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mercoledì 7 novembre 2018

Gli Stati Uniti verso un nuovo punto di stallo


Ian Heslop, Head of Global Equities e gestore del fondo Merian North American Equity, Merian Global Investors, spiega che le ultime settimane e gli ultimi mesi sono stati frenetici per i commentatori della politica Usa e le elezioni di mid-term hanno dominato in maniera virtuale tutta la retorica. Le esperienze degli ultimi anni (il referendum dell’UE, le elezioni Usa del 2016 e le elezioni britanniche del 2017) hanno reiterato la futilità di prevedere e di attribuire troppo peso alle previsioni di un qualsiasi risultato specifico.

Anche l’elettorato sembra essere più consapevole della possibilità di assistere a sorprese elettorali.
Detto ciò, i risultati delle elezioni portano sempre con sé un significato per i mercati azionari. La vittoria del Partito Democratico (e il controllo della maggioranza) era largamente prevista e prezzata, e probabilmente sarà accolta dai mercati con un’alzata di spalle.
È vero che i piani del Presidente Trump per un ulteriore taglio fiscale saranno probabilmente accantonati, ma una voce Democratica più importante a Capitol Hill aumenta la possibilità di giungere a uno stallo, risultato che spesso rappresenta un risultato positivo per i mercati azionari.

La politica estera è notevolmente un’area in cui questo risultato non rappresenta un ostacolo per i poteri di Trump, che probabilmente continuerà a mostrare i muscoli in tale ambito.
Il dollaro è sceso questa mattina, mentre i futures sui mercati azionari sono in rialzo.
I mercati asiatici hanno chiuso leggermente in negativo nel corso della notte.
All’avvicinarsi delle elezioni di mid-term, i portafogli gestiti dal team azionario di Merian Global Investors sono rimasti ben protetti - spiega Ian Heslop -. La nostra posizione lunga sul momentum ha sofferto durante il sell-off di ottobre e di conseguenza abbiamo ridotto questa esposizione.

Il contesto economico prevalente al momento è incerto, se da un lato gli utili e i dati headline sulla crescita del Pil sembrano relativamente rosei, dall’altro la politica della Fed sta cambiando e la liquidità è stata ridotta. Continuiamo a ritenere che una visione cauta in questo contesto sia del tutto ragionevole.
Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond, Merian Global Investors, spiega che le aspettative sulla crescita economica negli Stati Uniti dovrebbero scendere, dato che è improbabile che assisteremo a ulteriori stimoli fiscali.

I Democratici non sono d’accordo con un ulteriore taglio fiscale, e potrebbero anche essere riluttanti all’idea di appoggiare una spesa infrastrutturale, che potrebbe aumentare le possibilità che Trump venga rieletto fra due anni. Con un Congresso diviso, si potrebbe anche incorrere in un dibattito acceso sul bilancio (a dicembre), rischiando la caduta del Governo, e sulla soglia massima di debito (a marzo 2019).
Sulle questioni commerciali, chiunque sperasse che la vittoria dei Democratici avrebbe portato a toni più moderato, potrebbe doversi ricredere.

La convinzione che la Cina abbia utilizzato pratiche non eque a livello commerciale non è una credenza meramente Repubblicana. Potenziali ostacoli potrebbero insorgere se Trump decidesse di spostare il proprio focus sull’economia e sui mercati azionari per conquistare gli elettori moderati, che sono scontenti delle sue campagne aggressive sull’immigrazione.
Tale scenario potrebbe potenzialmente portare a un raffreddamento delle tensioni commerciali.
In termini di mercato, riteniamo che stiamo assistendo alla fine dell’‘eccezionalismo’ degli Stati Uniti e che la crescita globale potrà tornare ad essere sincronizzata, anche se ad un livello inferiore rispetto al 2017, dato che i output gap sono fermi e le spese pubbliche non stanno più accelerando.

Gli Stati Uniti al momento riscontrano due deficit gemelli, e ciò in teoria dovrebbe portare a una valuta più debole.
Tuttavia, i rendimenti front-end elevati e la crescita solida indicano che i flussi in entrata di capitale hanno mantenuto il dollaro sopravvalutato quest’anno - spiega Nick Wall -.
Un dollaro forte, in quanto valuta predominante per i finanziamenti a livello globale, ha portato ad una volatilità più elevata nel resto del mondo. Al venir meno degli stimoli, e con un potenziale raffreddamento delle tensioni commerciali, ci aspettiamo di assistere alla sottoperformance dei titoli Usa rischiosi e del dollaro rispetto al resto del mondo, via via che il capitale uscirà dagli Stati Uniti: uno scenario non così indesiderabile.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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