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venerdì 18 ottobre 2019

Il Regno Unito non è ancora fuori dalla “palude" Brexit?


Stéphane Dutu, Fundamental Analyst dell’Equity team di Unigestion, spiega che sebbene il Primo Ministro Boris Johnson sia riuscito a concludere un accordo di divorzio all’ultimo minuto con l'Unione europea, il Regno Unito non è ancora fuori dalla “palude" Brexit, in quanto non è ancora sicuro che sabato il Parlamento britannico approverà l'intesa, nel corso della seduta speciale della Camera dei Comuni.
Ottenere l'approvazione dell'accordo sarebbe positivo per l'economia britannica, poiché porterebbe chiarezza sulle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e il suo maggior partner commerciale - spiega Stéphane Dutu -.

L'accordo sosterrebbe anche la sterlina britannica e l'azionario, in particolare i titoli orientati al mercato interno. Il tasso di interesse aumenterebbe, il che sarebbe negativo per le obbligazioni. L'azionario e la sterlina hanno già reagito positivamente negli ultimi giorni, in quanto l'intensificarsi delle trattative tra l'Ue, il Regno Unito e la Repubblica d'Irlanda ha aumentato le aspettative sulla probabilità di un accordo.
L'approvazione dell’intesa sabato darebbe un'ulteriore spinta alla valuta e alle azioni britanniche.
I parlamentari pro-Brexit (c.d. “Brexiteers”) hanno sempre insistito sulla "completa e piena" integrità del Regno Unito, includendo l'Irlanda del Nord. Sicuramente apprezzeranno il fatto che il Primo Ministro britannico è stato in grado di convincere l'Unione europea ad abbandonare il backstop irlandese, progettato per evitare una frontiera fisica (c.d.

“hard border") tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord, ma che avrebbe anche vincolato quest’ultima al rispetto di alcune norme comunitarie. Ma l'abbandono del backstop potrebbe non essere sufficiente per i Brexiteers: il futuro dell'Irlanda del Nord rimane infatti una questione spinosa.

La maggior parte dei deputati dell'opposizione respingerà l'accordo perché non vuole la Brexit sotto nessuna forma - spiega Stéphane Dutu -.

Il DUP, che sostiene la maggioranza in Parlamento, ha dichiarato che non accetterà l’intesa, anche se potrebbe ancora cambiare idea nelle prossime 48 ore per timore che una hard Brexit rappresenti l'unica alternativa. Boris Johnson dovrà trovare 320 parlamentari per far approvare l'accordo, soprattutto tra i Tories.
Anche i parlamentari pro-Brexit dell’opposizione, almeno quelli con lo stomaco necessario per far fronte all'ira dei loro leader, potrebbero schierarsi con il Primo Ministro. Ma diversi osservatori dubitano che Johnson sia in grado di ottenere il loro sostegno.
Se l'accordo non passerà questo sabato, riteniamo che il risultato più probabile sia una nuova proroga del termine della Brexit per altri tre mesi, fino alla fine di gennaio, dato che il Parlamento britannico ha bloccato una hard Brexit il 31 ottobre.

Cosa che darebbe più tempo a Boris Johnson per ottenere una maggioranza parlamentare sull'intesa che ha appena concluso.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Ftse Mib: spunti di trading. Azimut e FinecoBank sotto la lente


L'analisi del Ftse Mib

Seduta a due facce ieri a Piazza Affari dopo un nuovo slancio rialzista in mattinata, ha avviato un movimento a passo di gambero, con una chiusura debole.
Il Ftse Mib ha infatti terminato gli scambi a 22.375 punti, con un calo delo 0,23%, fermandosi a ridosso dei minimi intraday, dopo aver segnato nella prima parte della seduta un nuovo massimo dell'anno a 22.663 punti.
Proprio il deciso ritracciamento partito da questo top impensierisce un po' in merito alla possibile evoluzione del mercato nelle prossime ore.
L'indice dai massimi di ieri è arretrato velocemente di ben 300 punti e questo movimento non è molto incoraggiante, anzi potrebbe anche essere il preludio di una correzione più ampia nel breve.
Conferme in tal senso si avranno in caso di discese sotto i 22.350 punti, precedente resistenza e ora supporto, con primo target in area 22.150, dove verrà chiuso il piccolo gap-up di lunedì scorso.
Al di sotto di tale soglia il Ftse Mib andrà a testare l'area dei 22.000, rotta la quale sarà probabile la copertura del gap di venerdì scorso a ridosso dei 21.750 punti.
Su tenuta dei 22.350/22.300 punti l'indice potrà provare a dare vita ad un nuovo allungo con primo approdo in area 22.500 e obiettivo successivo i massimi di ieri in area 22.660.
Oltre questo livello il Ftse Mib punterà all'area dei 22.800, ultimo ostacolo da abbattere prima di un'estensione rialzista verso la soglia dei 23.000/23.100 punti, raggiunta la quale sarà probabile una breve pausa prima di ulteriori sviluppi verso l'alto.

Azimut: attesi nuovi segnali di forza.

I livelli da tenere d'occhio

Azimut ieri ha vissuto una seduta piuttosto positiva, specie se raffrontata alla chiusura negativa del Ftse Mib.
Il titolo ha infatti mostrato più forza dell'indice di riferimento, salendo dell'1,14% a 17,245 euro e mettendo a segno a terza seduta consecutiva in rialzo.
Azimut nelle ultime giornate ha beneficiato della positiva intonazione che ha interessato l'intero comparto di riferimento ed è stato sostenuto anche dal tema caldo dei tassi negativi sui grandi depositi.
Una misura annunciata al momento da Unicredit, ma nel caso in cui la stessa venisse adottata anche da altri banche, favorirebbe un trasferimento della liquidità verso i prodotti del risparmio gestito.
Dal punto di vista tecnico Azimut si sta riportando sui valori di fine settembre, dai quali era partita una flessione che ha visto le quotazioni scendere fino all'area dei 16,2 euro.
Un livello testato due volte nelle giornate dell'8 e del 9 ottobre e dal quale è partito un bel recupero che ha riportato Azimut circa un euro più in alto.
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Dopo una fase di riflessione durata diverse settimane, il titolo sembra pronto per riattivare il suo trend rialzista che di fatto non è stato messo in discussione dai ritracciamenti che si sono manifestati in maniera più decisa nel mese di agosto.

Ulteriori segnali di forza per Azimut arriveranno dal superamento dei 17,4/17,5 euro, oltre i quali sarà credibile un allungo anche rapido verso i 17,8/18 euro.
Oltre questo livello il titolo si confronterà con i massimi dell'anno toccati a fine aprile a 18,15 euro.


La rottura di questo top aprirà nuovi scenari rialzisti per Azimut, con primo target in area 18,5 euro e un obiettivo successivo a 19 euro, senza escludere estensioni fino alla soglia dei 19,5 euro nella migliore delle ipotesi. 
La mancata riconquista di area 17,4/17,5 euro potrebbe riportare un po' di incertezza, con possibili ripiegamenti verso quota 17 euro.
Al di sotto di quest'ultima la discesa di Azimut proseguirà verso i 16,6/16,5 euro, ma un segnale più marcato di debolezza si avrà con lo sfondamento dei 16,2 euro, preludio ad un approfondimento ribassista verso i minimi di fine agosto in area 15,75 euro.

FinecoBank rompe gli indugi.

Il peggio è alle spalle?

Diversamente da Azimut, ieri FinecoBank si è fermato a ridosso della parità, con un frazionale rialzo dello 0,05% a 10,06 euro.
Il titolo ha mostrato meno vivacità rispetto al suo competitors, ma è anche vero che veniva da due sedute consecutive molto positive nelle quali ha guadagnato quasi il 5%.
FinecoBank ha avviato un bel recupero dai minimi dell'anno aggiornati a metà agosto a 8,42 euro, ma nella prima decade di ottobre ha vissuto una fase piuttosto incerta, durante la quale le quotazioni sono tornate ad un passo da area 9,1 euro.
Il titolo ha reagito malgrado i giudizi improntati alla cautela confermati da diverse banche d'affari dopo la diffusione dei dati sulla raccolta di settembre che pure è stata apprezzata da vari analisti.
Dopo una fase laterale tra i 9,2 e i 9,8 euro, FinecoBank sembra aver rotto gli indugi spingendosi oltre quota 10 euro.


Una rottura che dovrà essere confermata nel breve e in caso di indicazioni positive in tal senso si potrà assistere ad ulteriori sviluppi positivi.
Oltre i massimi di ieri in area 10,3 euro FinecoBank punterà ai 10,45/10,5 euro, rotti i quali ci sarà spazio per un test dei massimi di luglio a 10,75/10,8 euro.
Al superamento della cifra tonda degli 11 euro il titolo allungherà ulteriormente il passo verso gli 11,2 e gli 11,5 euro, con proiezioni successive sui top di inizio maggio a 11,75/11,85 euro, da raggiungere più in là nel tempo.
Incertezza con ritorni sotto quota 10 euro, ma sarà ancor più la violazione dei 9,8 euro a riportare FinecoBank nella fascia laterale da cui sembra appena uscito.
Sotto i 9,8 euro il titolo potrebbe scivolare verso i 9,5 euro prima e in seguito in direzione dei 9,2/9,15 euro.
Cruciale sarà la tenuta di questo sostegno per evitare la violazione di area 9 euro, evento che aprirà le porte ad un ritorno sui minimi dell'anno in area 8,5/8,4 euro.
Fonte: News Trend Online

Clamoroso! Macron: possibile guerra civile in Francia!


In Francia il problema immigrati sta diventando esplosivo. Lo Stato laico per eccellenza ha al suo interno una “minoranza” islamica molto numerosa. E si sa che l’islam, anche se moderato, è una religione con norme piuttosto rigide.
Ed ecco allora che, nonostante la presenza di immigrati nordafricani in Francia, a causa del passato colonialista, non sia certamente un fenomeno recente, ma risalga ormai a parecchi decenni fa, certe problematiche si stanno acuendo soltanto ora, segno evidente che il processo di integrazione sia tutt’altro che completato. 
L’economia transalpina non è certo florida ed un welfare come quello assicurato alla popolazione è possibile soltanto perché la Francia da decenni chiude bilanci in deficit, come suol dirsi usando il linguaggio degli economisti, non termina mai con un avanzo primario.

In altri termini i francesi non hanno ancora sperimentato politiche di austerity.
Attualmente una polemica, apparentemente di poco conto, la richiesta di togliersi il velo entrando in un luogo pubblico, la sala consigliare, avanzata da consiglieri regionali del partito della Le Pen, ad una accompagnatrice di una scolaresca in gita, ha scatenato un dibattito che ben presto ha coinvolto anche le massime cariche dello Stato. 
Naturalmente i lepenisti sono stati accusati di razzismo, criticati duramente da diversi esponenti del partito di Macron, oltre che naturalmente da un gruppo di 90 “celebrità” francesi di origine musulmana.

Ma l’attuale Ministro delle finanze, Bruno Le Maire, titolare del dicastero anche ai tempi di Sarkozy, ha precisato che  “Il velo non è auspicabile nella nostra società”, mentre il Ministro dell’Istruzione prima ha criticato aspramente il gesto nei confronti della donna, successivamente ha però dichiarato che “Indossare il velo in quelle occasioni è una pratica che non va assolutamente incoraggiata”.
A questo punto tutti attendevano l’intervento di Macron in merito, ed il Presidente francese ha approfittato della questione per criticare ferocemente gli esponenti del Rassemblement National arrivando a dire che:
Un mix di questioni d'immigrazione, radicalizzazione, comunitarismo e secolarismo potrebbe trascinare la Francia in una guerra civile.
Ora è chiaro che Macron l’ha sparata grossa, ma rimane il fatto che la tolleranza nei confronti di coloro che manifestano l’appartenenza ad un gruppo religioso non deve arrivare al punto di entrare in conflitto con le regole di uno Stato che, per sua natura, non può essere che laico.
Quel che sta accadendo in Francia, poi, deve servire da monito anche all’Italia, naturalmente la percentuale di immigrati nel nostro Paese è notevolmente inferiore a quella che si registra in Francia, tuttavia la nuova politica di apertura dei porti, rivendicata dal nuovo Governo, sta facendo sensibilmente aumentare gli sbarchi di clandestini, con le conseguenze che tutti quanti ben conosciamo.
Autore: Giancarlo Marcotti Fonte: News Trend Online

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