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lunedì 3 dicembre 2018

Bond oggi: il Btp future verso la 200. Lì finirebbe il sell-off

L’aria di Buenos Aires farà bene ai nostri titoli di Stato? Le dichiarazioni provenienti dal G20 di un deficit forse contenuto verso il 2% potrebbero costituire il viatico per un nuovo balzo in avanti non solo del future ma anche dei Btp finora più restii a reagire. Vediamo però qual è la situazione del derivato, apparentemente pronto a fornire prove di un significativo “upside”, tale da riportarlo a quote pre crisi. 
Prima la media e poi la resistenza
Il contesto grafico del future appare molto interessante, poiché prossimo a tre livelli determinanti. Il primo – dopo la chiusura venerdì a 124,5 – consiste nella possibile rottura di una trendline rialzista avviatasi il 22 ottobre. Negli ultimi giorni ha rappresentato una perfetta barriera su cui il derivato si è già appoggiato in intraday lunedì scorso per poi avvicinarsi in tutte le sedute successive. Il vero appuntamento chiave è però un altro, ovvero il secondo livello risolutivo: sta nei 126,3 di venerdì della media mobile a 200, che probabilmente scenderà ancora un po’ di qui all’imminente incrocio, se i titoli di Stato italiani proseguiranno nel rimbalzo iniziato il 20 novembre. E’ presumibile che l’incontro avverrà su quota 126, oltre la quale si posiziona infine il terzo livello chiave, quello di una resistenza a 128,2. Tre obiettivi quindi sempre più ambiziosi, superati i quali il “sell-off” iniziato in primavera diventerebbe un ricordo.
Attenzione però!
Prima di cantare vittoria occorrono tuttavia effettivi chiarimenti nel proseguimento della politica economica e soprattutto della stabilità governativa. L’intero contesto dei titoli governativi mediterranei ha visto negli ultimi giorni un po’ di incertezze, a cominciare dalla Grecia per proseguire con gli Oat francesi, emessi da un Paese sull’orlo di una rabbia rivoluzionaria ben maggiore di quanto i media italiani non dicano, e i Bonos spagnoli, possibili vittime di un rischio elezioni anticipate, per le difficoltà nell’approvare la legge di bilancio. I Btp potrebbero quindi superare la fase di difficoltà interne per essere poi coinvolti nel trambusto europeo, forse oggi tendenzialmente più grave. La conferma viene dalle scadenze lunghe, restie a seguire il percorso rialzista di corti e future.
Il 2067 è ancora indietro
Se il derivato ha elargito ottimi segnali di inversione rialzista, il Matusalemme dei Btp evidenzia maggiori difficoltà di scatto. E’ sì uscito dal “trading range” fra i 77,62 e gli 81,15 euro in cui si muoveva dall’8 ottobre ma l’ha fatto a piccoli passi. Per trovare ora riferimenti grafici importanti da superare dovrà quindi compiere un consistente “upside”. Stessa situazione per quella che è la vittima sacrificale della recente crisi dei Btp, ovvero il Btp€i 1,25% scadenza 2032 (Isin IT0005138828), ancora ingabbiato in un quadro grafico complesso. In genere quasi tutti i Btp€i sono deboli, così come i Cct, il che conferma le quasi certezze del mercato su una fase di forte esitazione rispetto a una tenuta dell’inflazione e a una ripresa dei tassi in area Ue. La forza relativa maggiore in effetti viene manifestata attualmente dai Btp corti e medi (fino alle scadenze 5 anni). Dopo – e la stessa curva degli yield lo testimonia – si va verso un non esasperato ma pur sempre progressivo appiattimento, segnale che comincia a richiedere un po’ di attenzione. 

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