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giovedì 29 novembre 2018

Dollaro in calo per tutto il 2020. Parola di Morgan Stanley


Morgan Stanley prevede un dollaro in fase di indebolimento per tutto il 2020. Il motivo? Rendimenti migliori altrove, nello specifico sugli emergenti.

I rating su Usa e Emergenti

La settimana scorsa, infatti, Morgan Stanley ha aggiornato i suoi giudizi sul settore emergente portandolo da Underweight a Overweight, ovvero da sottopeso a sovrappeso, grazie ad una stabilità in arrivo che permetterà al settore di progredire.
Parallelamente la banca ha deciso un cambio di rotta sugli Usa, visti in calo (Underweight).
Da tutti dato in rafforzamento, il biglietto verde potrebbe invece essere oggetto di una svalutazione su più fronti. Di ieri le parole del governatore della Federal Reserve Jerome Powell secondo cui i tassi sembrerebbero essere vicini al livello di neutralità, ovvero quel punto in cui non creerebbero stimolo o rallentamento nei confronti dell'economia nazionale.

Il che farebbe presupporre che, come ha confermato lo stesso Powell, il percorso di normalizzazione e quindi di rialzo continuato previsto per il 2019 non dovrebbe essere serrato.Una prima reazione sul dollaro si è avuta immediatamente dopo le inattese dichiarazioni da colomba di Powell: l'euro è partito verso un consolidamento a 1,1356 dollari con ua perdita, da parte del biglietto verde, di 80 pips in pochi minuti.

Il fattore petrolio

In altre parole la Fed potrebbe riservarsi il diritto di interrompere la serie di strette sul costo del denaro, magari di fronte anche ad alcuni indizi, peraltro già intravisti negli ultimi dati macro sul settore immobiliare, di un rallentamento dell'economia statunitense.

Altro segno premonitore di un rallentamento globale, sebbene condizionato da fattori che vanno ben oltre la sola economia statunitense, è dato dal petrolio. Sul New York Mercantile Exchange, il Wti ha raggiunto quota 49,91 dollari al barile, in calo dell1,1%, dopo aver toccato i 49,41 dollari (minimi da ottobre 2017 mentre il Brent con il suo -1,6% è arrivato a quota 58,19 dollari.
E potrebbe non essere finita qui perchè, è sempre Morgan Stanley che parla, le probabilità che non si possa raggiungere un accordo in sede G20 per un possibile taglio della produzione arrivano al 33%. A frenare le strategie per un rialzo del barile sono le parole del presidente russo Vladimir Putin convinto che quotazioni orbitanti attorno ai 60 dollari siano adatte al mercato e soprattutto innocue per l'economia russa.

Pochi investimenti 

Parallelamente, continua ancora Morgan Stanley, le grandi economie come Europa, Giappone e Cina stanno ora investendo meno nei mercati finanziari globali, quindi la domanda per il dollaro USA probabilmente si potrebbe ridurre.

Numeri alla mano si prevede che l'indice del dollaro scenderà dall'attuale livello di circa 97 a 85 entro il quarto trimestre del prossimo anno, complice anche una possibile interruzione dei rialzi sui tassi orientativamente prevedibile per la metà del 2019, per poi arrivare a 81 entro la fine del 2020.
Ma più forte è l'altro aspetto, quello riguardante il calo di investimenti sui mercati internazionali da parte di grandi potenze come Europa e Cina.

In questo caso a risentirne sarà la valuta. Da ricordare che gli Usa hanno debito pubblico e deficit delle partite correnti (entrate maggiori rispetto all'export) entrambi in aumento.

Il cambio di rotta

Aumentando il debito sarà necessari trovare degli acquirenti e attualmente, ricorda Hans Redeker, responsabile globale della strategia FX di Morgan Stanley, la disponibilità è in calo.
In questi ultimi mesi il boom dell'economia a stelle e strisce e l'aumento dei rendimenti sui bond di stato hanno attirato flussi di capitali che hanno permesso al dollaro di rafforzarsi grazie alla domanda di dollari; in realtà si tratta di un trend che potrebbe interrompersi già dal 2019, viste le potenziali mine vaganti che potrebbero far cambiare la traiettoria del corso nei prossimi mesi.
Fonte: News Trend Online

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