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lunedì 8 ottobre 2018

Piazza Affari: i titoli più importanti della giornata


L'uscita dall'euro non è all'ordine del giorno ma è innegabile che i rapporti con Bruxelles e le regole che governano l'Ue dovranno presto essere cambiate, soprattutto in vista delle elezioni europee della prossima primavera che potrebbero con ogni probabilità decidere per un nuovo corso in Europa.

La questione politica

Questa, in estrema sintesi, la posizione dei due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio i quali, con le loro dichiarazioni, hanno contribuito non poco ad appesantire il clima già difficile che si è respirato per tutta la seduta a Piazza Affari.

Apertura che già alle 9,40 vedeva un passivo di 1,4%, saldo che, seppur parziale, si è deteriorato man mano arrivando alle 14,50 a registrare -2,5%. Spread tra bund e btp oltre i 300 punti e rendimenti sul decennale italiano che toccano il 3,6%, il livello più alto negli ultimi 5 anni.
Difficile riuscire sul Ftse Mib addirittura individuare le azioni in territorio positivo dal momento che l'unica possibile candidata è la Recordati con lo 0,44% di vantaggio.

Il pericolo sulle banche

Inevitabile guardare al settore bancario come quello più penalizzato dalla situazione; la conferma arriva anche dalla classifica dei peggiori performer che vede al primo posto Banco BPM con -5,34%, seguito da Moncler a -4,9% e da Ubi Banca a 4,85%.

Ma allargando la visuale a tutti gli altri istituti di credito la situazione non cambia di molto: Banca Generali a -3,86%, Banca Mediolanum a -3,34%, Carige -1,3%, Mps -5%, Unicredit -4,16%, Intesa Sanpaolo -3,86%. Non va meglio nemmeno il comparto assicurativo con Unipol e UnipolSai rispettivamente a -3% e -2,77%.
La pietra d'inciampo è stata la stroncatura anticipata dell'Unione Europea della manovra sul Def, il documento di Economia e Finanza, che è stata giudicata, nei suoi intenti, come una sensibile deviazione dai target fissati.

Nello specifico quel deficit Pil che nel prossimo triennio dovrebbe passare dal previsto (e odiato dall'Europa) 2,4% del 2019 al 2,1% per il 2020 e all'1,8% nel 2021.

La posizione dell'Europa

Non solo ma i nuovi obiettivi di spesa, ricordano ancora in Europa, indicano un disavanzo dello 0,8% del Pil nel 2019, contro il limite dello 0,6% inizialmente prefissato.
E ancora: la revisione sugli obiettivi per il deficit potrebbe a sua volta nemmeno essere utile per ridurre il debito a sottolinearlo sono gli esperti del team Research, Strategy and Analysis di Amundi che evidenziano come i numeri rivisti al ribasso, invece del 2,4% inizialmente fissato in media per il prossimo triennio, non porterebbe ad effettiva crescita con la possibilità, sottolineano in una nota, di “non rispettare gli obiettivi di diminuzione del debito pubblico”.

Il valzer delle poltrone

Ma se l'Europa ci condanna, anche lei deve affrontare i suoi problemi: in vista dei numerosi cambi di poltrona è iniziato il valzer delle nomine.

In ballo, per iniziare, la nomina del presidente del Ssm (Single Supervisory Mechanism o Meccanismo unico di vigilanza europeo) la cui guida sarà lasciata a dicembre dall'attuale presidente, il francese Danièle Nouy: in lizza ci sarebbero l’italiano Andrea Enria, l’irlandese Sharon Donnery e il francese e favorito, Robert Ophèle.
Per la Commissione Europea, invece, sembra che Berlino abbia tacitamente abbandonato l'idea della Bce a favore di quest'ultima. Ma in caso di mancata poltrona tedesca allora la Cancelliera Angela Merkel non esiterebbe a tirar fuori l'asso nella manica, l'attuale presidente della Bundesbank Jens Weidmann.
Fonte: News Trend Online

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