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lunedì 1 ottobre 2018

Bond oggi: fra Btp e Us Treasury testa a testa senza fine


E’ da mesi che il raffronto a distanza fra Treasury Usa e Btp porta a una volata continua, in cui talvolta è il primo a prevalere e talvolta il secondo. La rincorsa degli ultimi giorni, dettata da motivi nettamente diversi, ha visto di nuovo il nostro decennale tornare in testa ma di poco.
In realtà – se si considera lo yield netto, ovvero depurato dall’inflazione – la situazione si dimostra più a netto favore del Btp, che soprattutto sulla parte lunga della curva garantisce rendimenti superiori.

La verità sta qui

Il vero confronto deve avvenire infatti in termini di prestazioni reali.

Partiamo dal Btp, osservando che l’ultimo dato dell’inflazione italiana, relativo a settembre, ha evidenziato un 1,5% su base annua, leggermente in calo rispetto ad agosto. Dato il rendimento del decennale, riferito a venerdì in chiusura, al 3,14% e del trentennale al 3,72%, si ottengono valori depurati dall’aumento del costo della vita rispettivamente dell’1,64% e del 2,22%, entrambi di tutto rispetto, seppur determinati dal contingente quadro politico/economico del Paese.

Oltre Oceano invece? L’ultimo riferimento relativo ad agosto attesta l’inflazione sul 2,7% contro un yield del decennale al 3,06% e del trentennale al 3,20%: il netto quindi si riduce nel primo caso allo 0,36% e nel secondo allo 0,50%. Per l’investitore italiano, innestando poi la variabile dollaro, è evidente che il confronto si trasforma da un testa a testa in un netto prevalere dei titoli di Stato di casa nostra.
Un maggiore margine puro dell’1,28% per il decennale e dell’1,72% per il trentennale non è infatti poca cosa, visto soprattutto il quadro generale dei governativi occidentali.

E poi c’è il rischio tassi

Esaminando la situazione in prospettiva, ovvero di fronte a una politica monetaria in evoluzione, è pur vero che lo “yankee” è quasi alla fine del rialzo dei tassi (quanti ancora? Al massimo tre, con qualche incertezza per i due previsti nel 2019), mentre il Btp si troverà ad affrontare l’indecisione delle scelte della Bce, che dovrà essere comunque prudente rispetto a una situazione economica dell’eurozona destinata a restare fragile.

Ne consegue che collocarsi sugli Us Treasuries potrebbe comportare rialzi delle quotazioni in presenza di opzioni Fed meno restrittive. Per esempio il 5,25% scadenza 2028 (Isin US912810FF04) quota oggi 119,3 Usd, con yield 3,06%, ma solo a metà agosto si muoveva sui 121,5 Usd, contro i 143 dell’estate 2016.
Visto in questa prospettiva il titolo Usa ha potenzialità di riservare buone aspettative nel medio termine, specialmente nel momento in cui scoppiasse la bolla azionaria di Wall Street. 

Future in parallelo

Il raffronto deve tenere conto anche di un’analisi tecnica dei rispettivi derivati, che vivono due situazioni differenti.

Il Btp long term vive ancora nell’Olimpo, malgrado tutte le vicende degli ultimi mesi e il calo dello scorso venerdì nero: dai massimi quasi a 136 di inizio maggio è sceso sui 124, con un trend ormai abbastanza bene identificabile, perché inserito da giugno in un trading range con massimi a 127,5 e minimi a 120.
Il 10 years TNotes è invece da oltre un anno immesso in un risoluto canale ribassista, testimoniato dalla costanza di “downside” della media mobile a 200 sedute. Giunto sul supporto dei 118,5, si troverà a combattere ora una dura battaglia se continuare la sua corsa all’ingiù.

Il che equivale a dire: il rendimento salirà ancora e supererà il 3,1%? Chi avesse la risposta ce lo faccia sapere, perché il mercato in generale finora non è stato capace di dimostrarsi concorde sulle possibili opzioni future. Ogni analista o gestore ha infatti la sua opinione e quasi nessuna corrisponde. 
Fonte: News Trend Online

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