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giovedì 11 ottobre 2018

L’alternativo cerca il suo posto in portafoglio.

Grazie alla collaborazione tra il team italiano (un ringraziamento particolare a Mauro Zambotti per l’aiuto nell’estrazione dei dati dalla piattaforma Morningstar Direct) e i ricercatori sulle strategie alternative di Morningstar, Jason Kephart e Maciej Kowara, già autori del precedente studio, abbiamo messo alla prova i fondi alternativi Ucits europei.
L’obiettivo è stato quello di cercare di rispondere alla domanda: quali sono i benefici dei cosiddetti liquide alternative in termini di diversificazione di un portafoglio tradizionale?
Gli alternativi in un portafoglio 60/40
Le Categorie Morningstar di fondi esaminati sono state: Global macro, Long/short debt, Long/short equity Europe, Market Neutral, Multistrategy e Systematic future. Abbiamo inserito nell’analisi anche i comparti specializzati sulle materie prime, che sono storicamente considerati strumenti di diversificazione. Come nel caso americano, la capacità di creare valore è stata misurata prendendo a riferimento l’allocazione tradizionale 60/40, ma utilizzando degli indici in euro. In particolare, per la componente azionaria (60%) sono stati impiegati gli indici Msci Europe (45%) e Msci World (15%); per quella di reddito fisso, i benchmark sono stati Bloomberg Barclays Euro aggregate bond (35%) e Bloomberg Barclays Pan European high yield (5%). L’intervallo temporale va da inizio 2010 a fine 2017.
Il test
I ricercatori di Morningstar hanno incorporato le correlazioni di ciascun fondo e il suo rendimento aggiustato per il rischio in uno schema che permette di verificare la capacità di aggiungere valore a un portafoglio composto solo da obbligazioni e azioni. L’indicatore utilizzato è stato l’indice di Sharpe. I risultati sono stati raggruppati in tre insiemi: i fondi che hanno apportato un miglioramento al portafoglio 60/40 superiore al 10%, tra l’1 e il 10 % e nullo.
Come si può vedere nel grafico qui sotto, nella maggior parte dei casi, le strategie alternative hanno fallito l’obiettivo di aggiungere valore rispetto a un asset allocation tradizionale composta da azioni e obbligazioni. Ad esempio, i fondi Multistrategy sono riusciti a migliorarlo per più del 10% solo in quattro casi su 63; i global macro hanno mancato questo target. Un po’ meglio si sono comportati i comparti Long/short debt e Market neutral.
Qualche precisazione per concludere
I risultati sono in linea con quelli ottenuti negli Stati Uniti e necessitano delle stesse precisazioni. Innanzitutto, non considerano i fondi liquidati o fusi in altri; in secondo luogo andrebbero verificati su un intero ciclo di mercato, ma essendo prodotti relativamente giovani non è ancora possibile. Sicuramente possono aiutare a riflettere sul giusto posto dei fondi alternativi in portafoglio, anche in considerazione del fatto che hanno ricevuto flussi di capitali significativi negli ultimi anni.
Di Sara Silano

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