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lunedì 3 dicembre 2018

Accordo Usa-Cina: il riscatto degli emergenti


La settimana scorsa Jing Ulrich, amministratore delegato e vice presidente dell'Asia Pacific di JP Morgan Chase aveva avvertito che il Pil cinese sarebbe sceso nel 2019 dall'attuale 6,6% al 6,1%. Si tratterebbe di un calo che non avrebbe comunque impedito alla Cina di rimanere una delle economie con il più alto tasso di crescita al mondo, tasso che, se paragonato a quello statunitense, locomotiva delle economie occidentali e già confermato al 3,5% per il terzo trimestre 2018, è quasi il doppio.

Ritornano gli emergenti

Ma la previsione di JP Morgan potrebbe essere solo il preludio di un trend più vasto che vedrebbe il suo inizio già nelle prossime settimane.

A favore degli emergenti parla anche Eric Robertson, responsabile della strategia macro globale e della ricerca FX di Standard Chartered.
Un dollaro più debole, prezzi del petrolio stabili e rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi in calo abbasseranno la pressione su quei mercati emergenti caratterizzati da un debito in dollari.
Anche per questo motivo lui stesso si definisce "cautamente ottimista" sul futuro dei mercati emergenti perché afferma che i fattori esterni si stanno stabilizzando. A questo si aggiunga anche il fattore politico con l'India, l'Indonesia e la Tailandia si stanno avvicinando alle elezini politiche: i teoria sarebbe un elemento di rischio ma in questo caso, complici le condizioni esterne, dovrebbe risolversi tutto senza gravi preoccupazioni.

Naturalmente vale sempre la regola regina: trattandosi di un settore estremamente eterogeneo, la selezione alla base è di vitale importanza per la riuscita dell'investimento.

La tregua Usa-Cina 

A dare il via al riscatto degli emergenti, la tregua sulla guerra commercial Cino-statunitense siglata al G20 di Buenos Aires.
I mercati asiatici e statunitensi hanno già registrato un forte aumento (futures per Wall Street) dopo la notizia che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping hanno accettato di sospendere l'incremento delle tariffe per 90 giorni. I colloqui hanno perciò ripreso e con essi anche la speranza per tutti i mercati con le prime conseguenze che riguardano il dollaro (in calo) e le valute emergenti (in aumento).Nello specifico l'intesa firmata dai due leader prevede lo stop all'adozione di nuove tariffe doganali durante la durata dei colloqui tra le parti.

Ma più che sua maestà il dollaro, a vincere sarà sicuramente lo yuan, già in forte ripresa. Sul fronte valutario l'euro/dollaro orbita intorno a 1,1373 a causa di una situazione che per il Vecchio Continente è ancora un punto interrogativo che si dibatte tra Italia e Brexit.
Il tutto mentre il dollaro/yen si attesta a 113,494.

Attenzione: non tutto è risolto

La notizia della tregua porta con sé anche altre considerazioni: in realtà si tratta più che altro di un armistizio che non significa la fine delle ostilità, prov ne sia il fatto che le tariffe già scattate restano ancora in vigore.

Inoltre la notizia della ripresa dei colloqui e quindi della riapertura se non altro dei canali di comunicazione si affianca all'altra, grande novità, quella di una Fed potenzialmente più colomba di quanto finora visto. La settimana scorsa, infatti, il governatore della banca centrale Usa aveva fatto notare come il processo di normalizzazione dei tassi di interesse sul dollaro non fosse definito e che l'unico, vero, ago della bilancia sarebbero stati i dati macro, dati macro che, come molti hanno sottolineato, stanno iniziando da qualche tempo a inviare segnali se non proprio di calo, sicuramente di incertezza sul futuro.

Il fattore Trump

C'è anche da sottolineare un altro elemento: la gestione nn solo della crisi ma anche e soprattutto di questi ultimi colloqui è stata portata avanti con lo spirito tipico di Trump e cioè quello di creare una forte atmosfera di tensione con dichiarazioni roboanti e minacciose per poi riuscire a far apparire il risultato ottenuto, qualunque esso sia, come una vittoria.

A coronamento di quanto fatto a Buenos Aires, anche le dichiarazioni rilasciate dall'inquilino dlela Casa Bianca sui prossimi, forti acquisti (non quantificati) da parte della Cina di macchinari agricoli e materie prime.
Fonte: News Trend Online

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