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venerdì 5 ottobre 2018

Bond oggi: quattro Treasuries per investire sulle loro anomalie


Una vera passione per il Treasury Usa anche da parte degli investitori italiani, che in una fase di incertezza su altri fronti puntano alle irregolarità dei titoli di Stato d’oltre Oceano. Fanno bene? In una prospettiva di medio termine sì, anche perché la rapidità dei movimenti dei rendimenti potrebbe portare a una certa volatilità già nel breve termine.
Cosa accade? Che la curva dei titoli di Stato d’oltre Oceano assume un’impostazione sempre più piatta. Solo nell’ultimo mese il due anni è passato dal 2,64 al 2,87% contro l’1,50% di un anno fa, mentre il dieci anni è salito dal 2,88 al 3,19% contro il 2,36% di dodici mesi fa.

Nel primo caso in trenta giorni il progresso è risultato dell’8,7% contro il 10,7% del secondo. Lo spread fra i due valori appare singolarmente marginale e lascia intendere possibili evoluzioni dei mercati finanziari nel corso del 2019, discorso ampio e che non è il caso di approfondire in questa sede.
C’è invece da capire cosa conviene fare da un punto di vista puramente operativo.

Il biennale è una sicurezza!

Con un rendimento al 2,87% l’“appeal” del 2 anni Usa è evidente, sebbene ci sia la variabile cambio. I mercati in questa fase puntano a un dollaro in rafforzamento e scommettono quindi su un yield più che attrattivo, abbinato a un possibile recupero della valuta.

Si proteggono tuttavia con un conto in divisa, imprescindibile in un quadro così evolutivo. Fra i tanti T Notes, quotati sui mercati regolamentati in Italia, segnaliamo per esempio:
  • l’1,375% scadenza 29/2/2020 (Isin US912828J504) quota sui 98 e garantisce un rendimento lordo del 2,85%, con “duration” 1,39 e quindi scarsi margini di ribassi delle quotazioni in presenza di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed.
  • allungando di poco la vita residua e passando a un 30/6/2021 con cedola 1,125% (Isin US912828S273), che quota 95,6 $, si ottiene invece un 2,82% in presenza di una “duration” di 2,70.
Naturalmente il valore di yield dipende molto dal prezzo effettivo di acquisto, che varia non poco di giorno in giorno, anzi quasi di ora in ora.

Nel caso del 2020 la volatilità tocca infatti il 9,4% e nel secondo il 12,2%, valori elevati e riscontrabili di solito su scadenze più estese. 

La sfida dei lunghissimi

L’anomalia della curva porta alla situazione più esasperata dei trentennali, il cui yield si attesta al 3,35%, con un margine rispetto al biennale del 16,7%, molto contenuto se si considera che in termini di vita residua si ha a che fare con un 1500% in più, dato tecnicamente improponibile ma di sicuro impatto.

In questo caso il motivo di interesse sta nella forte caduta delle quotazioni, inevitabile anomalia di una situazione complessa. Quanto potrà durare un così forte appiattimento della parte lunga ed extra lunga dei Treasuries? Se lo chiedono in molti, che puntano su un rimbalzo di medio periodo.
Due titoli adatti a tale scopo sono i seguenti:
  • 2,5% scadenza 15/2/2045 (Isin US912810RK60). Ieri ha chiuso a 85 $ con un calo del 2,07%, un yield lordo del 3,37% e una “duration” di 18,6.
  • 3% scadenza 15/5/2045 (Isin US912810RM27), che quota sui 94,3 $, a yield 3,33% e “duration” 18,2.
La situazione del primo è la più anomala se si considera che nel luglio 2016 prezzava oltre 107 $.

In presenza di una minima incertezza sulla politica futura della Fed potrebbe riservare quindi reazioni favorevoli per chi ci avesse puntato oggi. 
Fonte: News Trend Online

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