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venerdì 7 dicembre 2018

Bond oggi: Treasury meglio inflation che fisso, numeri alla mano


Niente è realmente certo nel mondo della finanza se perfino il Treasury fa scherzi impensabili fino a pochi giorni fa. Il rendimento del decennale Usa è infatti letteralmente crollato sotto il 2,9%, con minimi addirittura al 2,83%. Un movimento rapidissimo se si pensa che soltanto a inizio novembre si era spinto oltre il 3,2%.
Inutile soffermarsi sui motivi dell’inversione, conseguenza di una corsa ai governativi Usa dovuta a un “risk off” generalizzato. Va invece segnalato come il rendimento “puro” stia avvicinandosi allo zero. Con questa definizione si intende lo yield depurato da inflazione, commissioni di intermediazione ed eventuale imposta sulla plusvalenza.

Certo all’investitore italiano poco importa dell’aumento del costo della vita negli Usa, dovendosi rapportare alla propria, ma una corretta valutazione in termini effettivi è obbligata a tenerne conto, poiché una cosa è il valore dichiarato di un rendimento e altra cosa quello reale.
Sottraendo così dal 2,9% l’inflazione in corso negli Usa (2,52% l’ultimo dato) e gli oneri vari ci si avvicina al cosiddetto “livello neutro”.

Lo switch conviene?

In questo contesto per l’investitore presente sui titoli di Stato Usa nella parte medio-lunga della curva è vantaggioso valutare un possibile concambio su equivalenti bond “inflation”, che al momento attuale garantiscono di più.

Se l’Usa-T-Bond 5,5% 15ag28 (Isin US912810FE39) e l’Usa T-Bond 5,25% 15nv28 (Isin US912810FF04) rendono infatti un identico 2,94%, il corrispondente Usa Tips 1,75% 15ge28 (Isin US912810PV44) si colloca al 3,56%. Essendo il Tips correlato all’inflazione d’oltre Oceano, è evidente che il suo yield reale dipende da quest’ultima.
Come si muoverà nei prossimi tempi? Le varie previsioni formulate da centri studi ne confermano una stabilizzazione fino al 2020, salvo in presenza di fattori eccezionali. Nel 2019 dovrebbe attestarsi al 2,44% per scendere un po’ nel 2020 (2,13%) e riprendere in seguito una progressiva strada di crescita. 

Comunque oltre il 2%

Tutte le ipotesi concordano sul fatto che negli Usa nei prossimi cinque anni si avrà una costanza di aumento annuo del costo della vita oltre la barriera del 2%, il che potrebbe confermare come la politica di rialzo dei tassi sia vicina al fine corsa.

Logicamente si parla di aspettative in un mondo in cui non si riesce più a prevedere nemmeno cosa accadrà domani! Lo stretto nesso fra inflazione e quotazioni del petrolio impone comunque che si ipotizzino i trend di quest’ultimo, visto da alcuni in rialzo e da altri in forte rialzo nei prossimi anni, con congetture perfino di massimi a 100 $, per complessi e particolari fattori tecnico/politici.
La pancia inflattiva perciò è destinata a gonfiarsi, sebbene a livelli non esasperati.

L’alternativa di andare corti

Fatto presente che mediamente gli spread denaro/lettera sul regolamentato italiano si collocano a 100 pb sia per i Treasuries sia per i Tips, valori elevati rispetto a quanto si riscontra sulle Borse europee, un’alternativa forse più adeguata rispetto al collocarsi sugli “inflation” Usa decennali o più lunghi consiste nel preferire gli stessi su scadenze corte e nel trasferirsi poi su quelli successivi al momento del rimborso solo se i rendimenti giustificheranno una simile strategia.

Il Tips 0,125% 15ap20 (Isin US912828K338) è per esempio penalizzato in termini di quotazione dalla bassissima cedola nominale, con l’effetto che quota sotto i 98. L’attuale rendimento lordo a scadenza del 4,19% lo colloca ad ogni modo ben oltre quello di un tasso fisso – stimabile in un 2,7% - dalla stessa vita residua, confermando come il quadro generale degli yield Usa sia in continua evoluzione e richieda approfondimenti prima di qualsiasi decisione di investimento. 
Fonte: News Trend Online

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