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martedì 23 ottobre 2018

Bancari ancora giù. CS taglia tp, stime e anche qualche rating


A Piazza Affari anche la seduta odierna non ha riservato nulla di buono per i titoli del settore bancario che dopo un avvio molto promettente, hanno deluso in maniera pesante. I protagonisti del comparto infatti nelle battute iniziali hanno dato vita ad un rimbalzo deciso, salvo poi muoversi a passo di gambero e invertire la rottura, con una chiusura in netto calo.
Bper Banca e Banco BPM sono scesi rispettivamente del 3,65% e del 3,12%, seguito da Ubi banca e Unicredit che hanno registrato una flessione del 2,18% e dell'1,93%. A poca distanza si è posizionato Mediobanca con un calo dell'1,8%, mentre si è difeso meglio Intesa Sanpaolo che ha limitato le perdite a poco meno di un punto percentuale.


I bancari non hanno beneficiato del ribasso odierno dello spread BTP-Bund che, pur allontanandosi dai minimi intraday, ha registrato una flessione di circa il 6%, fermandosi a 302,5 punti base.  
Non è stato certo di aiuto per il settore bancario il report diffuso oggi da Credit Suisse, a distanza di poco più di 10 giorni da un'altra analisi nella quale la banca elvetica aveva messo in guardia dal rischio di nuovi aumenti di capitale per gli istituti di credito del Belpaese, qualora lo spread BTP-Bund dovesse salire oltre la soglia dei 400 punti base.


Nella nota presentata oggi gli analisti hanno tenuto conto non solo del downgrade del rating italiano da parte di Moody's, ma anche della bocciatura in arrivo entro fine mese da parte di S&P. Nelle valutazioni sui bancari è stata inoltre considerata la bozza di bilancio presentata dal Governo la scorsa settimana, ma anche le crescenti tensioni tra l'Italia e l'Europa.

Credit Suisse si aspetta che la volatilità dello spread sia destinata a proseguire in un quadro di scontro tra Roma e Bruxelles, anche in vista delle elezioni europee che si terranno a maggio del prossimo anno. 
Gli analisti ora sono più negativi sul comparto bancario italiano malgrado il recente de-rating, segnalando che i titoli bancari oggi scambiano a 0,57 volte il rapporto price to book value.


Questo fa sì che i protagonisti del settore siano a considerati a prima vista a buon prezzo, ma Cedit Suisse segnala che si tratta di un livello molto alto rispetto alla crisi precedente del 2011-2012, quando il ratio era di 0,5 fino a 0,4 volte il price book value. 
A ciò si aggiunga che le attuali valutazioni dei bancari sono più alte di quelle della crisi del 2016 quando a dominare la scena era la paura di un'uscita dell'Italia dall'euro.

Gli analisti di Credit Suisse hanno così deciso di tagliare in media le previsioni sui ricavi core dei bancari del 2,7% per quest'anno, del 5,3% per il prossimo e del 5,2% per il 2020. Inoltre è stato alzato di 100 punti base il costo dell'equity, con conseguente riduzione del del Cet 1 ratio, ossia del coefficiente di solidità patrimoniale, di 12 punti base per il 2019.


La banca elvetica ha così messo mano alle stime e ai giudizi dei bancari di Piazza Affari, a partire da Unicredit, il cui rating è stato confermato a "neutral", con un prezzo obiettivo ridotto però da 15,9 a 14,2 euro. Questa mossa segue un taglio delle stime sull'utile per azione in media del 3,6% con riferimento ai prossimi due anni.

Sonora bocciatura per Intesa Sanpaolo, con una raccomandazione che passa da "outperform" a "neutral" e un target price tagliato da 2,9 a 2,3 euro. Il downgrade è da ricondurre al fatto che secondo gli analisti la maggiore volatilità del mercato riduce la visibilità sulla performance dell'asset management, ma Credit Suisse segnala anche attese più contenute sul dividendo post 2018.   

Un'altra bocciatura è stata riservata a Banco BPM, con un cambio di strategia da "neutral" ad "underperform", a fronte di un fair value che passa da 2,5 a 1,7 euro.

La view negativa sul titolo viene spiegata dagli analisti in considerazione del fatto che la pressione a livello sovrano riduce la flessibilità di capitale del gruppo, con un maggior rischio di esecuzione del piano di derisking.

Meno severo il giudizio su Ubi Banca, con la conferma di un rating "neutral" che perp non ha impedito una revisione della valutazione da 3,8 a 3,3 euro.
Gli analisti hanno messo mano alle stime sull'utile per azione che scendono in media del 3,8% con riferimento al periodo 2018-2020, a causa di maggiori costi della provvista di minori commissioni di asset management e di un più elevato costo del rischio. 

La stessa raccomandazione "neutral" viene ribadita per Bper Banca, con un prezzo obiettivo tagliato da 4,8 a 4,1 euro, anche in questo caso a causa di una revisione delle stime sull'eps, abbassate in media del 5,5% per il triennio 2018-2020, al fine di riflettere uno scenario macro più cauto.



Infine, al di fuori del Ftse Mib è bearish la strategia su Banca Monte Paschi, coperto con un rating "underperform" e un target price sforbiciato da 2,2 a 1,65 euro. Anche nel caso della banca senese gli analisti di Credit Suisse hanno tagliato le stime sull'utile per azione, con una riduzione in media dell'8,5% per il periodo 2018-2020, segnalando che l'incertezza politica contribuisce ad offuscare penalizzare i miglioramenti registrati da Banca Monte Paschi.
Fonte: News Trend Online

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