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venerdì 9 novembre 2018

Riflessioni, revisioni e ostinazioni


Il giorno dopo il rally post-elettorale americano le Borse hanno attuato la classica correzione degli eccessi mostrati il giorno precedente. Si è vista maggior voglia di riflettere sul futuro, dopo l’entusiasmo impulsivo della seduta precedente.
La giornata, scarna di dati economici, è stata scandita da appuntamenti istituzionali.
La commissione UE ha reso pubbliche le sue previsioni economiche, il FMI ha pubblicato l’aggiornamento dell’outlook sull’economia europea e la FED ha tenuto la sua riunione mensile di politica monetaria.
Di questi tre appuntamenti, l’ultimo è stato quello più scontato e che ha avuto minore impatto sui mercati.

Nessuno si aspettava mosse da parte della FED, e così è stato. Il rialzo dei tassi verrà fatto nella riunione di dicembre, come da tempo previsto e ieri in qualche modo confermato dal tono del comunicato, che è sostanzialmente la fotocopia di quello del mese precedente.
L’assenza della Conferenza Stampa ha tolto anche la possibilità di stimolare Powell ad aggiungere qualcosa e di rovistare tra le sue risposte.
Intanto dalla Casa Bianca Trump ha fatto la sua prima mossa in modalità “anatra zoppa”, ma è stata assai simile a quelle che ci ha fatto vedere più volte nel biennio passato: un licenziamento.

E’ toccato al ministro della Giustizia Sessions, reo di non aver sabotato l’indagine sul Russiagate a favore di Trump.
In questo modo inizia in modo aggressivo il nuovo corso che a parole, dopo l’esito del voto, ha definito come il momento della collaborazione bi-partisan. 
Wall Street è scesa di qualche decimale, con SP500 e Nasdaq100, il che, dopo un rialzo di oltre due punti percentuali attuato nel giorno precedente, e dopo ben sei rialzi nelle precedenti 7 sedute, non possiamo certo considerare un segnale di debolezza.

Tutt’al più una pausa necessaria.
Leggermente peggio è andata in Europa, dove ha pesato maggiormente la revisione al ribasso delle previsioni di crescita presentata dalla Commissione UE. L’area Euro è vista in rallentamento e dal 2,4% di incremento del PIL, ottenuto lo scorso anno, nel 2018 dovrebbe rallentare al 2,1%, nel 2019 al 1,9%, e nel 2020 al 1,7%.
Non sono dati che entusiasmano i mercati, come non è piaciuto nemmeno il calo delle esportazioni tedesche. 
Il nostro Ftse-Mib ha corretto ancor più (-0,57%) ed è stato il fanalino di coda nelle performance europee di giornata. Ha pesato il fatto che per la Commissione UE il nostro PIL non crescerà al ritmo stimato dal Governo, ma tre decimali in meno sia il prossimo anno che nel 2020.

Pertanto il famoso rapporto Deficit/PIL, che il DEF e le successive lettere di conferma hanno ipotizzato al 2,4% il prossimo anno, secono la Commissione UE diventerà 2,9% e addirittura sfonderà il 3% nel 2020. Inoltre la traiettoria del rapporto Debito/PIL non si invertirà al ribasso, ma continuerà a veleggiare attorno al 131% per i prossimi due anni.
Queste previsioni equivalgono ad una seconda bocciatura della nostra manovra e costituiscono la base per avviare la procedura di infrazione a carico del nostro paese.

Sempre che non arrivino entro il 13 novembre le correzioni sostanziali che riavvicinino le stime economiche alle regole europee, che prevedono, per tutti i paesi con i conti ancora in disordine, la riduzione del deficit strutturale e del rapporto debito/PIL ogni anno, fino al raggiungimento del livello virtuoso di debito (60% del PIL) e del pareggio di bilancio.
Faccio notare che tra i paesi della UE che il prossimo anno avranno un bilancio in avanzo non c’è solo la Germania, ma sono addirittura 9, e tra questi c’è anche  (udite udite!) nientemeno che la Grecia.
L’unico che sfonderebbe clamorosamente le regole è la nostra Italietta, che pretende di passarla liscia con la ostinata dichiarazione fatta da Tria nei giorni scorsi davanti all’Ecofin: “Confermiamo la nostra volontà di rimanere nell’eurozona e la nostra volontà per i prossimi due anni di non rispettarne le regole di appartenenza”.
Lo spread è risalito un po’ anche se la lunghezza delle procedure di infrazione e la speranza di un ravvedimento all’ultimo minuto hanno trattenuto la mano dei venditori e impedito per ora  di ritornare oltre i 300 punti.
Il settore bancario italiano è stato generalmente penalizzato, salvo poche eccezioni e la palma della peggiore banca di giornata è toccata a Unicredit, che ha perso quasi il 4% dopo la comunicazione di revisioni al ribasso nei risultati di quest’anno a causa di svalutazioni precauzionali.
Oggi la seduta Europea dovrebbe partire ancora in ribasso, anche per i cali che in Asia hanno contagiato un po’ tutte le piazze, ma la positività della settimana, sull’indice Eurostoxx50, non dovrebbe essere messa in discussione.

Il nostro Ftse-Mib invece ieri ha chiuso esattamente sui valori a cui ha terminato la scorsa settimana. Una scivolata odierna manderebbe in rosso anche il risultato settimanale.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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