-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

lunedì 3 settembre 2018

Valute Emergenti: due crisi in agosto


Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che il mese di agosto ha vissuto l’esplosione in contemporanea di due gravi crisi che hanno colpito il mercato delle valute emergenti: la prima in Argentina dove il Peso è crollato in poche ore di quasi il 15% e la seconda in Turchia dove la lira accelera al ribasso, dopo aver già ceduto un terzo del suo valore nell’ultimo mese.
Sulla loro scia si indeboliscono altre due valute che presentano i maggiori squilibri finanziari nei conti verso l’estero, il rand sudafricano ed il real brasiliano. La debolezza tuttavia ha colpito l’intero comparto come evidenziato dall’indice globale che monitora l’attività di carry trade sulle valute emergenti, in calo di oltre il 6% nel mese di agosto.
Tornando all’Argentina, il peso (già in notevole calo da inizio anno) è scivolato sulla notizia a sorpresa della richiesta da parte del governo al FMI di anticipare l’esborso del prestito da 50 mld di USD accordato al paese lo scorso maggio.

In realtà la speranza era quella di non dover mai fare riscorso a quei fondi, contando sulla ripresa dell’economia che nei fatti non è mai decollata. Il timore dell’arrivo del FMI e di nuove ricette fiscali ha messo apprensione a investitori e risparmiatori che hanno cominciato ad accumulare valuta estera (USD) considerata bene rifugio in queste fasi.
Il tonfo del peso ha costretto la Banca Centrale dell’Argentina ad un drammatico rialzo del costo del denaro, portato dal 45% al 60%.
La lira turca invece è finita nuovamente sotto pressione su indiscrezioni di stampa secondo cui il vicegovernatore della banca centrale del paese Erkan Kilimci intende rassegnare le dimissioni.

La banca centrale è già sotto pressione da tempo a seguito della rielezione del presidente Erdogan a giugno, che spinge la BC a perseguire politiche monetarie non ortodosse (assai sgradite ai mercati), come tagliare o quantomeno tenere fermi i tassi di interesse in un contesto inflattivo in rapido aumento, pur di sostenere l’espansione economica del paese.

Azionario: la resilienza del mercato USA

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che mentre alcune aree del mercato rimangono estremamente fragili e vulnerabili (asset emergenti, azionario europeo ed in particolare Italia) colpisce la resilienza della borsa americana che continua a far registrare nuovi massimi assoluti.
L’azionario europeo mostra una certa debolezza con epicentro in Italia: i driver della sottoperformance europea sono da ricercarsi in due settori particolarmente colpiti in questi giorni, ovvero il settore bancario e quello delle telecomunicazioni.
Il primo è stato oggetto di vendite a causa dei timori legati all’esposizione di alcune banche italiane e spagnole (Unicredit, BNP Paribas e BBVA per citarne alcune) ad asset turchi; le banche italiane poi hanno pagato un ulteriore dazio dovuto alle tensioni sullo spread della carta governativa italiana di cui parleremo più avanti.
Il secondo invece è risultato uno dei peggiori settori sia per rinnovati timori sull’indebolimento e contrazioni dei margini sia nuovamente per l’esposizione di alcuni operatori verso i paesi emergenti (Telecom Italia e Telefonica ne sono un esempio).
Il fatto di trovarci a fine mese potrebbe portare vendite di dollari con l’azionario americano ai massimi (gli investitori globali devono aggiustare le coperture valutarie, incrementandole vendendo USD, all’aumentare della capitalizzazione nei portafogli).

Un dollaro più debole è probabilmente la principale variabile in grado di disinnescare o almeno moderare la spirale negativa sugli asset periferici.

Tensione sul debito italiano

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che spesso le fasi di maggior volatilità sul mercato dei titoli di Stato Italiani si sono avute in concomitanza dell’acuirsi delle tensioni sui mercati emergenti e questo periodo non è stato certo un’eccezione.
Oltre alle continue preoccupazioni sugli impatti che le misure previste dal governo potrebbero avere sui conti pubblici e sul debito (un’analisi di Fitch evidenzia che le misure senza correttivi genererebbero un deficit di 75 mld di euro, pari a circa il 4% del PIL), all’evidente allargamento dello spread (situatosi in area 285 basis point) ha contribuito uno studio di Moody’s secondo cui le banche italiane dovranno restituire 250 mld di euro fra giugno 2020 e marzo 2021 per la scadenza dei fondi TLTRO (finanziamenti a basso costo da parte della BCE).

Questo fattore impatterà sulla già debole redditività del settore bancario italiano, in quanto comporterà un aumento dei costi di funding dovendo sostituire quella fonte di finanziamento con altre a maggior costo.
Queste operazioni saranno infine destinate a fornire un minor supporto ai titoli di stato, in una fase che sarà caratterizzata dal progressivo ritiro delle misure di stimolo monetario da parte della stessa BCE.
L’allargamento dello spread a 10Y (aiutato anche dal calo dei rendimenti del Bund all’interno di un generalizzato movimento di risk-off) è stato accompagnato da un appiattimento della curva con i rendimenti a breve scadenza (il 2Y in area 1.35%!) a salire più di quelli a medio/lungo termine, secondo una consuetudine tipica delle fasi di tensione e aumento dei premi al rischio sul debito di un emittente.
Non aiuta in questa fase neppure l’incombere del giudizio sul merito di credito del paese atteso nei prossimi giorni da parte delle agenzie di rating.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.