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venerdì 30 novembre 2018

BCE: cambio di rotta dopo gli ultimi dati? La view degli esperti


Nel corso della settimana che si conclude oggi sono arrivate importanti indicazioni sullo stato di salute dell'economia europea. In avvio di settimana è stato diffuso in Germania l'indice IFO che ha evidenziato una discesa maggiore di quella attesa, ma segnali di frenata sono arrivati anche dagli aggiornamenti sulla fiducia dei consumatori nell'area euro e in diversi Paesi della stessa.

Non poca attenzione è stata riservata anche ai dati sull'inflazione che tanto in Francia in Germania, quanto in Italia, hanno registrato un andamento più debole dei mesi precedenti. 
Non più tardi di questa mattina in Europa è stato reso noto il dato preliminare dell'indice dei prezzi al consumo che nel mese di novembre è cresciuto del 2% su base annuale, in frenata rispetto al 2,2% di ottobre e al di sotto del 2,1% messo in conto dal mercato.


La versione "core", depurata cioè delle componenti più volatili quali alimentari ed energia, è salita dell'1% anno su anno, anche in questo caso in calo rispetto all'1,1% del mese precedente, deludendo lue aspettative degli analisti che si erano preparati ad un incremento dell'1,3%.

Proprio su quest'ultimo dato si concentra l'attenzione del mercato anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate di recente dal presidente della BCE, Mario Draghi, il quale ha parlato di forti pressioni inflazionistiche al rialzo. 
Di fatto l'aggiornamento diffuso oggi smentisce in parte le parole di Draghi e a tal proposito gli analisti di Kbc Bank ricordano che già in passato i dati macro avevano contraddetto la view del banchiere centrale sul calo solo temporaneo del PIL.


A detta degli esperti alla luce del dato diffuso oggi sulla dinamica dei prezzi al consumi, l'ultimo meeting della BCE di quest'anno, in agenda il 13 dicembre, potrebbe assumere un tono più accomodante. 
Il principale interrogativo che ci si pone alla luce degli ultimi è se il Board guidato da Draghi cambierà la sua rotta prevista sul fronte della politica monetaria.

Secondo gli analisti di Morgan Stanley, la debolezza mostrata dalla lettura preliminare dell'inflazione in Europa a novembre è stata guidata dal settore dei servizi e dovrebbe rivelarsi temporanea. 
La banca americana ritiene che le pressioni inflazionistiche saranno più evidenti man mano che la capacità inutilizzata nell'economia si ridurrà sempre più.


Gli analisti non prevedono grandi cambiamenti nei piani della BCE che non sembra avere fretta di alzare i tassi di interesse, dal momento che è suo agio con la dinamica attuale dei prezzi. Anche alla luce di ciò Morgan Stanley conferma la sua previsione di un incremento del tasso sui depositi ad ottobre del prossimo anno.

Non diversa la posizione dei colleghi di Commerzbank, i quali fanno notare che l'indicazione odierna sull'inflazione hanno confermato, come da loro previsto, che l'accelerazione del dato "core" registrata ad ottobre non ha rappresentato l'inizio di un trend più sostenuto. 
Per gli analisti i numeri arrivati oggi confermano la loro idea che l'inflazione sottostante crescerà più lentamente rispetto alle previsioni della BCE, ma quest'ultima dovrebbe rimanere ottimista sull'imminente aumento dei prezzi core.


A detta di Commerzbank, solo in caso di indebolimento dell'economia maggiore del previsto si potrebbe assistere ad un cambio dei piani della BCE e ad una variazione delle sue stime, visto che una domanda in calo riduce la capacità delle aziende di aumentare i prezzi. 
Nel corso del 2019 si dovrebbe assistere ad una frenata del PIL, ma secondo Morgan Stanley la BCE alzerà ugualmente i tassi di interesse per la prima volta dal 2011.

Intanto l'attenzione si sposta ora sugli aggiornamenti relativi agli indici PMI di novembre che arriveranno la prossima settimana. I dati dovrebbero rivelarsi deboli secondo le previsioni di Nomura, i cui analisti però credono che il Board guidato ds Draghi non modificherà la sua politica monetaria in base agli aggiornamento macro non in linea con le aspettative.


Solo nel caso in cui le prospettive globali dovessero registrare un ulteriore peggioramento, allora alcuni membri della BCE potrebbero decidere di adottare un tono più accomodante. 
Al momento però non si prevedono variazioni di rilievo visto che, come evidenziato da Nomura, l'Eurotower è ancora fermamente convinto che i rischi sulla crescita nell'area euro siano bilancia dalla robusta domanda interna.  
Fonte: News Trend Online

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