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giovedì 8 novembre 2018

Utili in calo per Unicredit

Utili in calo nel terzo trimestre per Unicredit, che svaluta per 846 milioni di euro la quota in Yapi Kredi per le prospettive della Turchia, aumenta gli accantonamenti - in tutto circa 741 mln - per le sanzioni americane e prepara "azioni correttive" per rafforzare il capitale. Si tratterà di cessioni di "attività specifiche, tra cui immobiliari", non ancora approvate dal cda. In più, dopo il calo dei coefficienti patrimoniali dovuto in parte all'allargamento dello spread - l'impatto è stato di circa 9 punti base nel trimestre - la banca intende diminuire del 35% la "sensitivity" dei Btp con impatto sul Cet1.  
Aumentando il peso di quelli classificati come 'held to collect', cioè da tenere fino a scadenza, manterrà però "stabile" il portafoglio, che a fine settembre ammontava a 57,82 miliardi di Titoli di Stato italiani, circa il 48% del totale delle sue esposizioni sovrane.  
Quanto alle svalutazioni, "abbiamo deciso di farle ora perché la banca va bene e siamo estremamente fiduciosi sulla sua performance futura. Con queste operazioni, i rischi sono alle nostre spalle", ha spiegato l'ad Jean Pierre Mustier, che ha annunciato che comprerà da stasera azioni della banca per l'equivalente del suo salario lordo. "Lo farò per mostrare la mia fiducia, non solo nella banca ma anche nell'Italia".  
Nei nove mesi, l'utile della banca è sceso a circa 2,2 miliardi di euro rispetto ai nove mesi del 2017, quando era stato di 4,67 miliardi (-53%). Nel terzo trimestre, scende a 29 milioni (-97%). Per il contesto macroeconomico difficile, sono stati aggiornati alcuni target di Transform 2019, anche se l'utile netto 2019 è stato confermato a 4,7 miliardi di euro.  
Per il 2018, la banca prevede un utile superiore a 2,8 miliardi e un utile netto rettificato al di sopra di 3,6 miliardi. Il Cet1 ratio fully nel terzo trimestre è sceso di 39 punti base al 12,11 e nel 2018 sarà compreso tra l'11,5% e il 12%.  
A pesare sugli utili c'è anche l'assenza delle plusvalenze registrate nel 2017 dalla cessione di Bank Pekao e Pioneer ma il grosso è dato dalle svalutazioni e dagli accantonamenti. "Il nostro è un approccio molto conservativo sulle prospettive della Turchia e sulla profittabilità di Yapi Kredi", ha detto il ceo, che non si aspetta "impatti significativi sul capitale" dalle sanzioni Usa sull'Iran ereditate da operazioni passate della tedesca Hvb. Un accordo in questo senso sarà raggiunto nel primo trimestre del 2019.  
Dal punto di vista della performance commerciale e operativa, la banca cresce: i ricavi totali sono cresciuti del 2% a 4,8 miliardi su base annuale, il margine di interesse è in crescita del 3,2%a 2,8 miliardi. Il risultato operativo netto si è attestato a 1,5 mld nei tre mesi (+23,6) e a 5,2 mld nei nove mesi (+18,3%).  
Mustier ha rimarcato più volte la sua "fiducia" nell'Italia e nella sua economia reale, suggerendo di guardare alla performance della banca sul piano dei prestiti alla clientela retail: nel trimestre, sono aumentati depositi (+5,5%) e prestiti (+4,9%) e i crediti verso la clientela hanno raggiunto 432 mld a fine settembre 2018. La banca ha molta fiducia nelle attività commerciali italiane, ha spiegato il dg Gianni Franco Papa, che al momento non vede "grandi problemi e attenzioni sul piano della liquidità. Da quando lo spread italiano ha cominciato ad allargarsi, i depositi commerciali in Italia, Germania e in Austria sono stabili oppure aumentano. Confermiamo il nostro forte impegno di banca commerciale paneuropea".  
La performance inferiore alle attese del mercato sul piano degli utili non ha fatto bene al titolo di Unicredit, che in Borsa perde circa il 4% a 11,3 euro.  

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