-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 8 novembre 2018

Dal pareggio elettorale il rally di fine anno?


Wall Street gradisce l’esito delle elezioni. Il risultato finale conferma che si è prodotto un sostanziale pareggio, con i Democratici che hanno conquistato la maggioranza alla Camera e hanno aumentato il numero dei loro Governatori, mentre Trump ha consolidato la sua maggioranza al Senato ed ha dimostrato, impegnandosi solo sul fronte dell’appoggio ai candidati repubblicani al Senato, che dove lui si mette in gioco il partito vince, mentre senza di lui non si va da nessuna parte.

Il fronte repubblicano vede quindi un rafforzamento della figura del leader, che in questo modo si guadagna la possibilità di correre tra due anni per il secondo mandato presidenziale, fugando ogni dubbio sulla sua presa nei confronti dell’elettorato repubblicano. Diciamo in sintesi che se Trump perde il dominio assoluto sul Paese, rafforza quello sul suo partito, che senza di lui condizioni precarie di salute.
Esattamente contraria la situazione dei Democratici, che vedono un rafforzamento della fiducia nel partito da parte di giovani e minoranze etniche, che in buona parte avevano abbandonato Hillary Clinton, e che ora sono tornati in massa al voto ed hanno premiato soprattutto i candidati più di sinistra.

Però non hanno ancora trovato un leader carismatico in grado di sfidare Trump tra due anni.
Il Paese esce spaccato a metà da questo voto. Non solo nel Congresso, ma anche dal punto di vista sociale e geografico. La popolazione più giovane ed acculturata, insieme alle minoranze etniche è in gran parte democratica.
Le due coste sono quasi completamente democratiche, il Midwest resta saldamente feudo repubblicano.
Trump si prepara ad affrontare i prossimi due anni da “anatra zoppa”. Secondo la Costituzione USA il Presidente mantiene una grande autonomia decisionale in politica estera e militare, mentre in campo economico deve ottenere l’approvazione delle sue proposte da parte delle due camere.

Nei prossimi due anni non potrà quindi pensare di portare avanti le misure economiche più controverse ed avversate dai democratici, come l’abbattimento completo dell’Obamacare, lo smantellamento delle leggi a tutela del clima e dell’ambiente e la cancellazione della legge Dodd-Frank sulla limitazione dei poteri delle grandi banche e la tutela dei risparmiatori.
Sono tutti provvedimenti che Trump ha avviato ed in parte già realizzato. Ma tutto quel che non è ancora stato fatto difficilmente potrà essere portato a termine.
Credo che Trump, come ci ha fatto vedere già altre volte, si comporterà ancora una volta da grande giocatore di poker e cambierà completamente lo schema di gioco nei prossimi due anni.

Se ha passato i primi due della sua presidenza ad imporre le norme più aggressive, con uno schema tipicamente da muro contro muro, dall’alto della sua duplice maggioranza, che glielo consentiva, mentre ha cercato di resistere all’indagine in corso contro di lui per il Russiagate, non mi stupirei di vedere ora un altro Trump.
Il risultato elettorale lo mette abbastanza al sicuro da ipotesi di impeachment, che necessita dell’approvazione di entrambi i rami del Congresso. Sarebbe stato un guaio per lui se avesse perso anche il Senato, ma ora potrà dormire sonni tranquilli, a meno che emergano fatti clamorosi dall’indagine del procuratore Mueller, che al momento non si vedono.

Trump potrà perciò cambiare ancora una volta la sua maschera e presentarci quella gioviale e portata alla mediazione, con  l’obiettivo di blandire i democratici e strappare concessioni sui temi in cui le distanze politiche sono meno pronunciate, anche a costo di moderare i toni ed il linguaggio triviale a cui ci ha abituati. 
Facciamo un paio di ipotesi.
Dopo aver regalato 2 mila miliardi in 10 anni di sconti fiscali alle imprese, Trump potrebbe proporre di elargire alla classe media, che elettoralmente interessa anche ai democratici, una prossima tornata di tagli alle tasse. Inoltre il prossimo anno potrebbe mettere in campo il famoso piano di ricostruzione delle infrastrutture del paese, già promesso e per ora rinviato.

E’  una tipica politica keynesiana, che in teoria non dovrebbe dispiacere ai democratici e magari potrebbero concedergliela. In cambio il magnate potrebbe smettere per un po’ di calcare la mano contro gli immigrati e potrebbe cercare qualche accordo per ridurre la guerra commerciale in atto.
La tattica di Trump potrebbe essere quella di ottenere concessioni sui temi economici, rilanciare ancora per un paio d’anni la crescita economica, intestarsene il merito e tornare aggressivo nella campagna elettorale presidenziale.

Una vera e propria trappola, che farebbe leva sul senso di responsabilità dei democratici, per poi sconfiggerli nel 2020.
L’incognita principale è come si comporteranno i democratici, che non hanno un leader riconosciuto in grado di dettare una linea ferma. Se cadranno nella trappola, e magari si divideranno, fornendo i voti su qualche provvedimento “per il bene del paese”, Trump dimostrerà ancora una volta la sua abilità di giocatore e potrà addirittura vincere il suo secondo mandato.
Credo che sia più o meno questo lo scenario che i mercati ieri hanno cominciato a scontare.
La possibilità che, tutto sommato, i provvedimenti più graditi ai mercati (tagli fiscali e piano di ammodernamento infrastrutturale), che sono anche quelli più devastanti sul deficit federale dei prossimi anni, possano essere strappati da un’anatra zoppa molto brava a negoziare, ha risvegliato i compratori e consentito un rally che da settimane a Wall Street non vedevamo.
SP500, Dow Jones e Nasdaq100 hanno guadagnato tutti oltre il 2%, in una giornata di rialzo corale che rappresenta una novità.
SP500 ha così scavalcato alla grande la media mobile a 200 periodi e potrebbe ora puntare a tornare verso i massimi storici.

D’altra parte la stagionalità vuole che, dopo un mese di ottobre di sofferenza, segua il classico rally di fine anno con salita degli indici in novembre e dicembre.
Lo spazio per un recupero, fondato sulle attese di un risultato elettorale “pacificatore”, sembra esserci, dato che la FED stasera non cambierà ancora la sua politica monetaria e ci metterà ancora un mese ad alzare i tassi.
Magari in prossimità di quell’evento potremmo avere un altro periodo correttivo, che precederà la stagione dei regali di Natale e lo slancio consumista in grado di completare il rally.
L’Europa non poteva esimersi dal seguire la linea dettata da Wall Street, ed ha realizzato una brillante seduta rialzista, anche se meno eclatante di quella americana.

Eurostoxx50 ha fatto +1,21%, meglio ancora il nostro Ftse-Mib (+1,42%). 
Stiamo a vedere. E cominciamo ad osservare con attenzione il comportamento di Trump e quello dei democratici, per cercare conferme o smentite allo scenario ipotizzato.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.