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martedì 2 ottobre 2018

Si stanno addensando nuvoloni neri, si avvicina la recessione

 
Prima JP Morgan, poi Morgan Stanley (Xetra: 885836 - notizie) , oggi è il turno di SocGen (Parigi: FR0000130809 - notizie) .
L'ultimo rapporto Global Economic Outlook di Societe Generale (Swiss: 519928.SW - notizie) intitolato "Storm Clouds Gathering" è il più cupo delle ultime tre edizioni. La banca francese afferma che mentre la crescita globale è stabile in questo momento, i rischi di una recessione diventando sempre più pronunciati. Questi rischi sono profondamente radicati in fattori ciclici e finanziari, ma soprattutto nel processo decisionale politico, prevedendo che la prossima recessione negli Stati Uniti arriverà nel 2019/20.
Quattro dei principali rischi di recessione indicati dalla banca (protezionismo/guerre commerciali, forte correzione dei prezzi delle azioni, incertezza nella politica europea e profonda crisi economica in Cina) si stanno trasformando in minacce significative. Sono rappresentate dall'iconico "Swan Chart" della banca francese.
Nei prossimi 12 mesi un'ulteriore intensificazione della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina danneggerà la crescita globale, oltre ad una forte ripercussione sui mercati finanziari. SocGen sostiene che mentre l'impatto della guerra commerciale sulla crescita del PIL globale rimane difficile da quantificare, il commercio globale e la crescita del PIL rallenteranno perché aumenteranno i prezzi delle importazioni nelle economie che impongono dazi o quote.
Il volume degli scambi globali si sta già indebolendo
L'indice del commercio mondiale e la crescita delle esportazioni cinesi hanno raggiunto il picco
Naturalmente una guerra commerciale a tutto campo tra Cina e Stati Uniti danneggerebbe la Cina in diversi scenari, continua la banca francese. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) 2017 le esportazioni cinesi totali verso gli Stati Uniti sono ammontate a poco più di $500 miliardi, quasi il 4% del PIL cinese. Una riduzione del 50% di tali flussi danneggerebbe la crescita della Cina. E con la Cina che nell'economia globale ricopre circa il 15% degli scambi commerciali, ciò si tradurrebbe in uno shock negativo per la crescita globale. Per anticipare questi shock, le autorità cinesi hanno già ridimensionato il loro sistema bancario ombra in preparazione alle turbolenze finanziarie.
SocGen ha quindi indirizzato le proprie preoccupazioni sulle economie "vulnerabili" dei mercati emergenti, in particolare l'Argentina, la Turchia, il Brasile e il Sudafrica, le cui valute si sono deprezzate del 18-20% rispetto al dollaro sin dall'inizio del 2018. L'attenzione si concentra sulla governance e sul debito in valuta estera nel contesto di un aumento dei tassi d'interesse USA e di una salita del dollaro.
Il restringimento della politica monetaria degli Stati Uniti e la fine del denaro a basso costo stanno rendendo anche SocGen più consapevole del rischio nei mercati, la quale ha aggiunto che una carenza di dollari è stato il principale colpevole del caos nei mercati emergenti.
Ancora più importante, SocGen ritiene che il ciclo di rialzo dei tassi negli Stati Uniti durerà molto di più (salire fino a quando qualcosa non si rompe), e la pressione delle valute dei mercati emergenti e dei relativi asset potrebbe diffondersi a livello globale nel 2019. Inoltre le economie che hanno ignorato la pressione proveniente dai mercati emergenti potrebbero finire nei guai a breve termine.
Nel frattempo i rischi di correzione nei mercati azionari delle economie sviluppate rimangono una minaccia significativa. SocGen ha detto che gli indici del mercato azionario degli Stati Uniti hanno continuato a stabilire nuovi record, sebbene la maggior parte dei mercati azionari delle altre economie sviluppate sia in calo da inizio anno, soprattutto in Europa.
Il divario crescente tra i mercati azionari statunitensi e il resto del mondo è stato illustrato nell'ultimo podcast di Jeff Gundlach.
Non è solo SocGen e Gundlach che sostengono che i mercati azionari statunitensi abbiano raggiunto l'apice, l'ultimo rapporto di Morgan Stanley ha mostrato che le proiezioni di crescita dell'indice S&P 500 sono destinate a declinare rapidamente nel primo trimestre del 2019.
L'espansione americana è forte per ora, ma la prossima recessione incombe nel 2019/20
Per quanto riguarda l'economia degli Stati Uniti, l'unica domanda è quando scadrà lo stimolo fiscale di Trump:
Il rallentamento della crescita negli Stati Uniti tra fine 2017 e inizio 2018, per quanto lieve, si è dimostrato transitorio e il PIL ha avuto una forte accelerazione nel 2° trimestre. La forza del rimbalzo ha superato le nostre aspettative e quindi le previsioni degli Stati Uniti sono salite da 0.2 p al 2.8% e 1.6% rispettivamente per quest'anno e per il prossimo, ancora sostanzialmente al di sotto del consenso generale (circa il 2.6%). Infatti prevediamo una crescita trimestrale rallentata da qui e una crescita anno/anno in declino da oggi in poi.
Per il prossimo anno o giù di lì, l'economia degli Stati Uniti continuerà ad essere sostenuta da tagli delle tasse e da una maggiore spesa pubblica, predice SocGen. Questo, insieme ad una crescita dell'occupazione solida, sosterrà la crescita dei consumi privati ??ad un tasso salutare fino al 2019. I tagli delle imposte sulle società possono anche essere un fattore trainante gli investimenti, ma le prove non sono chiare, considerato lo scopo relativamente ristretto di queste spese, molte delle quali sono andate in IT, software e trivellazione petrolifera.
Se le riduzioni delle tasse fossero un fattore importante negli investimenti, la spesa dovrebbe essere più ampia. Più in generale, condizioni ristrette dell'offerta giocano probabilmente un ruolo maggiore rispetto alle riduzioni fiscali, la maggior parte delle quali viene restituita agli investitori tramite acquisti di azioni.
Per quanto riguarda la crescita prevista degli Stati Uniti, ecco l'unico grafico che il presidente Trump spera non si trasformi in realtà, in quanto l'alternativa è un salto nel baratro.
da Zerohedge
Traduzione di Francesco Simoncelli

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