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lunedì 29 marzo 2021

Dall’inflazione solo turbolenze a breve, non serie minacce all’obbligazionario

 Virgilio Chelli

Dall’inflazione solo turbolenze a breve, non serie minacce all’obbligazionario
Dall’inflazione solo turbolenze a breve, non serie minacce all’obbligazionario

Secondo Goldman Sachs Asset Management, gli investitori possono permettersi di rimanere esposti sui segmenti a rischio del mercato del credito, con portafogli bilanciati e resilienti e con adeguate coperture

Gli investitori devono aspettarsi un rialzo solo moderato dei rendimenti dei Treasury americani nei prossimi mesi, con la possibilità di ulteriore irripidimento della curva dei tassi tra le scadenze a 5 e 10 anni. La recente volatilità mostra che ci saranno sempre rischi sui mercati finanziari, come osservato negli ultimi anni con le tensioni commerciali USA-Cina e la pandemia globale. Ora la volatilità può tornare ad aumentare mentre i mercati si adattano alle riaperture dell’economia, ai dati sull’inflazione e alle indicazioni dei banchieri centrali. Ma la bussola per orientarci in un contesto di “bassi livelli” resta invariata, dopo che il 2020 ha rafforzato la convinzione sull’importanza di portafogli obbligazionari bilanciati e resilienti. Un obiettivo che si può conseguire combinando le esposizioni al rischio con coperture adeguate, compresi i tassi e le valute, o una combinazione di entrambi.

IMPATTO LIMITATO SUL CREDITO CORPORATE E EMERGENTE

Sono le conclusioni cui giunge l’analisi di Goldman Sachs Asset Management, focalizzata su inflazione reale e politica monetaria, secondo cui il fattore alla base del recente rialzo dei rendimenti reali sono le prospettive di crescita supportate dall’ulteriore stimolo fiscale e dall’incoraggiante situazione dei vaccini negli Stati Uniti. Per questo, secondo GSAM, l’impatto sulle attività a rischio come credito societario e debito dei mercati emergenti sarà probabilmente limitato. Ma se si rafforzassero aspettative di politica monetaria meno accomodante il contesto potrebbe diventare meno favorevole.

MOVIMENTO AL RIALZO DEI TASSI REALI

Secondo GSAM i tassi reali si muoveranno comunque al rialzo nel 2021 ma le banche centrali non prenderanno le distanze dalla politica monetaria accomodante almeno fino a tutto il 2021 e anche oltre, perché l’inflazione sottostante rimarrà sottotono e si opterà per un approccio anche più tollerante verso livelli d’inflazione più elevati. Di conseguenza, l’orientamento di GSAM rimane invariato, anzi si rafforza la convinzione della necessità di un’esposizione equilibrata alle attività di rischio, restando dell'idea che i portafogli obbligazionari dei clienti siano in grado di resistere a rischi come la volatilità dei tassi e la speculazione politica.

TURBOLENZE A BREVE TERMINE

In ogni caso GSAM si aspetta qualche aumento dell’inflazione a breve termine per vari motivi, che vanno dal recupero dei prezzi del petrolio, dalla revoca di misure come i tagli delle aliquote IVA, fino a pressioni sui prezzi nei settori sensibili al virus, come ristorazione e intrattenimento, quando le economie ripartiranno. Saranno comunque pressioni temporanee anche perché alcuni cambiamenti nel comportamento dei consumatori durante la pandemia potrebbero rivelarsi permanenti, come la home-delivery del cibo.

MERCATO DEL LAVORO USA ANCORA DEBOLE

L’inflazione rimarrà sottotono anche per la debolezza del mercato del lavoro, con l’occupazione statunitense che ancora a gennaio era sotto il livello di febbraio 2020 di quasi 10 milioni di unità. Inoltre, osserva GSAM, durante l’ultima fase di espansione l’inflazione è rimasta sorprendentemente bassa anche quando l’economia e il mercato del lavoro si erano ripresi, suggerendo che il dato di disoccupazione nazionale non sia una misura efficace dello stato del mercato del lavoro. Inoltre, i trend disinflazionistici come e-commerce e automazione sono stati rafforzati e accelerati dalla pandemia.

http://www.financialounge.com/

Canale di Suez, Shell fa cambiare rotta alle petroliere: indietro di 150 anni

 

Fabio Carbone

Il Canale di Suez resta ancora bloccato, si tenta di disincagliare la Even Given della società armatrice Evergreen dopo aver scavato per metri una sorta di trincea intorno alla prua. Si attendono alcuni rimorchiatori potenti che possano spostarla da lì, almeno per metterla su di un lato del canale e consentire il transito alle circa 200 navi che sono in attesa.

Ma non tutte attendono e chi può ha riprogrammato la rotta e l’unica rotta possibile è ovviamente circumnavigare l’Africa, sì, proprio come Marco Polo e sono all’incirca 151 anni che le navi dirette verso il Mediterraneo o l’Europa del Nord, non hanno più bisogno di farlo.

Dal 1869, infatti, il Canale di Suez è la scorciatoia per la navigazione marittima mondiale. Dall’Europa verso Asia e Oceania e viceversa, passi da lì per fare prima, ma molto prima.

Ebbene alcune navi hanno deciso di cambiare rotta e di non attendere oltre. Si tratta in particolare di una nave della compagnia petrolifera Shell e di una nave che trasporta gas naturale della Cheniere.

In totale sarebbero almeno 10 le navi che hanno cambiato rotta e dal Mar Rosso si stanno portando fuori verso il Golfo di Aden, da dove dovranno virare lungo la costa africana. Si tratta di una circumnavigazione non solo lunga, ma anche assai pericolosa per via dei pirati che navigano su quelle rotte.

Non è noto se le navi che hanno deciso il cambio di rotta hanno ottenuto un qualche appoggio militare da navi di Paesi terzi o se sono in contatto con navi militari del proprio Paese che transitano su quelle rotte in questo momento.

Canale di Suez bloccato: 400 milioni di perdite orarie

Fatto sta che ogni ora che passa si perdono 400 milioni di dollari in movimento di merci nel Canale di Suez. Senza dimenticare che sono passati di lì 1,74 milioni di barili di greggio al giorno e 1,54 milioni di barili di prodotti petroliferi raffinati nel solo 2020.

Fino ad ora si è parlato solo dell’errore umano compiuto dal comandante della immensa nave cargo da 400 metri, anche se l’armatore ha parlato di un problema da addurre alle cattive condizioni meteo.

Nulla si è detto sulla incapacità dell’Autorità del Canale di Suez di evitare l’incidente e di liberare in fretta la fondamentale rotta per il commercio mondiale.

Vedere nelle immagini una piccola escavatrice provare a disincagliare l’enorme nave, fa tenerezza e anche tristezza allo stesso tempo. Il fatto che non ci siano rimorchiatori di stazza adeguata a spostare la nave, tutti hanno visto i minuscoli rimorchiatori in un tentativo disperato di spingere la Ever Given, fanno comprendere che l’Egitto forse non ha tutte le capacità per gestire al meglio il Canale di Suez e il passaggio di navi commerciali.

Le perdite per l’Italia

Il Canale di Suez è una importante via di comunicazione anche per il Made in Italy italiano. Lo scorso anno sono passati di lì circa 550 milioni di merci dirette verso la Cina, ha scritto Coldiretti.

E quest’anno il Made in Italy diretto verso l’Asia aveva ripreso alla grande, con psedizioni di abbigliamento, agroalimentare e autovetture in fortissima crescita. Questa battuta di arresto rischia di complicare il già compromesso quadro economico.

This article was originally posted on FX Empire

Un eccesso di stimolo negli Stati Uniti potrebbe indurre la Fed a stringere

 Virgilio Chelli

Un eccesso di stimolo negli Stati Uniti potrebbe indurre la Fed a stringere
Un eccesso di stimolo negli Stati Uniti potrebbe indurre la Fed a stringere

Lo ipotizza nel suo commento settimanale Allianz Global Investors rilevando che un evento del genere penalizzerebbe gli asset a rischio. Ma ricorda anche le recenti rassicurazioni del presidente Powell

I mercati finanziari, quelli degli Stati Uniti in testa, sono ancora trainati da due forze. La prima è rappresentata da un contesto macroeconomico positivo, con previsioni di accelerazione della crescita globale oltre il potenziale nel secondo e terzo trimestre, e da politiche economiche e monetarie accomodanti, che offrono ulteriore sostegno. Ma la seconda forza è costituita dalla crescente preoccupazione per la possibile riduzione nel tempo del sostegno della politica monetaria. Nel suo commento settimanale titolato "Gli stimoli chiamano stimoli", Ann-Katrin Petersen, Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors, fa il punto e delinea le prospettive.

MONITO DALLA TURCHIA

Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno dovuto fare i conti con diversi importanti eventi su fronti diversi: il netto deprezzamento della lira turca ha sottolineato ancora una volta che i mercati valutari preferiscono le banche centrali indipendenti; in Germania, l’incremento dei nuovi casi di coronavirus e la lentezza della campagna vaccinale hanno indotto le autorità a prolungare il lockdown sino al 18 aprile e a fare marcia indietro sui primi timidi passi verso la riapertura, mentre negli Stati Uniti le la somministrazione dei vaccini procede molto più speditamente.

ECCEZIONALISMO AMERICANO

Secondo l’esperta di AllianzGI questo non è tuttavia l’unico fattore a sostegno del cosiddetto “eccezionalismo americano” e, nel quadro di previsioni globali generalmente favorevoli per il 2021, lo slogan che più si addice agli Stati Uniti sembra essere proprio “Gli stimoli chiamano stimoli”. Appena approvato il pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari proposto dal Presidente Biden e volto a mitigare l’impatto economico della pandemia, si sta già infatti pensando al prossimo piano di stimoli.

LA PROMESSA DI AUMENTARE LE TASSE

Si tratta del cosiddetto “American Recovery Plan” decennale, del valore di circa 3.000 miliardi di dollari, che dovrebbe incrementare il potenziale di lungo periodo della prima economia mondiale, con generosi investimenti nel rinnovo delle infrastrutture, nella transizione a un’economia climaticamente neutra e nell’istruzionePetersen puntualizza però che in campagna elettorale Biden aveva annunciato anche un inasprimento fiscale che avrebbe evitato di finanziare le misure di stimolo unicamente in debito.

RISCHIO DI ECCESSO DI STIMOLI

Sono intenzioni non pienamente condivise dal Congresso e potrebbero cambiare, osserva l’esperta di AllianzGI, mentre un aumento delle imposte sulle società potrebbe intaccare gli utili aziendali. Per questo gli investitori dovrebbero prestare molta attenzione agli sviluppi politici in corso d’anno. Inoltre, prosegue l’analisi di Petersen, un possibile “eccesso di stimoli fiscali” rischia di surriscaldare l’economia statunitense, con conseguenti rischi inflazionistici, il che potrebbe costringere la Fed a ridurre gli stimoli monetari prima di quanto previsto.

RISCHI DI RIBASSO PER GLI ASSET

La conclusione dell’esperta di AllianzGI è che un incremento troppo veloce e/o troppo ampio dei rendimenti obbligazionari USA potrebbe alimentare i rischi di ribasso per le asset class rischiose, anche se in occasione della riunione del FOMC la Fed ha confermato che per il momento non intende ridurre il volume degli asset acquistati, indicando che eventuali rialzi dei tassi di interesse sembrano essere ancora più lontani.

ATESSA DEI DATI IN ASIA, EUROPA E USA

Ora gli investitori guardano ai dati in arrivo, a partire dagli indici PMI dalla Cina, mentre nell’area euro si attendono i dati del Sentiment Economico della Commissione Europea e sull’inflazione. Negli Stati Uniti saranno pubblicati diversi indicatori anticipatori come gli indici PMI dell’ISM e gli ultimi aggiornamenti sul mercato del lavoro, che influenzano la dinamica dei rendimenti dei Treasury a breve termine.

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