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mercoledì 3 ottobre 2018

Russia in aiuto dell'Opec per abbassare i prezzi del petrolio?


Colpo di scena nel mondo del petrolio: la Russia potrebbe correre in aiuto dell'Opec per tentare di abbassare i prezzi del barile.

La volontà russa

La notizia potrebbe trovare una conferma nelle dichiarazioni di Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (RDIF) secondo cui "La Russia non è interessata a mantenere i prezzi del petrolio estremamente alti, anzi riteniamo che il livello attuale sia fin troppo alto e, forse, dovrebbe scendere un poco” aggiungendo che la cooperazione con l'OPEC non è solo un accordo per aumentare i prezzi ma per stabilizzarli, quindi, se i prezzi diventano troppo alti, sia l'Arabia Saudita che Mosca hanno il dovere di aumentare la capacità la produzione.
Parole che arrivano sull'onda di un aumento costante del greggio: da metà agosto, infatti, il Brent e il WTI sono aumentati rispettivamente del 20% e del 17%, tanto da portare più volte persino il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a chiedere ufficialmente all'Opec di rivedere l'accordo sui tagli alla produzione, accordo nato nel 2016 dopo la crisi del greggio che portò le quotazioni sull'orlo dei 20 dollari al barile.

In particolare l'invito di Trump era a Russia ed Arabia Saudita di incrementare la produzione.

Il problema Iran 

Una richiesta che nasce anche dalle prospettive di una carenza di rifornimenti: con l'entrata in vigore delle sanzioni sull'Iran volute dagli Usa e attive dall'inizio di agosto con la prima tranche, il mercato del greggio potrebbe vedere dal 4 novembre (giorno in cui scatterebbero quelle riguardanti il settore energetico) un deficit che va dai 500mila ai 2 milioni di barili, ovvero quanto arrivava dagli stabilimenti di Teheran.
Intanto il ministro dell'Energia e dell'industria del Qatar, Mohammed Bin Saleh Al-Sada ha difeso la strategia del mercato petrolifero dell'OPEC, affermando che l'intesa tra i produttori interni ed esterni al gruppo, Russia in primis, non ha lo scopo di manipolare i prezzi del petrolio come insinuato da Trump, ma di bilanciare il mercato.

La dimostrazione, secondo quanto da lui evidenziato, sta nel fatto che parallelamente a quella scelta sul taglio dell'output si ebbe una delle peggiori performance economica a livello globale, trend che ha visto un andamento diametralmente opposto se si guarda a quanto invece accaduto con la recente ripresa dei prezzi a cui si è accompagnata anche una ripresa globale.
Attualmente il prezzo del petrolio oscilla tra gli 85 dollari del Brent e i 75,2 del Wti.
Fonte: News Trend Online

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