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giovedì 6 dicembre 2018

Focus sulle mosse del Cartello


L'attenzione resta alta sul petrolio in vista dell'importante appuntamento di domani, quando è prevista la riunione dell'Opec che proseguirà nella giornata di venerdì, per discutere di un possibile taglio della produzione. 
L'obiettivo di tale mossa sarebbe quello di contrastare la caduta dei prezzi dell'oro nero che dal picco di inizio ottobre hanno ceduto oltre 20 dollari, entrando in una fase di bear market.

Intanto l'oro nero, dopo essere riuscito a difendere la soglia dei 50 dollari al barile, ha dato vita ad un primo recupero che per il momento non si è rivelato particolarmente consistente. Le quotazioni dell'oro nero negli ultimi minuti vengono fotografate a 54,45 dollari, in rialzo dello 0,38% rispetto al close di ieri, quando avevano messo a segno un incremento di circa mezzo punto percentuale.


Stando ad alcune notizie arrivate oggi pomeriggio, ci sarebbe il consenso del Cartello su una riduzione della produzione, in merito alla quale sarebbe d'accordo anche la Russia. Nei giorni scorsi il presidente Putin ha dichiarato di voler unire gli sforzi con il principe ereditario saudita per stabilizzare il mercato petrolifero, senza fornire però alcun dettaglio sull'entità dei tagli.

Grande attenzione è rivolta così alla giornata di venerdì quando ci sarà l'incontro con la Russia, da cui l'Opec spera di ricevere un aiuto per compensare l'eccesso di offerta. 
Da un incontro tra i membri del Cartello e il Paese di Putin, è emersa una convergenza su nuovi tagli che secondo il ministro del petrolio dell'Oman dovrebbero durare sei mesi.


Da vedere ora se l'Opec riuscirà effettivamente a resistere alle pressioni degli Stati Uniti che puntano a mantenere basse le quotazioni del petrolio. Proprio quest'oggi in un twitter il presidente Usa, Donald Trump, ha ribadito l'auspico che l'Opec mantenga la produzione di petrolio così com'è, senza limitarla, visto che il mondo non ha bisogno di prezzi più alti.

Per gli analisti di Equita SIM il meeting che avrà inizio domani sarà altamente imprevedibile, con riferimento agli esiti dello stesso. La SIM milanese vede tre potenziali scenari dalla riunione dell’OPEC: il primo è quello di una produzione invariata, il secondo di un taglio esplicito o implicito che non raggiunga 1 milione di barili al giorno e il terzo è quello di una riduzione che si avvicini o superi la cifra appena indicata.


Gli analisti di Equita SIM ricordano che i prezzi del petrolio sono scesi di 25 dollari dall'inizio di ottobre e questo potrebbe limitare un ulteriore downside nel caso in cui si realizzasse lo scenario di un taglio alla produzione inferiore a 1 milione di barili al giorno. 
La SIM milanese evidenzia che i titoli energetici hanno sottoperformato nelle ultime settimane e appaiono interessanti dal punto di vista del rapporto rischio/rendimento.

I fondamentali dell’offerta rimangono favorevoli, considerando il sottoinvestimento delle major oil negli ultimi cinque anni, ma gli analisti ritengono che la performance a breve termine del settore oil dipenderà molto dal risultato dell’OPEC. 
Se non ci sarà nessun taglio, allora gli analisti si aspettano un prezzo dell'oro nero a 50-60 dollari al barile nel 2019, mentre con una riduzione inferiore a 1 milione di barili si salirà a 60-70 dollari, fino a raggiungere i 70-80 dollari in caso di taglio vicino o superiore a 1 milione di barili.


Equita SIM stima per il prossimo anno un prezzo dell'oro nero a 77,5 dollari, più alto di quello indicato dal consensus Bloomberg sul Brent a 75,5 dollari. 
In attesa di novità dall'Opec, gli analisti mantengono una view positiva sul settore energetico, nel quale il titolo preferito è ENI tra le società integrate, mentre nel settore servizi la scelta cade su Saipem e in quello del mid-downstream su Saras.
Fonte: News Trend Online

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