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giovedì 15 novembre 2018

Bond oggi: Btp, quelli che rendono di più, quello che dà di più


Lasciamo stare la crisi del debito italiano! Cerchiamo di trovare invece quali Btp soddisfino di più – nella fase attuale – chi cerca a tutti i costi rendimenti o cedole elevate. E’ una richiesta più ampia di quanto non si creda, perché molte persone devono integrare proventi da lavoro o pensioni oppure crearne puntando su obbligazioni che soddisfino al meglio le proprie esigenze.
Si tratta di una costante domanda, posta spesso timidamente, cui deve andare il rispetto di chiunque operi in campo finanziario. Sono i Btp la scelta giusta? Difficile dirlo ma certamente un rischio di ristrutturazione del debito italiano c’è nel medio termine. E’ pur vero che le alternative risultano o meno redditizie o più complesse da mettere in portafoglio.

I primi sono loro

Facciamo allora come se questa variabile non esistesse (ma esiste!) e guardiamo quali Btp soddisfino oggi la richiesta di rendimenti e di cedole.

Cominciamo da quelli con maggiore yield, distinguendo due categorie, ovvero titoli che quotano sopra 100 o all’opposto che prezzano sotto, differenza sostanziale dal punto di vista fiscale, fatto importante per alcuni e meno per altri. 
A guidare la classifica dei primi come più redditizio si colloca il 4,75% scadenza 1/9/2044 (Isin IT0004923998), che quota 111 euro, con rendimento lordo al 4,05%, unico nella categoria dei tassi fissi a superare la barriera del 4%.

Contro il massimo nell’anno a 138,3 (yield 2,71%) del 18 aprile il balzo in avanti dello yield è stato del 75,3%, semplicemente sbalorditivo, tanto più considerando che la volatilità media si attesta al 14,5%, alta ma non altissima. Essendo stato emesso l’1/3/2013 rientra già nei titoli soggetti potenzialmente a Cacs (clausole di azione collettiva) e quindi come tali ristrutturabili. 
A capeggiare la lista dei secondi come più remunerativo è il 3,25% scadenza 1/9/2046 (Isin IT0005083057), che quota 89,2 euro, con rendimento lordo del 3,89%.

Il massimo nell’anno è stato di 111,1 euro (18/4/2018), corrispondente allora a uno yield del 2,69%. Ne consegue che il progresso in percentuale, rispetto a tale dato, risulta del 44,6%, più modesto rispetto al 2044, con una volatilità media solo di poco inferiore, attestandosi al 13,8%.
Anche il 3,25% è soggetto a Cacs.

Il più generoso è sempre lo stesso

Chi fosse invece ossessionato dall’importo della cedola, per esigenze di incassi di breve/medio periodo, deve rivolgersi al primatista di lunga data fra i Btp, ovvero il 9% scadenza 1/11/2023 (Isin IT0000366655), titolo che a fine 2015 prezzava sui 160 e che ora si trova a 129, complice sia la decompressione da fine Quantitative Easing sia la crisi italiana.

Il rendimento attuale al 2,66% lo riduce a essere poco attraente rispetto al 2044 e al 2046, che vivono inevitabilmente su altri pianeti. Viene quindi bocciato il leader delle cedole per un ratio tecnico tutt’altro che trascurabile: la sua duration a 4,9 è quasi doppia rispetto allo yield, il che comporta che la discesa delle quotazioni sarà inesorabile nei cinque anni di vita residua. 

Addio gestione passiva

Il bilancio è abbastanza preoccupante sotto vari profili ma confortante da altri.

Il crollo è stato ben più netto di quanto non sia avvenuto per esempio per il Future, sebbene il confronto sia illogico per la diversa struttura degli strumenti. E’ pur vero che allo stato attuale l’impatto da rialzo dei tassi dovrebbe essere ammortizzato da quanto avvenuto negli ultimi mesi, sgombrando un’incertezza nel futuro dei Btp.
I movimenti di rendimento appaiono comunque elevatissimi in percentuale e dimostrano come anche i titoli di Stato richiedano una gestione attiva, con tanto di “stop loss”, il che riporta molto indietro nel tempo questo tipo di asset. 
Fonte: News Trend Online

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