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lunedì 5 novembre 2018

Banche: ok stress test, ma strada in salita. I titoli buy ora


A Piazza Affari la seduta odierna prosegue in calo per i titoli del settore bancario che cedono nuovamente il passo alle vendite dopo i recuperi delle ultime sedute. 
Bper Banca lascia sul parterre quasi il 4% del suo valore, seguito da Banco BPM che cede il 2,44%, mentre Intesa Sanpaolo scende di quasi il 2%.
Si difendono un po' meglio Unicredit e Ubi Banca con un calo di circa un punto e mezzo e ancor più Mediobanca con un rosso dell'1,25%. 
I bancari arretrano malgrado l'esito positivo degli stress test, risentendo del rialzo dello spread BTP-Bund che sale di oltre l'1% in direzione dei 294 punti base.

Gli investitori preferiscono rimanere cauti in attesa di novità dalla riunione odierna dell'Eurogruppo in cui si discuterà della manovra italiana. 
Intanto venerdì scorso l'Eba a diffuso i risultati degli stress test che sono stati superati dai quattro gruppi italiani sottoposti ad esame: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Banco BPM.

C'è da dire che quest'anno non era previsto un livello minimo sotto il quale le banche europee vengono bocciate, ma l'esito della prova viene analizzato dalla BCE per aggiustare a dicembre la percentuale di capitale minimo necessario che oggi istituto di credito deve avere in caso di mercati avversi.


Secondo gli analisti di Equita SIM, i risultati dello stress test 2018 confermano la polarizzazione all’interno del settore fra i player di maggiori dimensioni, quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, che riportano meglio in termini assoluti e relativi rispetto alle banche di dimensione inferiore quali Banco BPM e Ubi banca.

Per la SIM milanese le banche italiane hanno riportato una performance nel complesso confortante, seppure con differenze significative all’interno del panel, con un calo del Common Equity Tier 1 nello scenario avverso rispetto al 2017 di 345 punti base, contro i -293 nell’esercizio 2016: soltanto le banche spagnole hanno presentato risultati migliori.
Come spiegato dagli analisti, l’ampia volatilita? a livello di performance nello scenario avverso, da -219 a -453 punti base, e? legata non tanto a differenze nei flussi di NPE o nel costo del credito, quanto piuttosto ai livelli di efficienza di partenza delle varie banche che permettono di assorbire cali del 20% nei ricavi.
Gli esperti di Equita SIM si aspettano quindi che i regolatori, ampiamente presidiato il tema dell’asset quality e del derisking, si concentrino ora sul miglioramento dell’efficienza dei vari player in un contesto in cui la crescita dei ricavi resta vulnerabile a shock esterni.
A parita? di altre condizioni Unicredit e Intesa Sanpaolo dovrebbero vedersi confermati se non ridotti i livelli di SREP 2019, rispettivamente al 10,1% e al 9,3%.

Guardando da vicino ai singoli titoli, secondo gli analisti Unicredit è tra i vincitori dello stress test 2018, in quanto in un contesto macro piu? sfidante  conferma la performance in termini di calo del Common Equity Tier 1 nello scenario avverso, ma con un livello di atterraggio piu? elevato pari al 9,3% dal 7,1% precedente.


Gran parte del calo del CET1, circa il 47%, e? model-driven e non business driven, quindi non riconducibile a perdite di bilancio, di conseguenza secondo Equita SIM assume ancora maggior valore la performance nell’esercizio di stress.
Unicredit riporta un buffer negativo ridotto in termini di CET1 (-71 punti base) nello scenario avverso rispetto allo SREP 2018, ed e? comunque la quarta banca best performer fra le G-SIB.
A parità di altre condizioni gli analisti si aspettano una conferma o anche una riduzione dello SREP 2019.


Non cambia intanto la strategia suggerita per Unicredit che a detta della SIM milanese è da acquistare, con un prezzo obiettivo a 21,5 euro. 

Più cauto invece il giudizio su Intesa Sanpaolo, coperto con un rating "hold" e un target price a 3,2 euro, anche se il gruppo al pari di Unicredit è tra i vincitori dello stress test 2018.
Questo perchè Intesa Sanpaolo addirittura migliora la performance in termini di calo del CET1 nello scenario avverso, ma con un livello di atterraggio leggermente inferiore al 9,7% dal 10,2%. 
Gli analisti evidenziano che l’ottima performance nello scenario avverso e? dovuta non tanto a minori rettifiche su crediti o alla tenuta dei ricavi, quanto piuttosto alla maggiore efficienza che permette di assorbire shock esterni con maggiore flessibilita?.


Intesa Sanpaolo infatti riporta perdite cumulate nel triennio per soli 1,2 milioni di euro, sostanzialmente lo stesso livello di Banco BPM, rispetto aio 900 milioni di Ubi banca e ai 4 miliardi di euro di Unicredit. 
A ciò si aggiunga che Intesa Sanpaolo e? una delle poche banche in grado di mantenere un buffer di capitale in termini di CET1 rispetto allo SREP 2018.
Come per Unicredit, anche nel caso di Intesa Sanpaolo gli analisti si aspettano, a parita? di altre condizioni, una conferma o anche una riduzione dello SREP 2019.

Ubi Banca ha riportato un calo del CET1 nello scenario avverso di 374 punti base, peggiorando la performance dell’esercizio 2016.

Il livello di atterraggio del CET1 al termine del periodo di scenario avverso e? di gran lunga inferiore alla versione 2016 visto che si attesta al 7,5% rispetto all'8,9% e si colloca nell’ultimo quartile del rank europeo.
Nello scenario avverso, Ubi Banca riporta un gap di 179 basis points rispetto allo SREP 2018, ma la performance del gruppo nello stress test e? fortemente penalizzata dai termini dell’esercizio che utilizza come base di partenza il 2017, obbligando quindi a includere nel calcolo alcuni costi straordinari legati all’acquisizione delle tre bridge banks.


Escludendo gli impatti di questi costi, il CET di Ubi Banca risalirebbe sopra l’8,1%, senza dimenticare che la performance operativa della banca non puo? contare sui risparmi di costo legati alle iniziative realizzate nel 2018 in termini di esodi.
Equita SIM fa notare che il calo del CET1 di Ubi Banca nello scenario avverso e? business-driven, evidenziando un tema di efficienza, visto che gli oltre 193 basis points di riduzione sono legati alle perdite di bilancio.

Dato il livello di costo del credito, nello scenario avverso Ubi Banca non ha margini nell’esercizio per mantenere il conto economico a break-even visto che le rettifiche su crediti assorbono per intero il pre-provision profit generando quindi perdite e riducendo il CET1.
Confermata una view cauta sul titolo che per Equita SIM è semplicemente da mantenere in portafoglio, con un fair value a 4,5 euro.



Lo stesso rating "hold" viene reiterato per Banco BPM, con un prezzo obiettivo a 2,6 euro, dopo che il gruppo si è collocato negli ultimi posti dell'esame Eba. Banco BPM ha riportato un calo del CET1 nello scenario avverso di 453 punti base, peggiorando la performance dell’esercizio 2016, rispetto al quale il livello di atterraggio del CET1 al termine dello scenario avverso e? molto inferiore e si è attesta al 6,7% contro il 9% precedente.

Al pari di Ubi Banca, anche Banco BPM si colloca nell’ultimo quartile del rank europeo e nello scenario avverso riporta un gap di 308 punti rispetto allo SREP 2018.
Anche in questo caso la performance nello stress test e? fortemente penalizzata dai termini dell’esercizio che utilizza come base di partenza il 2017, obbligando quindi a includere nel calcolo alcuni costi straordinari o a non computare i benefici di azioni realizzate nel 2018, quali ad esempio le cessioni di crediti non performanti per 5 miliardi di euro.


Gli analisti di Equita SIM fanno notare che anche soltanto escludendo i costi straordinari legati alla fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare, il CET1 di Banco BPM risalirebbe al 7,5% e potrebbe raggiungere l’8% includendo anche i benefici del derisking.
In chiave statica tuttavia la performance nello stress test e? penalizzata per il gruppo dal piu? basso livello di partenza del CET1 che determina un impatto piu? che proporzionale su DTA e computabilita? delle partecipazioni man mano che il capitale scende per effetto delle perdite.


In termini relativi inoltre Banco BPM risente piu? delle altre banche del mark-to-market sui titoli di Stato, con un impatto negativo di circa 510 milioni di euro, e questo spiega gli 80 punti base di calo di CET. 

Intanto i bancari di Piazza Affari sono finiti anche sotto i riflettori di Goldman Sachs, i cui analisti hanno deciso di rivedere al ribasso target price e stime, per tenere conto dell'aumento dello spread e di un outlook macro più difficile.

L'unico buy nel settore bancario è quello riservato ad Unicredit che è da acquistare con un prezzo obiettivo rivisto però da 18,7 a 17,2 euro. La banca americana richiama l'attenzione sulla valutazione molto bassa del titolo che tratta peraltro a forte sconto rispetto ai competitors europei.

Qualora la situazione in Italia dovesse migliorare, Unicredit potrebbe mettere a segno il maggior rimbalzo. 

Ben diversa la strategia suggerita per Intesa Sanpaolo che incassa una bocciatura da Goldman Sachs, con un cambio di rating da "neutral" a "sell" e un target price che scende da 2,7 a 1,95 euro.

Gli analisti riconoscono che la banca è stata la più redditizia nel panorama italiano e vanta una posizione patrimoniale adeguata, ma i suoi risultati risentiranno del deterioramento del quadro macro. Il titolo peraltro scambia a premio anche rispetto ad Unicredit e secondo Goldman Sachs la sua valutazione è vulnerabile, motivo per cui è meglio cercare valore altrove nel settore bancario.



Un downgrade è arrivato anche per Bper Banca, con una raccomandazione che passa da "neutral" a "sell" e un fair value ridotto da 4,1 a 3 euro, dopo che il titolo ha sovraperformato il settore europeo da inizio anno. 

Per Banco BPM e Ubi banca il rating è stato confermato a "neutral", con un prezzo obiettivo tagliato da 2,8 a 2 euro nel primo caso e da 3,6 a 2,8 euro nel secondo.


Infine, al di fuori del paniere principale, Goldman Sachs ha reiterato la raccomandazione "neutral" su Banca Monte Paschi, con un fair value che scende da 2,8 a 1,6 euro, segnalando che il gruppo ha livello di redditività più basso rispetto a quello dei competitors.
Fonte: News Trend Online

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