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lunedì 1 ottobre 2018

Usa in recessione a fine 2019?

 
Gli Stati Uniti sono in una fase di forte ripresa, almeno a giudicare dai dati macro, eppure c'è chi teme che i continui rialzi della Fed potrebbero essere una zavorra troppo pesante. Il sospetto è arrivato a Peter Boockvar , Chief Investment Officer presso Bleakley Advisory Group, secondo cui il percorso di normalizzazione intrapreso da tutte le banche centrali potrebbe spingere l'economia Usa in recessione non più tardi della fine dell'anno prossimo .
Le decisioni sui tassi 
Questa settimana, la Fed ha alzato il suo tasso di interesse di riferimento di un quarto di punto, e aggiornato le sue aspettative per la crescita economica sia per il 2018 che per il 2019, annunciando un prossimo provvedimento di rialzo prima della fine dell'anno. Un un processo che ha fatto storcere il naso a più di un investitore portando addirittura il presidente Usa a criticare l'intera strategia, giudicata un freno alla ripresa dell'economia a stelle e strisce.
A questi si è unito anche Boockvar, che ha ricordato come 10 degli ultimi 13 cicli di aumento dei tassi si siano conclusi con una recessione.
La situazione della Fed
La Fed che ha accumulato 4,5 trilioni di dollari in obbligazioni e altri titoli durante il suo programma di Quantitative Easing, ha iniziato un percorso di rientro costituito da un duplice approccio: da un lato l'aumento costante dei tassi di interesse, dall'altro la fine degli acquisti di titoli di stato, un binomio che a sua volta ha creato condizioni monetarie più restrittive sull'intero mercato finanziario. Allargando la visuale al resto del pianeta, anche la Bce, la Banca Centrale Europea, ha dichiarato all'inizio di quest'anno che il suo programma di allentamento quantitativo per l'acquisto di obbligazioni terminerà a dicembre. Tuttavia, si è impegnata a mantenere bassi i tassi di interesse almeno fino alla metà del 2019. Ma l'istituzione guidata da Mario Draghi (almeno fino a novembre del 2019) non è la sola a voler cambiare rotta, anche la Banca del Giappone, nel frattempo, ha ridotto gradualmente l'acquisto di obbligazioni a lungo termine, sebbene abbia fatto sapere, come la Bce, di voler mantenere ancora a lungo i tassi di interesse particolarmente accomodanti.
Le prospettive per il prossimo anno
Ed è proprio la convergenza di drenaggi operata su più fronti a preoccupare Boockvar. "Il rubinetto monetario cambierà davvero molto il prossimo anno." con la conseguenza che la politica fiscale della Casa Bianca attuata dal presidente Donald Trump potrebbe non avere lo stesso effetto nel compensare la politica monetaria della Fed, anche perché quest'ultima sarebbe enormemente potenziata dalla presenza delle altre due politiche di normalizzazione. Alla fine del 2017 la Casa Bianca arrivò ad approvare una riforma fiscale caratterizzata da una riduzione delle aliquote e da un piano di rientro dei capitali, una decisione giudicata dall'amministrazione Trump storica quanto discussa dai suoi avversari, per l'enorme impatto che avrebbe avuto sul bilancio dello stato. I tagli alle imposte sulle persone ma anche sulle società hanno permesso alle aziende di aumentare i propri guadagni e registrare quindi una forte crescita dei profitti (si parla di utili S&P 500 in aumento in media del 22% quest'anno, secondo FactSet, quasi il doppio del tasso nel 2017).
La combo con i dazi cinesei
Ma non sono pochi quelli che temono, oltre alla Fd, anche la combinazione dell'impatto derivante da una possibile escalation della guerra commerciale in atto tra Usa e Cina: dopo la prima tranche tariffaria scattata a luglio di quest'anno con imposte sull'equivalente di 50 miliardi id dollari in merci cinesi (imposte cui Pechino ha risposto immediatamente con misure speculari), il 24 settembre sono scattati altri provvedimenti per l'equivalente di 200 miliardi di dollari. In questo caso, però, Pechino si è “limitata” a imporre dazi su 60 miliardi di dollari di merci Usa. Una porta aperta per eventuali nuove misure future (magari sul cambio) oppure per permettere alle delegazioni di parlarsi e raggiungere un accordo? Difficile, per il momento, riuscire a capirlo.

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