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giovedì 11 ottobre 2018

Bond oggi: bancari Tier 2 e “fix float” negli inferi. Che fare?


Situazione quasi paradossale per le obbligazioni bancarie italiane, che fino a maggio salivano trattandosi soprattutto di tassi variabili in euro, su cui il mercato scommetteva in previsione di futuri rialzi dei tassi Bce. Poi è iniziata un po’ di debolezza, trasformatasi in crollo delle quotazioni con il manifestarsi di dubbi sulla sostenibilità del debito italiano.
L’effetto depressivo sta interessando soprattutto i subordinati Tier 2 e la categoria “fix to float”, cioè dei tassi misti, prima fisso e poi variabile. Nel primo caso le incertezze riguardano il fatto che, in presenza di insolvenza della banca e quindi di liquidazione dell’emittente, capitale e interessi residui sarebbero rimborsati solo dopo i crediti ordinari e quindi i bond “senior”.

Il rischio reale nella fase attuale è assolutamente marginale per banche soggette a continue verifiche di solidità da parte della Bce ma il mercato sembra non volerlo vedere. Nel secondo caso – ovvero per i tassi misti – il fattore di incertezza deriva soprattutto da rendimenti in corso bassissimi ma anche dalla presenza di “cap” (tetti) nel pagamento degli interessi per la parte a tasso variabile.
Tutto questo nasconde in realtà la sfiducia sul settore, ancor più evidente in campo azionario, effetto della classica fase di isteria collettiva sull’affidabilità del Paese. Chi sta sui mercati ha già visto più volte simili trend ribassisti e li vive con un certo distacco ma chi sia neo investitore li collauda certamente male.

Occasioni o no?

La caduta delle quotazioni risulta in alcuni casi quasi esasperata e porta a chiedersi se si stiano determinando occasioni di “buy” per le banche maggiori e quindi più solide.

Lo sono, a condizione di selezionare appunto l’emittente, poiché sui mercati regolamentati sono presenti altresì bond di istituti di credito minori, sui quali le tensioni italiane potrebbero causare maggiori problemi, anche perché non soggetti a continue verifiche da parte del controllore europeo.
C’è chi ritiene poi che l’intero sistema bancario nazionale abbia subito un impatto depressivo dall’introduzione di Target 2, sistema centralizzato di gestione e compensazione dei pagamenti in euro, i cui effetti si accentuerebbero nel caso italiano in modo negativo, agevolando il trasferimento di attivi verso Paesi più solidi, con una perdita di competitività evidenziata proprio dalla debolezza degli asset riferiti ai nostri istituti.

I problemi sono quindi complessi e articolati ma la conseguenza è unica: quotazioni in ribasso per i bond bancari.

Tre esempi significativi

Nella vasta selezione di titoli di tale tipo ne segnaliamo tre in cui il rapporto rischio/rendimento appare più interessante, dato il forte calo dei prezzi.
  • Il Banco Bpm – “fix to float” con cap 29ge21 (Isin IT0005158677) è sceso sui 93,6 euro, mantenendo però un’ottima liquidità, confermata da uno spread medio denaro/lettera di circa 10 pb.

    Si tratta di un senior con una marginalissima cedola in corso (0,08%) ma con un rendimento a scadenza del 3,06%, comportandosi ormai quasi come uno zero coupon, data la quotazione in corso di 93,4 euro.
  • L’Intesa Sanpaolo-Tv Sub Tier 2 30gn22 (Isin IT0005118838) è considerato uno dei più solidi Tier 2 bancari italiani ma – in coincidenza di cali sul fronte Btp – ne risente fortemente: ieri ha chiuso a 97,56 contro un massimo dell’anno a 105,33.

    La cedola in corso è del 2,04%, con yield del 2,6% e una buona liquidità (spread medio fra i 30 e i 40 pb).
  • Infine l’Unicredit Tv Call Sub Tier 2 03mg25 (Isin IT0005087116) è tornato molto indietro, toccando i 94 euro contro un massimo nell’anno a 103,4: quasi dieci punti in meno sono davvero eccessivi di fronte a una cedola del 2,43% e uno yield al 3,5%.
    La liquidità resta comunque ottima.
Il mercato esagera? No! Attraversa la sua fase di “sell” a tutto tondo per poi magari tornare a massicci acquisti, soprattutto per i Tier 2. Sono fasi e vanno accettate come tali.
Fonte: News Trend Online

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