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lunedì 5 novembre 2018

Ftse Mib: il trend è negativo. Previsioni e titoli da valutare

 
Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l’intervista realizzata a Gianvito D’Angelo, trader professionista che coniuga analisi intraday e multiday su futures, azioni e forex. Chi volesse contattare Gianvito D’Angelo può scrivere all’indirizzo email: supergianvi@gmail.com, oppure richiedere la sua amicizia sul profilo pubblico Facebook (NasdaqGS: FB - notizie) : @gianvitodangelo.
L'indice Ftse Mib oggi tira un po' il fiato dopo i recuperi delle ultime sedute. Il rimbalzo in atto può proseguire nel breve?
Il Ftse Mib ci ha abituato ad avere un grosso deficit di forza relativa in alcuni momenti rispetto agli altri mercati. Allargando l'orizzonte temporale, la situazione a Piazza Affari non è positiva, malgrado il forte recupero delle ultime sedute.
Rimaniamo in una fase in cui il trend si conferma negativo e non c'è all'orizzonte alcuna inversione dello stesso.
Da quando il Ftse Mib ha violato al ribasso i 20.200 punti la situazione è peggiorata, come del resto è accaduto in passato quando il presidente Draghi ha annunciato il piano di quantitative easing a inizio 2015.
All'epoca l'indice oscillava tra i 21.000 e i 24.000 punti e aveva dato dei segnali negativi di aumento della volatilità, per poi lasciare spazio alla grande discesa scoppiata a inizio 2016.
La salita delle ultime sedute deve essere etichettata come ritracciamento di un impulso che è ancora ribassista. E' utopistico pensare quindi che quelli recenti siano i minimi di periodo e che il Ftse Mib non vada più a ritoccarli.
Dopo aver mollato l'area dei 20.200, ora sarebbe già una gran cosa che l'indice riesca almeno a non chiudere l'anno in rosso e quindi a riportarsi verso i 21.500 punti di gennaio scorso.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) breve Piazza Affari può ancora salire, ma quello che il Ftse Mib potrà fare è un semplice rimbalzo rispetto ad un trend short che purtroppo sussiste. Si tratterà quindi di un movimento non di natura impulsiva, ma un ritracciamento di un trend short che in quanto tale non può essere più ampio dell'impulso. Quest'ultimo è partito dai 21.200/21.400, ultimo massimo di swing più basso e l'idea è che il Ftse Mib non vada a segnare top più alti di questi.
Da considerare che anche gli indici europei non sono così ben impostati, basti pensare al potenziale testa spalle ribassista sul grafico di lunghissimo periodo del Dax. Diventa complicato che il mercato, dopo aver innescato questa figura, possa negarla, arrivando a segnare nuovi massimi storici.
In queste ultime settimane che mancano alla fine del 2018, dovremmo assistere al classico rally di Natale, o quantomeno non ad un crollo dei prezzi.
Tra i bancari oggi Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) e Intesa Sanpaolo (Amsterdam: IO6.AS - notizie) arretrano malgrado l'esito positivo degli stress test. Qual è la sua view su questi due titoli?
Il grafico di Unicredit è molto simile a quello dell'indice Ftse Mib ed evidenzia un brutto trend short. In ottica di medio-lungo periodo l'idea è che il titolo tenda verso la base, ossia verso l'area degli 8,5 euro che potrebbe essere raggiunta entro il primo trimestre del prossimo anno.
L'auspicio è che il ritracciamento attuale sia più ampio possibile verso l'alto, ma non c'è molto spazio di salita. La prima grande resistenza di Unicredit è intorno ad area 12,3 euro e più in alto intorno ai 13,5/13,6 euro, che potrebbe essere il target ideale di fine anno.
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Anche per Intesa Sanpaolo la situazione non è positiva, con un canale decisamente negativo. Anche in questo caso il titolo potrebbe scivolare ancora verso il basso raggiungendo la soglia compresa tra 1,75 e 1,5 euro, per cui l'idea di un posizionamento long è sicuramente da abbandonare per ora.
ENI (Londra: 0N9S.L - notizie) e Saipem (Londra: 0NWY.L - notizie) oggi guadagnano terreno malgrado la discesa accusata nelle ultime giornate dai prezzi del petrolio. Cosa può dirci di questi due titoli?
Come sappiamo su ENI bisogna intervenire su orizzonti temporali non lunghi, perchè da anni lavora su livelli statici. Se compro su un livello basso e vendo su uno alto e aspetto orizzonti temporali superiori ad un mese, nell'80%-90% dei casi ENI va a rimangiare il potenziale guadagno.
Quello che si può fare è comprare cifre tonde come i 14 euro, i 15 o 16, o anche le metà come i 14,50 euro, i 15,5 euro ecc.
L'area intorno ai 14,5 euro corrisponde al minimo segnato a maggio scorso, per cui se il titolo dovesse scendere si potrà comprare a 14,5 euro per poi liquidare sul livello immediatamente successivo.
Saipem per tanto tempo è stata la croce di tanti investitori alla stregua du Banca Monte Paschi. Il titolo ha vissuto però una salita strepitosa, passando dai 3 euro ai 5,5 euro nel giro di pochi mesi.
Ad ottobre anche Saipem ha perso quota complice la negativa intonazione del mercato e la flessione del petrolio. I veri pavimenti del titolo sono su livelli più bassi di quelli attuali e una prima area interessante è quella compresa tra i 4 e i 4,2/4,22 euro, motivo per cui è meglio attendere prima di acquistare.
Cosa può dirci di Leonardo che per ora si mantiene sotto i 10 euro?
Leonardo, dopo le vicissitudini che lo hanno visto crollare dai 16 euro, ha provato a rimbalzare da area 9 euro e da qui in due sedute si è spinto fino a 9,85 euro. Ora il titolo sta provando già a ritracciare e a mio avviso sempre area 9 euro sarebbe interessante per nuovi interventi. Qualora questo non fosse un livello adeguato dal punto di vista dei pattern, attenderei Leonardo su livelli più bassi intorno agli 8 euro.  

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