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giovedì 4 ottobre 2018

Tito Boeri commenta la manovra del Governo: 'più spesa per le pensioni non significa crescere'

Tito Boeri (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)
Tito Boeri sgancia un paio di ‘bombe’ sulla manovra economica del Governo Conte, portata avanti da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il Presidente dell’INPS, uno degli istituti cardine del nostro paese, ha detto la sua in modo piuttosto forte.
Ecco le sue parole: “Non è aumentando la spesa pensionistica che si può far crescere l’economia del nostro paese, è esattamente il contrario. L’aumento dello spread porta alla riduzione dei rendimenti di molti fondi pensione; ciò significa pensioni minori per molti lavoratori e in prospettiva quindi una situazione di maggiore difficoltà per la crescita, con minori possibilità di finanziamenti e liquidità per le imprese“.
Una visione diametralmente opposta rispetto a quella del governo, che punta a far ripartire l’economia con il reddito di cittadinanza, la flat tax e la quota 100 che Salvini vuole fortemente. La quota 100 è per chi ha versato 38 anni di contributi avendo 62 o più anni di età, e secondo i calcoli farebbe immettere nel sistema pensionistico italiano circa 400mila persone in più.
Sul reddito di cittadinanza, Boeri è stato altrettanto duro: “Trasferire risorse da chi lavora a chi non lavora è un percorso sbagliato. Ci vuole più lavoro, il che significa pensioni più alte. Il percorso di successo è quello di alleggerire gli oneri su chi lavora. Muoversi nella direzione opposta, triplicando l’afflusso di chi va in pensione e di chi non lavora, significa colpire la fiscalità generale“.
Sui prepensionamenti Boeri ha aggiunto altra carne al fuoco. “Non è detto che per uno che va in pensione, uno entra, e comunque quest’uno avrà un reddito basso, e di riflesso una minore contribuzione. La storia insegna che più prepensionamenti significa più disoccupazione giovanile. Un esempio? Il settore pubblico. Chi uscirà, almeno nel breve, non verrà sostituito“.
Qualche giorno fa Boeri aveva difeso la Fornero, in un discorso a Roma: “Il meccanismo dell’età pensionabile collegato all’aspettativa di vita è pensato per pesare meno sui giovani. Se si fermasse l’età pensionabile a 67 anni e per vent’anni non si facessero gli adeguamenti previsti dalla legge Tremonti-Sacconi del 2010 resi automatici dalla riforma Fornero, il rischio è quello di avere una spesa aggiuntiva per le pensioni di 140 miliardi di euro da qui al 2040. Occorre pensare prima ai giovani e alle famiglie con bambini, perché le persone che sono in età di pensione non hanno subito le penalizzazioni a cui rischiano di andare incontro i neo-assunti. Le persone con più di 65 anni sono la fascia della popolazione che è stata colpita meno dalla crisi. La parte di spesa pensionistica che va ai minori è sempre di meno, perché sempre meno pensionati hanno nipoti; tuttavia non si può certo contare su questo trasferimento. Gli italiani sono attenti alle famiglie e ai nipoti ma nelle scelte finiscono per essere fortemente egoisti verso i bambini“.
Sulle parole del Presidente dell’INPS, già criticato a inizio di questa legislatura da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio, si attendono risposte piccate da parte del Governo, che probabilmente userà l’arma del cosiddetto ‘attacco politico’, come accaduto negli ultimi mesi. Il mandato di Boeri scade nel 2019, e sicuramente per lui saranno mesi molto complicati da gestire…
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