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martedì 25 settembre 2018

Un rischio sottovalutato dai mercati


Guerra commerciale, elezioni di medio termine, aumenti tassi da parte della Fed, problemi politici in Europa; il mercato continua a guardare con sospetto a cosa potrebbe arrivare da una di queste direzioni.

Il rischio sottovalutato 

Tra questi anche Ed Clissold di Ned Davis Research secondo cui le questioni internazionali sebbene abbiano il forte potere di riuscire ad impattare anche sulle vicende interne di una nazione florida e salda, questa volta saranno meno pericolose delle questioni interne.

Un paradosso? Non proprio: da inizio anno infatti, le condizioni del lavoro sono notevolmente aumentate anche sul fronte dei salari e questo ha portato ad un Pil reale al 4,2%, livello più alto dal terzo trimestre del 2014. Da qui le possibili preoccupazioni del numero uno della Fed, Jerome Powell su una possibile accelerazione incontrollata dell'economia.
Il rischio derivante, qualora si lasciasse troppo correre, sarebbe quello di un aumento dell'inflazione talmente esacerbato da costringere l'istituto centrale ad interventi estremi. Lo ricorda anche  Bob Doll chief equity strategist presso Nuveen Asset Management che non esita a dichiarare 
"L'economia sta andando molto bene, e sono preoccupato che potremmo arrivare al punto in cui la preoccupazione maggiore sarà più sul surriscaldamento dell'economia che su una possibile recessione"
Il quadro statunitense appare ancora più rilevante in un mondo in cui i mercati emergenti non solo ricoprono una larga fetta dell'economia globale ma proprio per questo rappresentano un grosso rischio in caso di difficoltà come quelle che stanno attraversando in questo periodo: un dollaro troppo pesante porterebbe problemi per tutte quelle nazioni che, nel recente passato, complici le misure di accomodamento monetario messe in atto dalla stessa Fed per riuscire ad uscire dalla crisi del 2008, hanno spinto molte nazioni degli Emergenti ad indebitarsi in dollari.

E ancora. Da un lato la possibile escalation di una guerra commerciale tra Usa e Cina che rallenterebbe i flussi commerciali, dall'altro, invece, l'aumento seppur graduale, dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, aumento che, con il suo effetto domino, dovrebbe trascinare con sé anche il resto delle banche centrali.

Le attese per la Fed

Le prime avvisaglie si avranno già domani con la comunicazione delle decisioni da parte del board della banca centrale Usa in rapporto alla prossima stretta sul costo del dollaro: le previsioni danno per scontato un aumento di 25 punti base dall'attuale range di 1,75%-2%.

Eppure, secondo Ed Clissold, si tratta di un rischio che è ampiamente sottovalutato a Wall Street. A questo si aggiunga il fatto che, da un punto di vista della stagionalità, siamo sicuramente nel periodo più debole dell'anno, il che potrebbe suggerire una forte volatilità nelle prossime sedute.
Per questo motivo Clissold, il cui target di fine anno sull'S&P500 è di 2.900 punti, vede un pullback del 5-10% entro tempi brevi, sebbene si aspetti anche che possano riprendersi in fretta, già nel quarto trimestre.
Un elemento da considerare con la massima attenzione dal momento che il mercato Usa ha un'economia fortemente orientata sul mercato interno, come dimostra anche il fato che i ¾ del Pil Usa proviene dai consumi, il che fa pensare che un'eventuale problematica per i mercati potrebbe provenire più facilmente dai confini nazionali che non da quelli esteri, come solitamente assodato.

Il ciclo delle elezioni

Non certo l'inizio di un mercato orso dal momento che il momento più forte del ciclo quadriennale (quello riguardante la carica di un presidente), seocndole proiezioni di va proprio dal superamento delle elezioni di medio termine fino all'anno pre-elettorale.

Per lo meno a grandi linee: infatti non essendoci certezze assolute, l'analista ricorda anche che la seconda metà degli anni pre-elettorali comportava maggiori probabilità di recessioni più profonde, probabilità che aumentano se si guarda alla politica di aumento dei tassi di interesse e ad un possibile rallentamento della crescita economica internazionale.
Fonte: News Trend Online

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