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lunedì 3 dicembre 2018

3 segnali d'allarme sull'economia statunitense


Quando tutti ormai erano tranquilli sul fatto che, almeno gli Stati Uniti, erano usciti dalla crisi economica e potevano vantare dati macro invidiabili, disoccupazione ai minimi storici e un Pil in continuo rialzo, ecco che si intravedono all'orizzonte i primi segnali di allarme. Da CNNBusiness Ludia DePillis ne evidenzia 3.

Aumento del debito societario 

Storicamente si è potuto notare che ogniqualvolta i prestiti alle imprese hanno raggiunto i massimi, immediatamente dopo sono stati seguiti da recessioni.

Nel primo trimestre del 2018, le società statunitensi registravano un totale di 29,6 miliardi di dollari di debiti, poco meno del picco massimo raggiunto nell'ultimo trimestre del 2017.
Un fenomeno che, come è noto, è stato facilitato dalle politiche espansionistiche della Fed le quali permettevano alle aziende di avere finanziamenti facili e capitali con i quali (a volte) investivano in ricerca oppure (spesso) in strategie di ingegneria finanziaria come i buyback.

Con i tassi di interesse in aumento, però, le cose si potrebbero fare più difficili non solo per via della quantità di debito ma anche della qualità.
Nel 2017, secondo una recente nota di Citibank, $ 1,6 trilioni di nuovi debiti emessi negli Stati Uniti avevano tassi di interesse variabili e per giunta sono stati contratti da soggetti che non offrivano grandi garanzie, una situazione che ha ricordato da vicino quanto già accaduto nel 2008.

In caso di difficoltà nel risarcire il debito, la prima cosa che solitamente si fa è tagliare i costi, ovvero la forza lavoro.

Disoccupazione bassa. Troppo

Sicuramente avere un livello di disoccupazione ai minimi da 50 anni potrebbe essere il sogno di molte nazioni, ma come tutte le cose, se portato all'estremo anche questo potrebbe essere pericoloso.
Per quanto il 3,7% di disoccupazione visto ad ottobre abbia dato il via al tanto sospirato aumento dei salari, ha permesso anche a tutti coloro che sono stati licenziati di trovare un nuovo impiego grazie alla grande richiesta di manodopera. Ma un livello di questo tipo è troppo alto anche per un'economia in apparente buona salute come quella statunitense.
Solitamente l'aumento dei salari favorisce un surriscaldamento dell'inflazione la quale, a sua volta, impone, in genere, l'intervento della Federal Reserve che alza i tassi di interesse ella speranza di calibrare il tutto adeguatamente, in modo da evitare di zavorrare la crescita. Come fanno notare da IHS Markit "La verità è che è piuttosto difficile applicare la giusta dose di restrizioni fiscali e monetarie in modo tale da rallentare l'economia tanto da vedere regolato il tasso di disoccupazione senza provocare una vera e propria recessione".
Cosa significa questo? Che a volte si corre anche un rischio di ipercorrezione. "Aumentare troppo rapidamente i tassi potrebbe abbreviare inutilmente l'espansione economica, mentre muoversi troppo lentamente potrebbe portare a un aumento dell'inflazione difficile da invertire", ha sottolineato il vicepresidente della Fed Richard Clarida.

Case e debito studentesco

Per ovvi motivi, immediatamente dopo lo scoppio della crisi le banche, già scottate dalla questione dei mutui subprime, avevano messo paletti molto rigidi per chiunque decidesse di chiedere un finanziamento, talmente rigidi che anche coloro che avevano le carte in regola per ottenerli, rischiavano di essere esclusi.

Col tempo, però, questi paletti si sono man mano allargati. Forse troppo. Un indicatore preoccupante: il rapporto medio debito/reddito per i mutui assicurati dalla Federal Housing Administration attualmente si trova al suo livello record.
I mutui FHA rappresentano circa il 22% del mercato immobiliare e sono molto popolari tra coloro che contraggono un mutuo per la prima volta.
Il motivo? Alcune tipologie di questi mutui sono alternative a quelle convenzionali con bassi standard di sottoscrizione, il che permette l'accesso anche a soggetti con limitati risparmi personali e con bassi punteggi di credito.
Finora, sottolinea il report della DePillis, il rischio di insolvenza appare ancora basso ma come si fa notare, si è registrato un forte aumento delle richieste di rifinanziamenti.

Non solo: sono stati visti in aumento anche i debiti per il finanziamento allo studio e quelli per l'acquisto auto un livello che, in questo caso, è andato anche oltre quello osservato nel periodo pre-recessione. Il che, in caso di rallentamento del mercato del lavoro e quindi di mancanza di garanzie, potrebbe essere un problema non indifferente.
Fonte: News Trend Online

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