per il correntista che si trova costretto, il più delle volte senza neanche saperlo, a sostenere dei costi. Prima di tutto quelli legati alla gestione del conto corrente, poi i costi dell’imposta di bollo e, infine, quello più significativo in ottica di lungo periodo, legato all’inflazione. Quest’ultima diventa una vera e propria “tassa occulta” in grado di erodere significativamente il patrimonio con il passare degli anni. Lasciare i soldi fermi in banca, quindi, non solo significa non guadagnare, rinunciando agli interessi generati dagli investimenti, ma vuol dire anche perdere soldi.

LE SPESE DI GESTIONE DEL CONTO CORRENTE

Ogni banca applica delle spese di gestione differenti. Le banche online, solitamente, offrono conti correnti con condizioni economiche più vantaggiose rispetto alle banche tradizionali. Sempre secondo l’Abi, una famiglia italiana spende, in media, 87 euro all’anno per la gestione del conto corrente. Se si tratta di un conto online, la cifra scende a 15,50 euro. C’è poi da considerare il prezzo dell’imposta di bollo - 34,20 euro per le persone fisiche, 100 euro per le aziende, le imprese e i titolari di partita Iva - , una tassa con cadenza trimestrale che la banca versa all’Erario, nel caso in cui la giacenza media del conto superi i 5mila euro.

IL COSTO DELL’INFLAZIONE

Proprio in questi giorni si sente parlare dell’aumento dell’inflazione che spaventa le Borse mondiali. Per semplificare, fa paura agli investitori perché un aumento dei prezzi su base annua, potrebbe spingere le banche centrali a rivedere i tassi di interesse, alzandoli e, quindi, interrompendo la politica ultra espansiva che hanno adottato finora per sostenere la ripresa. Se l’inflazione aumenta, cala il valore dei propri risparmi. Almeno di quelli che sono bloccati a non fare niente. Di quanto? Facciamo un esempio in un anno: 20mila euro depositati nel 2020, diventerebbero 19.839,60 euro alla fine del 2021. Chi mettesse in banca 20mila euro oggi e li lasciasse fermi per 10 anni, nel 2031 quando andrà a ritirarli si troverà solo 16.178,04 euro.

È L’INFLAZIONE, BELLEZZA!

Per effettuare il calcolo, si sono utilizzati i dati Istat all’inflazione CPI registrati in Italia dal 1956, e per gli anni futuri si è preso in considerazione il tasso di inflazione stimato per il 2021 della Bce all’1%, con un target di inflazione al 2%. La proiezione riguarda un conto privo di remunerazione, come ormai tutti i conti correnti bancari. I conti deposito, invece, garantiscono un tasso di interesse ormai quasi irrisorio. Da sottolineare, inoltre, la maggiore tassazione del conto deposito rispetto al conto corrente: l’imposta di bollo annuale complessiva è pari allo 0,20%, mentre i rendimenti sono soggetti ad un’imposta del 26%.

LE PERFORMANCE DELLE AZIONI E DELLE OBBLIGAZIONI

Se da un lato il patrimonio lasciato in balìa dell’inflazione è destinato a sgretolarsi, dall’altro non può essere accresciuto dalle performance degli strumenti finanziari. Le opportunità di investimento mancate in azioni globali, per esempio, nel corso degli ultimi 120 anni, peserebbero per il 5,2%, contro il 2% delle obbligazioni e lo 0,8% dei titoli di Stato a breve termine. Nell’ultimo decennio, il rendimento reale delle azioni globali, ovvero al netto dell’inflazione, si è attestato ad un +7,6% annualizzato rispetto ad un rendimento reale delle obbligazioni pari al +3,6%, secondo le stime del Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2020.

GLI ULTIMI 10 ANNI

Ogni investimento finanziario è soggetto a dei rischi. È sempre bene ribadirlo. Ma se ci si dimentica dei soldi sul conto, la perdita del potere d’acquisto è una certezza. Chi investe i propri risparmi, con l’accortezza di puntare su un portafoglio ben diversificato per contenere i rischi e limitare la volatilità, può cogliere le opportunità dei mercati finanziari. Per concludere la nostra analisi, mettiamo sotto la lente gli ultimi 10 anni: la rivalutazione dei titoli di Stato internazionali (JPMorgan government Global bond index) è stata del 43,8%, quella dei titoli di Stato EMU (JPMorgan government EMU bond index) del 52,2% e quella delle Borse mondiali (MSCI world index total return) del 173,2%.

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Oro Vicino ad un’Importantissima Resistenza

 Marco Costanza

Buongiorno a tutti, eccoci qua davanti al grafico dell’oro. Dopo un grande ritracciamento al rialzo, finalmente l’oro si trova nei pressi di un’importante resistenza e questo ci da modo di preparare con tutta la calma la nostra entrata e provare a sfruttare il trend ribassista dell’ultimo anno.

Andiamo direttamente sul grafico giornaliero dell’oro dove troviamo molto rapidamente tutte le indicazioni di cui abbiamo bisogno:

Come notiamo sono 3 gli elementi a nostro favore.

  • Il trend di più lungo periodo è ribassista

  • Ci troviamo su un’ottima resistenza

  • Stiamo per eseguire un terzo tocco della trendline ribassista principale

Come se non bastasse, quel livello coincide perfettamente con un 50% di ritracciamento di Fibonacci. A questo punto direi che è un’occasione veramente ghiotta. Ma come operare in questo caso? Bhe le possibili strade sono 2:

Possiamo inserire un ordine pendente limite in short sul livello che vi ho mostrato (a circa 1865) oppure per i più precisi conviene aspettare che il prezzo dell’oro disegni nei pressi di quel livello una candela di inversione (come sapete io amo attendere la shooting star).

Non c’è molto altro da aggiungere, livelli così importanti capitano davvero raramente dunque senza fasciarsi troppo la testa opererò su questa commodity, ponendo il mio target nel lungo periodo presso i minimi precedenti a 1685.

Questa analisi è stata fornita da Marco Costanza, trader che da 5 anni utilizza Ichimoku sia per trovare i migliori trend da seguire nell’operatività daily, sia per trovare i migliori livelli nei quali cercare l’ingresso. Il suo metodo è applicabile soprattutto da chi ha poco tempo per controllare i grafici e cerca un’analisi rapida ma al contempo molto efficace. Se ti interessa scoprire di più su questo metodo vai pure al sito https://ichimokukinkohyo.it e scopri la sua operatività

This article was originally posted on FX Empire

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