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martedì 11 settembre 2018

Petrolio: barile a quota 100 tra non molto


Il petrolio potrebbe tornare nuovamente oltre i 100 dollari al barile. Un'eventualità che potrebbe verificarsi qualora le sanzioni statunitensi sul petrolio, previste per novembre, dovessero finire per tagliare completamente la fornitura iraniana di petrolio.

La  view degli analisti

E se finora i prezzi del greggio non hanno visto un'impennata, è solo per via degli attriti tra Usa e Cina, attriti che rallentano la crescita internazionale, limitando quindi la richiesta di energia.

Questa l'opinione di Fereidun Fesharaki, fondatore e presidente della società di consulenza FACTS Global Energy.
I futures del petrolio oscillano trai 68 dollari al barile del West Texas Intermediate Usa, e i 78 del Brent, livello che resterebbe tale, secondo Fesharaki, qualora non ci fosse il pericolo concreto delle sanzioni.
Tutto ebbe inizio con la decisione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirarsi dall'accordo internazionale di controllo sul nucleare iraniano, a suo tempo firmato da Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania nel 2015, e di fissare al 4 novembre il termine ultimo per le aziende di tagliare i loro ponti commerciali con la repubblica islamica.

Difficile sostituire

L'Iran è attualmente uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo.

Tagliare completamente le forniture iraniane spingerebbe i prezzi del petrolio oltre i $ 100 al barile perché altri grandi produttori non potrebbero facilmente riempire il vuoto, e tutte le nazioni dovrebbero correre ai ripari per trovare nuove fonti di approvvigionamento. Il tutto sottolineato dal fatto che né l'Opec, né la Russia, l'altro grande produttore di petrolio, non hanno risorse inutilizzate per poter implementare le carenze.
Una mossa che, paradossalmente, andrebbe anche contro la stessa volontà del presidente visto che a luglio l'inquilino della Casa Bianca si era lamentato del fatto che i prezzi sugli energetici erano troppo alti e arrivando addirittura a chiedere all'Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) di tagliare i prezzi.

E se fossero 90?

La settimana scorsa, invece, un'altra proiezione, questa volta di Amrita Sen, capo analista petrolifero di Energy Aspect, sottolineava le potenziali perturbazioni che minacciano alcune capacità produttive di le capacità produttive di alcuni esportatori di petrolio (turbolenze economiche in Venezuela, disordini sociali in Iraq e sanzioni statunitensi contro l'Iran) come potenziali elementi deflagratori che potrebbero portare ad un forte aumento dei prezzi del barile.

Stando alle sue previsioni, infatti, non si sarebbe dovuto escludere un rialzo delle quotazioni a 90 dollari.
La produzione del Venezuela continua a scendere, quella iraniana sta diminuendo, mentre la Russia è al massimo e non può più dare oltre. I tutto questo Iraq, Libia e Nigeria, produttori di primo piano, appaiono adesso come panorami molto instabili, il che significa che in caso di interruzioni da parte di uno qualsiasi degli attori in scena sarà difficile riuscire trovare nuove risorse per sostituire quelle mancanti.
Fonte: News Trend Online

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