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lunedì 5 novembre 2018

Elezioni di midterm Usa: possibili conseguenze mondiali


Quanto durerà l'amministrazione Trump? Quale saranno le prossime influenze di Washington sulle diplomazie internazionali? Sono solo due delle domande a cui le elezioni di mediotermine che si terranno negli Usa domani potranno dare risposta. 

Le conseguenze interne

I risultati delle urne, infatti, più che una elezione vera e propria sembrano essere una sorta di referendum a favore o contro la politica di Trump in particolare e dei repubblicani in generale visto che la loro maggioranza nei due rami del parlamento, per quanto numericamente indubitabile, ha un margine estremamente risicato al Senato.

In realtà gli ultimi sondaggi danno un esito alquanto incerto con una Camera che potrebbe tingersi di blu (colore dei democratici) ed un Senato che, invece, è ancora da contendere. Ma al di là del significato politico interno è indubbio che il modello americano sta perdendo slancio a livello internazionale come confermano anche le parole di Stephen Hadley, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente George W.
Bush secondo cui “c'è una ragione per cui le persone prendono sul serio le richieste della Cina di avere un nuovo modello, perché la nostra non sembra più buono quello che sta offrendo adesso Washington".

La Cina

Il paradosso? Che adesso è Pechino a farsi promotrice di un mercato libero e globalizzato, contrastando quindi il capitalista per eccellenza (finora) sul suo stesso terreno.

E ancora. Sempre secondo la Hadley: "La nostra economia non sta ancora producendo una crescita socialmente inclusiva, c'è una lunga lista di problemi sociali, budget, diritti, riforma dell'immigrazione che sono presenti da anni e che dobbiamo affrontare, e non l'abbiamo fatto ... Dobbiamo rispondere ad alcune di queste domande che sono rimaste inevase.".
Questa è dunque la prima conseguenza, a livello internazionale che si dovrà osservare: l'impatto della politica populista sull'elettorato.
In secondo luogo, sarà anche un campione dello stato di salute e longevità dello stesso presidente Trump qundo per longevità, ovviamente, ci si riferisce alla vita politica el presidente.

In altre parole da queste elezioni è possibile intuire se il tycoon potrà permettersi il lusso di guardare a una nuova campagna elettorale già da adesso scegliendo di correre per un secondo mandato.

Trump. altri 4 anni?

Ciò significherebbe, quindi, altri 4 anni di possibili politiche protezioniste ma soprattutto il concretizzarsi di un'ulteriore escalation dei rapporti USA-Iran, il tutto senza contare l'imprevedibilità della guerra commerciale (e non solo con Pechino), oppure anche l'evoluzione, in una direzione o nell'altra, dei negoziati in corso con la Corea del Nord, il tutto senza dimenticare gli innumerevoli conflitti sociali presenti, come già detto, su territorio Usa.

Ultima conseguenza, un rafforzamento di Trump potrebbe essere la conferma di un rafforzamento del fronte populista in tutto il mondo: il “First America” di Trump, infatti, è stato il marchio di fabbrica dal quale molte altre correnti hanno preso ispirazione se non addirittura legittimazione permettendo ai leader che la pensano allo stesso modo, di rafforzare il proprio potere.
L'esempio più classico si è avuto in Europa con la politica anti-immigrazione o in America Latina con l'affermazione di leader dal piglio autoritario come Bolsonaro in Brasile: in entrambi i continenti, i diretti interessati hanno citato Trump come punto di riferimento delle proprie politiche.

E ancora

Sono stati proprio i crescenti disagi dettati dalla cattiva gestione dell'immigrazione in Germania a determinare il crollo della CDU di Angela Merkel e l'addio di quest'ultima alla politica.

Lo stesso cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha confermato che non firmerà il trattato dell'Onu per la riorganizzazione del flusso di rifugiati, trattato che è stato sostenuti da oltre 193 nazioni membri dell'ONU, ad esclusione degli Usa e, successivamente, del primo ministro ungherese Victor Orban che ha rinunciato al patto.
Guardando al continente americano, inoltre, l'elezione a luglio di Andrés Manuel López Obrador come presidente del Messico è a sua volta un chiaro segnale dell'elettorato di rifiuto della classe politica finora presente nella nazione, accusata di essere incapace di risolvere i problemi della popolazione: in altre parole lo stesso pensiero che ha guidato la vittoria di Trump negli Usa.

In realtà Trump&Co non sono certo una sorpresa: la loro affermazione nasce dall'abilità di sfruttare a proprio favore l'inazione e la corruzione della politica tradizionale cieca di fronte alla maggior parte dei problemi più urgenti, soprattutto di natura sociale, derivanti della rapida globalizzazione ma anche dai cambiamenti tecnologici e dalle inevitabili conseguenze che questi fenomeni storici hanno avuto sul tessuto sociale, incapacità protrattasi per anni.
Fonte: News Trend Online

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