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lunedì 17 settembre 2018

So’ ragazzi…

 
La forza mostrata dall’economia reale USA anche nel terzo trimestre del 2018, che si avvia verso la fase finale, ha spazzato via quasi ogni incertezza emersa nelle prime sedute di settembre. La settimana trascorsa è infatti stata caratterizzata da un filotto positivo di 5 sedute per l’indice SP500, che ha praticamente ripercorso al rialzo quasi tutta la strada persa in precedenza da 6 sedute negative consecutive.
Il principale indice USA, dopo il faticoso recupero della correzione di febbraio-marzo, completato a fine agosto, dopo 5 mesi, con l’ennesimo record assoluto, ha sentito la necessità di rifiatare ad inizio settembre, attuando un pullback sui livelli infranti dal rally di fine agosto. Dopo una misurata correzione di 6 sedute, ha potuto riprendere il cammino rialzista e si è ormai riportato a soli 11 punti dal massimo storico del 29 agosto, con tutta l’intenzione di migliorare il suo recente record già nei prossimi giorni.
L’azionario USA è spinto all’ottimismo da trimestrali in miglioramento a doppia cifra, grazie agli sconti fiscali di Trump, e da dati economici molto forti, che nelle ultime settimane riportano quasi sempre indicatori al di sopra delle stime degli analisti e lasciano pensare ad un probabile bis nel terzo trimestre dei risultati eclatanti di crescita economica ottenuti nel secondo (+4,2% annualizzato). Questa solidità di fondo riesce a rendere innocue le perturbazioni provocate dagli interventi scomposti e spesso difficilmente comprensibili che caratterizzano la politica di Trump.
Per avere un’idea della schizofrenia comunicativa che subiscono i mercati si pensi che nel breve volgere di poche ore le anticipazioni delle agenzie di stampa e dei media specializzati in ambito finanziario  hanno accreditato dapprima la ripresa delle trattative tra le delegazioni USA e cinese per evitare i dazi su 200 miliardi di prodotti importati dalla Cina, poi l’intenzione di Trump di annunciare ufficialmente questi dazi entro oggi o domani, “per mettere pressione ai cinesi”. Infine l’ipotesi che i dazi vengano annunciati, ma con aliquote minori del 25% ipotizzato in precedenza, per evitare che la ormai vicina campagna degli acquisti natalizi dei gadget cinesi, che tanto piacciono agli americani, venga troppo disturbata dagli aumenti di prezzo. E magari quando verrà letto questo commento potrebbe esserci qualche altro rumor che smentisce tutto.
Oltre alle battaglie politiche a base di fake news stiamo assistendo anche alla battaglia finanziaria  a colpi di fake rumor.
E’ evidente che i mercati sentono queste anticipazioni ed assumono comportamenti anch’essi schizofrenici, che però durano il tempo necessario per creare un po’ di oscillazioni intraday o gap di inizio seduta generalmente ricoperti nel breve volgere di qualche mezz’ora.
La settimana positiva americana ha contribuito a tranquillizzare un po’ il clima sui mercati emergenti, dove alcune banche centrali sono intervenute con rialzi dei tassi in difesa delle proprie monete, sballottate dalla forza del dollaro e dalla fuga di capitali verso i Treasury Bond americani, che rendono ormai il 2,74% sulla scadenza biennale ed il 3% su quella decennale. Clamorose, poiché inattese, sono state la decisione della Banca di Turchia, che ha portato i tassi al 24% ribellandosi al divieto di  Erdogan, e della Banca Centrale Russa, che ha fatto un piccolo ritocco, al 7,5%, ma che è il primo dal 2014.
Anche le borse europee hanno approfittato del ritorno dell’ottimismo sull’azionario ed hanno messo a segno un recupero, che ha consentito all’indice globale dell’eurozona Eurostoxx50 (+1,56% settimanale) di allontanarsi dall’orlo del baratro posizionato a 3.260. Il rimbalzo ha recuperato solo poco più della metà del forte calo subito in quella precedente, ma il dato positivo è stata la tenuta del supporto e la successiva reazione, che riaccende qualche speranza di rivedere almeno un po’ del vigore mostrato in aprile e maggio scorsi e poi abbandonato quando le bizze del governo italiano hanno riportato il nostro paese nell’occhio del ciclone speculativo.
A guardare il grafico settimanale del nostro Ftse-Mib si vede l’ultima candela settimanale positiva e speranzosa. Ma se si disaggrega l’andamento a libello di barre giornaliere, constatiamo che il ritorno di forza e speranza di recupero si è visto praticamente solo lunedì scorso, quando il nostro indice è spiccato impetuosamente al rialzo per scontare la performance a Cernobbio di Salvini in giacca e cravatta, che ha recitato davanti all’elite imprenditoriale e finanziaria del nostro paese, e sotto gli occhi del mondo, la parte dello studente volonteroso ed ubbidiente, pronto a fare tutti i compiti assegnati dalla Commissione Europea. Ma nei giorni seguenti, tolta la giacca e riprese le sue tipiche magliette con le scritte più varie da campagna elettorale, è ricominciato l’assalto a Tria per ottenere sforamenti di bilancio necessari a elargire almeno in parte le promesse elettorali, in particolare la ristrutturazione della Fornero (speriamo solo della riforma e non della professoressa) attraverso la quota 100 applicata dai 62 anni in su. E’ poi ripartito anche l’assalto ai migranti ed ai tedeschi, che tanta fortuna mediatica gli ha portato finora. , rinnegando l’accordo per il rientro di quelli passati in Germania illegalmente dai nostri confini, che aveva concordato con il ministro degli interni tedesco Seehofer.
E siccome Di Maio deve stare al passo dei like di Salvini su Facebook (NasdaqGS: FB - notizie) , anche i 5 Stelle hanno cominciato a pressare Tria per avere una dote intorno ai 10 miliardi da usare per il reddito di cittadinanza.
Emerge sempre più l’incompatibilità tra i due alleati di governo ed il ruolo scomodo di Tria, che assomiglia ad un genitore pieno di debiti con le finanziarie, che già fatica a portare a casa la pagnotta quotidiana, e che si ritrova ogni sera i due figlioli adolescenti che pretendono per Natale uno l’iPhone nuovo e l’altro la Play Station.
Comunque lo spread si è ridotto rispetto ai massimi di agosto e sembra stabilizzarsi intorno al 240 punti in attesa di capire Babbo Natale Tria che cosa porterà ai ragazzi. Il Ftse-Mib dopo la sparata di lunedì si è fermato in laterale ed ora deve superare un ostacolo (quota 21.020) che lo ha arrestato sia martedì che giovedì e che oggi viene rafforzato dal passaggio proprio lì della trendline discendente che unisce i massimi di maggio e di agosto.
Intanto cedo una situazione politica in evoluzione, dopo il vertice di potere tenutosi ieri sera ad Arcore tra Salvini e Berlusconi. Il vecchio caimano deve aver capito che per Forza Italia non c’è più nulla da fare e sta negoziando una uscita di scena onorevole, pensando solamente, come sempre, a quel che ha di più caro, cioè le sue proprietà. Salvini vede la possibilità di fare cappotto e mangiarsi in un sol boccone tutto il centro-destra, per presentarsi leader indiscusso ad incassare la popolarità mediatica ed ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, mandando a quel paese i 5 Stelle.
L’unico dubbio che lo attanaglia pare sia se farlo subito oppure attendere le elezioni europee. Per ora sembrerebbe intenzionato ad attendere l’estate del 2019 prima di scassare l’attuale maggioranza, in modo da capitalizzare anche il successo che a maggio arriverà, secondo lui, dalle europee.
Tuttavia gli umori popolari oggi mutano in fretta e non so se questa sia per lui la soluzione migliore. 
Ricordo un tale che cedette alle intenzioni di Mattarella ed accettò di sostenere il governo Gentiloni, rinunciando a capitalizzare subito il quasi 40% dei voti che gli venivano attribuiti dai sondaggi. Si ritrovò due anni dopo il partito dimezzato in Parlamento. Ora fa il semplice senatore ed è tornato a vivere a Firenze.

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