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venerdì 7 dicembre 2018

Il toro USA resiste, ma si nutre di tregue


I mercati azionari europei, ma anche in minore misura quelli asiatici, hanno subito ieri, a scoppio ritardato, le conseguenze del brusco calo avvenuto martedì scorso sull’azionario americano, che aveva perso oltre il -3% su tutti i principali indici. La reazione di mercoledì in Europa fu piuttosto contenuta, complice la chiusura dei mercati americani per il funerale di Bush senior e la convinzione che le perdite fossero state ingigantite in USA proprio dalla necessità di qualche grande fondo di liquidare posizioni prima della festività straordinaria delle borse, decisa solo un paio di giorni prima.
Però l’arresto avvenuto in Canada il primo dicembre, praticamente mentre si svolgeva a Buenos Aires la nota cena della tregua di Trump e Xi, di  Meng Wanzhou, direttore finanziario e figlia del fondatore dell’impero delle telecomunicazioni cinesi Huawei, comunicato solo il 5 dicembre, ha generato ieri quel panico che non si vide mercoledì.

L’arresto è stato fatto su mandato della magistratura americana, che ne chiede l’estradizione per aver violato le leggi USA sulle sanzioni all’Iran ed altri paesi nemici degli USA, ma si intreccia con questioni di spionaggio industriale e contro la sicurezza nazionale e si inquadra nella battaglia per il predominio tecnologico futuro nel campo delle reti di telecomunicazione, di cui Huawei è leader mondiale.
L’arresto ha innervosito molto i cinesi, che ne chiedono l’immediata liberazione, lamentando una violazione dei diritti umani.

Potrebbe portare a ritorsioni da parte del governo cinese ed avvelenare decisamente la tregua sancita dai leader e le trattative per risolvere definitivamente gli squilibri nell’interscambio tra USA e Cina.
Il drammatico intoppo ha mandato nel panico prima le borse asiatiche, che hanno perso intorno ai due punti percentuali di media, e poi le borse europee, che hanno drammatizzato le vendite nel corso della seduta e sono andate a chiudere con perdite superiori al -3%, simili a quelle che martedì scorso si videro in USA.
A contribuire al panico è stata anche la brutta apertura americana e l’accelerazione ribassista degli indici americani nella prima parte della loro seduta.

SP500 è infatti arrivato a fare un minimo di 2.621 punti, persino 10 punti al di sotto dei minimi del 23 novembre scorso, proprio nei minuti in cui i mercati europei chiudevano i battenti.
Il test del forte supporto ha però richiamato i “cacciatori di monnezza”, cioè quelli che, in 10 anni di ciclo rialzista, hanno preso l’abitudine di comprare sui supporti, e finora sono sempre stati premiati.
Anche le “mani sante” dei grossi player patriottici si sono messe all’opera e Wall Street ha nuovamente prodotto “il miracolo dello spike”, cioè un forte rimbalzo dal minimo, che è proseguito fino al termine, con una chiusura a quota 2.696, in grado di riassorbire quasi completamente la perdita, che ammontava alle 17,30 a circa -3%.
Ancora una volta l’ottimismo ad oltranza e la potenza manipolativa del “sistema” hanno preservato il mercato azionario USA dal capitombolo definitivo e consentono di rinviare il funerale del toro.
Un toro malato, acciaccato dall’inversione della curva dei tassi USA, col differenziale tra i rendimenti a 5 anni e quelli a 2 anni diventato negativo, tramortito dai sussulti quotidiani sul fronte della guerra commerciale, ma rianimato da voci che parlano di una FED che tra una decina di giorni, dopo aver alzato ancora una volta i tassi, dovrebbe annunciare una tregua (anche qui…) e sospendere il cammino di rialzo in attesa di verificare se la forza dell’economia USA proseguirà anche nel 2019. 
Oggi i mercati azionari europei dovrebbero aprire in gap rialzista, che vada a recuperare una parte del terreno perso ieri.

E’ difficile che riescano a riprendersi per intero le perdite, come ha fatto Wall Street.
La debolezza europea rispetto alle borse USA è nota e conclamata da tempo. Oltretutto ieri la ferita è stata molto profonda, poiché sia Eurostoxx50 che l’indice tedesco Dax hanno violato abbondantemente il doppio minimo realizzato ad ottobre e novembre, fornendo un primo evidente segnale di continuazione del movimento ribassista.
Il nostro Ftse-Mib sta un po’ meglio, poiché, nonostante il forte calo, non è ancora arrivato al test dei minimi autunnali. Merito della tregua (di nuovo…) in corso tra governo pentastellato e Commissione UE in attesa che Conte presenti le revisioni alla manovra per evitare la procedura di infrazione.

Si continua a rinviare l’appuntamento, poiché nel governo c’è caos tra le due anime e i leaderini non passano giorno senza litigare su qualcosa. Ora il tema su cui accapigliarsi è la “eco-tassa-eco-bonus”. Intanto la Camera sta votando il guscio vuoto che è arrivato in aula.
Dalla manovra sono stati stralciati i due provvedimenti simbolo (reddito di cittadinanza e quota 100) che sono oggetto del contendere con Bruxelles. Si pensa di inserirli al Senato nella versione che si spera di concordare con la Commissione UE. Come si vede, ci sono un sacco di se e di forse.
Perciò si cammina sulle uova anche in Italia, come dimostra lo spread, che mercoledì illudeva di scendere stabilmente sotto i 280 punti, mentre ieri è nuovamente schizzato quasi a 300.
La giornata odierna farà già un miracolo se il recupero riuscirà a concludere la settimana al di sopra dei supporti sfondati ieri da Dax ed Eurostoxx50 e il nostro Ftse-Mib si tenesse a debita distanza da quota 18.400, che è la linea del Piave della nostra Borsa.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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