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mercoledì 7 novembre 2018

Bond oggi: Treasuries forti nella notte pur fra tante esitazioni

 
La sentenza politica delle urne negli Usa è ancora in parte incerta, sebbene appaia chiaro che i Democratici hanno riconquistato la Camera, mentre il Senato resta ai Repubblicani: occorre però conoscere nei dettagli i numeri. Trump parla di grande successo perché allontana da sé alcuni rischi e ipotizza un secondo mandato presidenziale, effetto della sua forza comunicativa, sebbene le perplessità planino sul fronte dell’economia e su quali azioni concrete saranno possibili con la coabitazione parlamentare. Intanto i Treasuries festeggiano ed è questo il tema dominante della notte per gli investitori. Il perché ha due origini: da una parte punta su minori tensioni da esasperati aumenti dei tassi e dall’altro stempera le preoccupazioni di una corsa dell’inflazione, già in frenata negli ultimi due mesi.
Quell’improvviso crash
Nella notte in realtà si è visto un repentino rafforzamento del decennale Usa, con un rendimento sceso addirittura sotto il 3% ma sul movimento occorre attendere spiegazioni tecniche, perché nell’arco di poco tempo lo yield è risalito al 3,20% per poi progressivamente scendere al 3,18%. Isterie da sondaggi? E’ possibile. Tuttavia più che le micro oscillazioni interessa il trend ed esso è inequivocabilmente rialzista nelle quotazioni, così come molto volatile si è confermato il cambio Eur/Usd, sceso a 1,14 per risalire di colpo a 1,147 e collocarsi infine a 1,144. Si stanno quindi concretizzando le ipotesi di un dollaro solo un po’ debole in presenza di un successo a metà fra Democratici e Repubblicani. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) confronto appare comunque più preciso il comportamento dei Treasuries, che temevano sia l’opzione di un’avanzata a 360° dei “Dem” sia quella di un Trump dilagante.
Decennale al bivio
Il responso va in ogni caso preso con una certa freddezza. Il rendimento del decennale Usa è visto ancora in rialzo in base all’analisi tecnica e lo dimostra il fatto che sia superiore al “pivot point” mediano - su base settimanale - evidenziato dalla verifica delle quotazioni, collocato al 3,17%. Lo è di poco e proprio questo fatto porta anche per i governativi a tanta incertezza, come dimostrano le previsioni contrastanti di molti analisti. Alcuni vedono i Fed Funds oltre il 3% nel corso del 2019, altri posticipano quest'obiettivo al 2020 e non pochi infine escludono che si possa salire di molto rispetto alla forchetta attuale del 2-2,25%, sebbene già per dicembre la stragrande maggioranza degli operatori preveda un rialzo al 2,25-2,50%. Come si allungano però le scadenze temporali più si avverte un’inevitabile divergenza di opinioni, con i cauti che sembrano prevalere.
Dei livelli di riferimento
Di (KSE: 003160.KS - notizie) fronte all’incertezza meglio operare sui mercati con dati certi: sono quelli riferiti alla forcella grafica del rendimento: al 3,18% di questa mattina si oppongono valori di rottura al ribasso al 3,11% (con l’inevitabile effetto di un balzo delle quotazioni dei Treasuries) e di rottura al rialzo al 3,27% (con l’inesorabile movimento contrario delle quotazioni): è a questo intervallo che occorre guardare nell’operatività dei titoli di Stato Usa, con un divario abissale rispetto alla media dei colleghi europei. Ecco perché una quota di qualunque portafoglio obbligazionario deve basarsi su bond in dollari, pur con tutte le cautele della copertura sul cambio. 

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