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martedì 2 ottobre 2018

Spread,ecco perchè può costare agli italiani 9 miliardi nel 2019

Roma, 2 ott. (askanews) - Non solo flat tax, superamento della Fornero e reddito di cittadinanza. Sul fronte delle uscite la manovra per il 2019 dovrà fare i conti con una spesa per interessi sul debito pubblico che torna a crescere interrompendo un percorso di progressivo calo che dura da sei anni.
L'aumento dei tassi e l'allargamento dello spread hanno un impatto immediato sulla spesa per interessi. Negli ultimi sei anni è stato questo capitolo di spesa a generare il progressivo miglioramento del livello del rapporto deficit. Nel 2012 l'Italia ha sostenuto 83 miliardi di spesa per interessi sul debito e nel Def firmato dal precedente governo l'indicazione era per il 2018 un nuovo calo a 63 miliardi.
Da maggio tuttavia le fibrillazioni sui mercati hanno alimentato la tensione sullo spread tra Btp e Bund che si è rapidamente ampliato in area 200 punti. Nei mesi scorsi l'Ufficio parlamentare di bilancio ha prodotto una analisi delineando diversi scenari sulle esigenze di rifinanziamento del debito pubblico e una previsione della spesa per interessi.
Il primo scenario prevede uno shock sullo spread di 100 punti base su tutta la curva dei rendimenti a partire da gennaio scorso e fino al 2020. Già nel 2018 la spesa per interessi aumenterebbe di 1,8 miliardi, 4,5 miliardi l'anno prossimo e 6,6 miliardi nel 2020. Lo shock di 100 punti si è materializzato a fine maggio e quindi il maggior onere per l'anno in corso sarà inferiore. Ma un balzo dello spread di 100 punti dopo il varo dell'aggiornamento del Def sembra ottimistico.
Sempre l'analisi dell'Upb indicava che uno shock da 200 punti base (dunque in area 300 punti) comporterebbe un impatto doppio. Quindi per il 2019 la spesa per interessi aumenterebbe di circa 9 miliardi (quasi un reddito di cittadinanza) per superare i 13 miliardi nel 2020.
C'è anche un terzo scenario che si basa sull'incremento differenziato della curva dei tassi a breve e a lungo termine, applicando lo spread registrato nella prima fase della crisi del debito del 2011. In questo scenario la spesa per interessi aumenterebbe già di 3 miliardi quest'anno, 7,7 miliardi l'anno prossimo e oltre 10 miliardi nel 2020.
La spesa per interessi tuttavia è influenzata non solo dai tassi ma anche dal livello di fabbisogno. L'analisi dell'Upb ipotizza un aumento del fabbisogno pari all'1% del pil nel 2018-2020, dunque più contenuto rispetto all'asticella fissata dal governo per il deficit.
La simulazione ipotizza un flusso di maggiori emissioni tale che lo stock dei titoli di stato a fine 2018 risulti maggiore di circa 17 miliardi rispetto allo scenario base (380 miliardi di euro l'ammontare delle emissioni per il 2019 e il 2020). Il risultato sarebbe un aumento della spesa per interessi di 140 milioni quest'anno, 560 milioni l'anno prossimo e 1,2 miliardi nel 2020.

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