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martedì 4 dicembre 2018

Morgan Stanley: mercati a un punto di svolta


Bruciata l'euforia di ieri, oggi i mercati tentano di continuare, senza successo, sulla scia di un ottimismo che, piano piano, sta però svanendo. Alle 12.30 il Ftse Mib era in passivo dello 0,6% (19.513 punti), il Ftse 100 a -0,7%, il Cac 40 a -0,44% e il Dax a -0,6%.

I temi di investimento del 2019

A prescindere da quanto accadrà sui mercati nel prossimo futuro con il dipanarsi della questione dei dazi tra Usa e Cina, secondo Morgan Stanley i mercati stanno attraversando un periodo di svolta che si riflette anche nel quadro economico mondiale.

A differenza di quanto si possa credere, però, il fattore del protezionismo e delle incertezze nei rapporti commerciali tra Pechino e Washington non è stato determinante al crollo delle borse nel secondo 2018 quanto, in realtà, l'azione delle banche centrali che, questa volta a differenza del passato, hanno evidenziato la loro intenzione di cambiare strategia.
Il drenaggio che, con tempi e modi diversi è stato intravisto all'orizzonte dopo circa un decennio di politiche accomodanti, è stato sufficiente per convincere gli investitori internazionali a frenare le loro esposizioni sui mercati e ad abbandonare ogni rischio.

Da qui i nuovi trend che caratterizzeranno i mercati secondo Morgan Stanley.

Dollaro debole 

Prima di tutto è possibile prevedere un indebolimento del dollaro che avrebbe raggiunto il suo picco. Ad avvantaggiarsi di questo trend saranno le valute delle economie emergenti le quali, a loro volta, potranno approfittare di un rallentamento dell'economia a stelle e strisce.
E qui si entra subito nel secondo driver del 2019: un'economia più lenta porterà ad una maggior pressione sugli utili Usa i quali, dopo il rally degli ultimi mesi, cresceranno in maniera più lenta rispetto ai mercati internazionali. Risultato: azioni Usa in calo rispetto alle loro colleghe del resto del mondo.

Alla fine, per quanto riguarda l'equity, si assisterà, secondo Morgan Stanley ad un ritorno del value a discapito del growth.

Economia Usa e mondiale

Il ritorno dell'inflazione ormai in atto da quasi due anni, sebbene con alterne vicende, unito alla ripresa globale e alla politica di tassi ai minimi storici ha permesso, nel recente passato, una forte espansione del rapporto p/e in parallelo ad uno scenari di utili in crescita.
Ma da adesso in poi il ritorno di tassi più alti e il formarsi di un contesto internazionale economicamente più incerto potrebbe favorire a sua volta il rifiuto del rischio da parte degli investitori.
Altro elemento da considerare: il riallineamento delle economie mondiali con una convergenza di rendimenti tra quelli Usa e quelli europei.

Un andamento favorito più che altro proprio da un calo di performance in arrivo da Washington mentre l'orizzonte della crescita europea tenderà ad essere stabile. Un piccolo vantaggio si vedrà sul fronte nipponico. Per quanto riguarda l'azionario, sarà l'anno degli emergenti, aiutati anche da prezzi interessanti.
Emergenti che guideranno la riscossa anche con le loro obbligazioni: a dare il la, come accennato, il dollaro debole e una Fed potenzialmente più prudente, tutti fattori che allenteranno la morsa sul debito in dollari.
Fonte: News Trend Online

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