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venerdì 30 novembre 2018

Wall Street fa sognare, ma l’Europa delude


Dopo il volo di Wall Street sulle parole titubanti di Powell, effettuato mercoledì a borse europee chiuse, era legittimo aspettarsi ieri una seduta volitiva anche da parte dei mercati azionari euro, in modo da colmare almeno in parte il gap di performance che l’attacco di euforia americana aveva creato tra le due sponde dell’Atlantico.
Invece l’eurozona borsistica continua a mostrare molta apatia e difficoltà a risollevarsi dai livelli molto sacrificati raggiunti negli ultimi due mesi.

Il doppio fendente ribassista (il primo, più profondo, in ottobre ed il secondo nella parte centrale di novembre), di cui dobbiamo attribuire una parte di responsabilità non piccola allo psicodramma italiano, generato dalle strampalate bizzarrie del governo del cambiamento, ha fiaccato il morale degli investitori europei, restii ad assumere posizioni rialziste convinte e più preoccupati di giocare in difesa, vendendo sui rimbalzi, ed modellando l’ottica operativa rialzista su rapidi “mordi e fuggi” quando gli indici raggiungono l’area di ipervenduto.
E’ un piccolo cabotaggio che in realtà affonda le radici in tempi assai più lontani degli ultimi due mesi.
Infatti è dalla primavera del lontano 2015 che la forza relativa dell’indice globale dell’Eurozona Eurostoxx50 rispetto all’indice globale USA SP500 è in calo quasi costante, con una prima forte discesa tra la primavera 2015 e l’estate 2016, una stabilizzazione di circa un anno fino all’estate 2016 ed un nuovo affondo fino a tutt’oggi, coinciso quasi completamente con l’era Trump.
La debolezza motivazionale europea si è rivista all’opera anche ieri, con gli indici che hanno inizialmente tentato di salire per colmare il distacco di quasi 3 punti percentuali accumulato dagli indici USA la sera prima.

Il rimbalzo però non è riuscito ad andare oltre il recupero medio di un punto percentuale scarso. Poi, quasi subito, i compratori hanno tirato i remi in barca ed i venditori hanno preso il  sopravvento, per intascare il magro guadagno. Gli indici si sono perciò appisolati per tutta la giornata intorno alla parità ed Eurostoxx50 ha chiuso la giornata con un +0,19% che permette ai pochi ottimisti di affermare che Powell ha fatto bene anche alle borse europee, mentre credo che chi cerca di dare una lettura disincantata alla seduta di ieri abbia storto non poco il naso.
E non serve crogiolarsi sul fatto che in USA ieri i principali indici azionari hanno perso tra i 2 ed i 3 decimi di punto percentuale.

Il risultato cumulato della due ultime sedute in USA ha registrato comunque un ampio +2%, mentre in Europa si è collezionato uno zero assoluto.
Comunque il rimbalzo di lunedì scorso aveva messo in cantina il fieno necessario ad impedire alle incertezze europee degli ultimi giorni di rovinare il risultato positivo settimanale, ed oggi dovremmo riuscire a constatare l’interruzione dei ribassi settimanali dopo le due brutte settimane precedenti.
Eurostoxx50 è ancora lontano dal dare un segnale di inversione di tendenza, che avremmo solo al superamento convinto di area 3.250, che dista ancora 82 punti, cioè circa il 2,5% dal valore finale di ieri. E’ troppo pretendere che oggi questa distanza venga colmata.
La distanza che deve colmare SP500 per superare livello di 2.762, che fornirebbe un primo importante segnale di ritrovata forza, sembra invece decisamente alla portata dell’indice generalista americano.

La piccola correzione di ieri, assolutamente fisiologica, dopo aver fatto un salto di oltre due punti percentuali nelle ultime 4 ore della seduta precedente, ha fermato l’indice a 2.738, cioè a meno di un punto percentuale da quel livello in cui transiterà oggi la media mobile a 200 sedute, primo importante ostacolo da superare sulla via dello scampato pericolo di inversione ribassista di lungo periodo.
Dipenderà molto da quel che trapelerà oggi sulle intenzioni dei due superpotenti Trump e Xi, che a margine del G20 che ieri si è aperto a Buenos Aires, dovrebbero incontrarsi sabato in un faccia a faccia a cui uno smanioso Trump pare insistentemente fiducioso di raggiungere un accordo di cessate il fuoco nella guerra commerciale tra USA e Cina.

Se il mercato oggi percepirà una concreta possibilità di realizzazione, l’euforia potrebbe consentire di coronare la settimana (e la fine del mese di novembre) con un recupero da record ed il ritorno in extremis al di sopra del crinale che separa per molti analisti il mercato toro da quello orso.
Sarebbe un risultato francamente impensabile all’apertura dei mercati di lunedì scorso.
Quel che ultimamente stiamo vedendo sono gli effetti del risveglio di “madame volatilité”, che da due mesi si è impadronita dei mercati ed infierisce sull’emotività degli operatori, alternando crolli da panico ad euforici recuperi, determinato magari da rumor o interpretazioni di singole frasi pronunciate dai potenti.
I mercati sono così diventati un ottovolante, poco adatto per i deboli di cuore e per chi soffre il mal di mare.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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